Ogni mese arriva puntuale il momento della rivisita, i bambini lo aspettano con l’ansia di chi è certo che la curiosità sarà soddisfatta. Prima la nostra rivista era solo “Giulio coniglio”, da un paio d’anni, visto che ciascuno ha diritto alla propria, si è aggiunta anche quella della Pimpa. Quello che piace ai bambini credo sia innanzitutto l’appuntamento fisso, la routine della novità (sembra un contro senso) e poi le storie in cui immedesimarsi come quelle di Giulio o con cui fantasticare come la surreale Pimpa; i giochi e le varie rubriche che rendono queste due riviste adeguabili a varie fasce d’età. Fin qui tutto bene, credo che sia davvero importante anche per bambini piccoli e ancor di più per ragazzini in crescita poter avere qualcosa che mensilmente, o settimanalmente, parla loro di loro e conceda uno spazio privato, esclusivo.

Anche per le riviste, come per tutto – ormai è una mia fissazione – la qualità è fondamentale; ma come, direte voi saggiamente, ma non ti rilassi nemmeno quando compri una rivista per bambini? No!! Anzi, quando me ne vengono in mano alcune mi innervosisco oltre ogni dire perché mi sembra che il marketing prenda in giro palesemente i bambini che gli si affidano attirati dalle copertine…Ma non è questo che il marketing fa sempre? Sì, certo, è il suo mestiere, però a volte si piega al servizio di qualcosa di qualitativamente valido, in questi casi no.

Prendiamo per esempio il giornalino di Peppa Pig, d’accordo, cavalca la mania degli ultimi due anni ed infatti non c’è bambino che non lo noti, benissimo, poi il cartone non è male, vediamo la rivista! Innanzitutto la copertina credo sia stata programmata per non reggere l’unione con le graffette per più di un’ora dall’acquisto (se i bambini lo maneggiano davvero con cura), il gioco che sempre accompagna ogni pubblicazione (come se non bastasse al bambino l’attrazione del giornalino) di solito si autodistrugge tipo messaggio di James Bond entro la prima ora insieme alla copertina. Fa niente, l’importante è il contenuto…le storie….ma…”mamma, ma questa è la storia del cartone!” e già, però nell’ultima pagina c’è un mini episodio non illustrato nuovo di zecca… incredibile!

Se siamo un po’ più grandicelli invece saremo senz’altro attratti dalle riviste Disney, queste, ad onor del vero ben più materialmente solide della povera Peppa, si dividono drasticamente (salvo Cip e Ciop e Whinnie the pooh per i più piccolini) in quelle per i maschi e quelle per le femmine, e già qui andiamo male…ma perché questa mania di scegliere per i bambini e le bambine che cosa hanno voglia di vedere e leggere? Le principesse da che mondo è mondo piacciono alle bambine, certo, ma quante alternative vengono generalmente date a queste nostre principesse prigioniere dei nostri pregiudizi e delle nostre scelte per conoscere anche altro? D’altra parte se proprio in questi anni si stanno moltiplicando progetti editoriali (la collana “sottosopra” di Giralangolo ad esempio) e case editrici (Settenove innanzitutto) dedicati ad abbattere le differenze di genere un motivo ci sarà! Pare che stiamo proprio tornando in dietro su questo punto… Devo dire che in questa assurdità le riviste per “maschietti” mi paiono un po’ meglio, meno univoche, per loro pirati a go-go ma almeno con qualche presenza femminile, niente da paragonare con il brand delle principesse a cui adesso hanno voluto anche aggiungere cuccioli improbabili altrettanto naif. Ma vi siete accorti anche voi che alle “vecchie” principesse (Cenerentola, Aurora e Belle) hanno rifatto gli occhi per adeguarle al trend corrente? Inutile poi notare che della bellezza, della morale delle storie e dei cartoni originali questo esercito di principesse non conserva niente (nemmeno gli occhi per piangere, appunto), ma qui si va davvero per il sottile, no?