Chira Valentina Segrè e Paolo Domeniconi, Lola e io, Camelozampa, 2012.

Non so se vi è mai capitato di avere a che fare con un cane diffidente perchè impaurito dall’esistenza, dai suoni, dalle persone. Ci mette un bel po’ ad abituarsi alla vita di città e innanzitutto bisogna piano piano, con infinita pazienza rassicurarlo quando per strada si terrorizza per le frenate delle macchine, fare ogni giorno una passeggiata un po’ più lunga, cinque minuti in più, qualche passo più in là fino ad arrivare al parco. Una volta entrati nel parco poi il mondo si apre, gli odori ridanno senso ad una vita terrorizzata e piano piano prendono il sopravvento sulla paura. Piano piano la paura passa e la serenità, a volte persino la felicità può tornare a fare capolino.
Non so se vi è mai capitato di avere a che fare con una persona cieca per un incidente, diffidente perché impaurita dall’esistenza, dai suoni, dalle persone. Ci mette un bel po’ a riabituarsi alla vita di città e innanzitutto bisogna piano piano, con infinita pazienza rassicurarlo quando per strada si terrorizza per le frenate delle macchine, fare ogni giorno una passeggiata un po’ più lunga, cinque minuti in più, qualche passo più in là fino ad arrivare al parco. Una volta entrati nel parco poi il mondo si apre e piano piano prende il sopravvento sulla paura. Piano piano la paura passa e la serenità, a volte persino la felicità può tornare a fare capolino.
Mi è capitato diverse volte di conoscere i primi tra i due protagonisti di questa storia, i cani, mai però una persona cieca ma Stella, così si chiama l’io narrante del titolo, mi assicura che si comportano proprio così. Lei lo sa perché è una cagna guida che per lavoro e per affetto dona i propri occhi a chi non può usare i propri.
Lola e io è un albo illustrato edito tre anni fa da Camelozampa, piccola bella casa editrice che spesso sforna chicche di vario genere, che quest’anno è stato ristampato e che ha ottenuto il riconoscimento di entrare nella selezione di Ibby 2015 per i libri per giovani persone con disabilità. Mica male! 
La bellezza della narrazione di quest’albo è il suo essere per due terzi un flashback scritto in modo tale che fino alla ritorno al tempo presente volutamente Lola sembra essere il cane, con le sue paure e il resto. Invece improvvisamente la cronaca dell’incidente rivoluziona i punti di vista, letteralmente. Gli occhi di Lola diventano quelli del cane che scopriamo all’ultima pagina chiamarsi Stella e quelli di Stella diventano quelli di Lola a cui ridona persino di ascoltare vecchi film sedute sul divano. 
Insomma, l’intero albo, linguaggio narrativo ed iconico insieme, giocano ed insistono sullo scambio di ruoli, ovvero sullo scambio di occhi, di punti di vista, sin dalla copertina in cui un bellissimo cane nero ci guarda fisso negli occhi e una bella ragazza sembra guardare “oltre la siepe che dell’ultimo orizzonte il guardo esclude”.
Mi spiace avervi svelato il “gioco” narrativo dell’albo ma spero di avervi incuriosito a leggerlo, mi raccomando, tenete saldamente il segreto con i vostri bambini, il colpo di scena li sorprenderà così come l’esistenza di una realtà diversa, non “da meno” (diverso non vuol dire meno, lo scrivevo ieri), ma semplicemente diversa.