Sono ormai mesi che si celebra l’anno “carrolliano” dalla twlettertura a saggi di ogni genere a riedizioni e mostre da ogni dove giustamente si rende tributo ad Alice e al suo meraviglioso paese del nonsenso.
Grande occasione per riprendere in mano un classico per scoprirlo la prima volta e riscoprirlo da grandi.

Ma se ci venisse impedito di leggere Alice o qualsiasi altro libro di Carroll?
E se ci chiamassimo Alice e fossimo l’esatta reincarnazione di quella dell’omonimo libro come prenderemmo l’assoluta proibizione di avvicinare il libro adorato?

Beh, probabilmente, come per ogni proibizione e censura che si rispetti avremmo trovato tutti gli stratagemmi possibili ed immaginabili per gabbare il sistema di controllo (ovvero i genitori) proprio come fa l’Alice protagonista di Vietato leggere Lewis Carroll di Diego Arboleda Rodriguez, illustrato da Raul Sagospe e edito con perfetto tempismo in anno carrolliano da Lapis edizioni.

Diego Arboleda Rodriguez, illustrazioni di Raul Sagospe, Vietato leggere Lewis Carroll, Lapis, 2015,

Il romanzo è in realtà un racconto d’epoca: siamo nel 1932 a New York là dove la vera Alice Liddell ispiratrice di Carroll si ritrova all’università Columbia per “rincontrare” il manoscritto originale che Carroll le aveva donato e che lei aveva dovuto vendersi per ristrettezze economiche. Tutto vero, persino l’incontro con il “vero” Peter Pan, ovvero il bambino Peter Davies che era stato d’ispirazione a Barrie per il suo capolavoro (in realtà pare che questo incontro, avvenuto lo stesso 1932 non sia accaduto a New York ma in una libreria di Londra, ma i libri possono permettersi di manipolare la realtà quanto basta per farci sognare); tanto vero che si può immaginare l’eccitazione della piccola Alice, fan sfegatata dell’ottuagenaria Alice Liddell, nello scoprire che proprio lì a due passi da casa sua a New York ci sarà la sua paladina!
Già, però ad Alice questa emozione non viene concessa, sadismo degli adulti, anzi, i genitori le proibiscono in ogni modo di parlare o anche solo di pensare (o almeno così vorrebbero) al libro di Carroll e dunque non le danno la grande notizia dell’incontro alla Columbia, per altro organizzato, ironia della sorte, dall’elefantiaco, anzi trichechesco, padre della bambina.
La paranoia da tabù dei genitori di Alice è tale che cercano una bambinaia ad hoc nel vecchio continente che sia perfetta, ami la lettura, ma che mai e poi mai nomini o faccia anche il minimo riferimento all’Alice del libro altrimenti… “sarà automaticamente licenziata!” Naturalmente la tata in questione, la disastratrice Mademoiselle Chignon, si rivelerà all’altezza della bambina e non certo dei suoi genitori e… non vi svelo il seguito. Una serie di fortunosi eventi tuttavia porteranno finalmente la piccola Alice di fronte all’anziana signora che un tempo fu regina del paese delle meraviglie.
E’ a questo punto si ha la pagina forse più intensa del romanzo, un guizzo tra presente e passato, tra meraviglia e realtà, uno scambio di sguardi e la bambina riuscirà a scorgere negli occhi della anziana signora niente di meno che il Coniglio Bianco, simbolo per eccellenza del paese delle meraviglie e del Tempo! L’unico personaggio che la piccola Alice, non riesce a visualizzare nelle sue trans da paese delle meraviglie; nel suo piccolo mondo interiore c’è tutto e ci sono tutti i personaggi dei libri di Carroll ma lui, il Coniglio Bianco, proprio non riesce a vederlo, povera bambina!

La storia è intarsiata con descrizioni di personaggi e situazioni al limite della meraviglia, piccoli cammei divertenti che non bloccano la narrazione ma la arricchiscono di particolari talvolta funzionali al racconto e più spesso puramente assurdi in ottica perfettamente carrolliana.

Il romanzo di Diego Arboleda Rodriguez, uscito in lingua originale 3 anni fa, ha ricevuto diversi premi e riconoscimenti, ed in effetti risulta di piacevolissima lettura, perfetto per essere letto d’un fiato sotto l’ombrellone o comunque durante le vacanze, o, perché no, per incuriosire alla lettura della vera Alice nel paese delle meraviglie!
La scelta della casa editrice italiana Lapis di farlo uscire in concomitanza con le celebrazioni del 150 anniversario del libro; la scelta di ambientare il racconto nel 1932 durante la celebrazione del centenario della nascita di Carroll; ma soprattutto lo stile e il racconto in sé fanno di questo romanzo una scatola cinese di tributi al mondo del nonsenso, della letteratura per l’infanzia e dunque all’infanzia tout court, alla facciaccia degli adulti.

E se però il sistema di vietare un libro fosse la “sfida” giusta per creare lettori compulsivi?

Mah, nel dubbio lasciate a disposizione tutti i libri possibili, anche quelli vietati, Carroll per primo e che ognuno naufraghi nel proprio mondo meraviglioso!

Buona lettura a piccoli e grandi dall’orecchio acerbo!