Mi pare di intuire che il trucco stia nell’aver per amico un uccellino.

Ma l’avete notato anche voi che un uccellino può cambiare la vita? Ne Gli uccelli la cosa è proprio esplicita: 

non c’è tesoro più grande di un piccolo dettaglio

un solo minuscolo dettaglio può illuminare una giornata

E, manco a dirlo, il minuscolo dettaglio è un uccellino nero, rimasto indietro rispetto allo stormo fantasioso che è uscito dal camioncino rosso del signor autista.
Ma scusate, fate un attimo mente locale, quanti libri (di ottima qualità e pari fattura)  narrazioni vi vengono in mente con un uccellino a cui dover…la vita? Sono sicura che almeno qualcuno di voii sta pensando anche all’uccellino blu di “Bianca e Bernie” della Disney, l’incarnazione allegorica della fede che “non puoi vender o toccare, non lo puoi comperare però c’è, c’è ed è lui che fa tutto avverare” (chiedo venia se la citazione non è perfetta ma sto andando a memoria dagli abissi della mia infanzia.
Oggi, occupandomi di letteratura per l’infanzia, ritrovo tantissime volte questo refrain dell’uccellino caduto dallo stormo, o lasciato indietro, o chissà che, che accolto diventa perno e centro irrinunciabile della relazione affettiva.

Il leone e l'uccellino

Cominciamo dal mio preferito: Il leone e l’uccellino di Marianne Dubuc, Orecchio Acerbo.
Continuiamo con il recentissimo Una lettera per Leo di Sergio Ruzzier, Topipittori

 

Gli uccelli di Zullo e Albertine ancora Topipittori e…

un cartone animato che per qualità e narrazione inserirei nella gruppo: “Il tramviere volante” episodio della bellissima e surreale serie del Professor Balthasar che potete acquistare nella bella versione restaurata da Gallucci.

L’uccellino del postino Leo, come quello raccolto dal Leone, è rimasto indietro rispetto allo stormo solo che nel caso del postino finisce proprio dentro la buca delle lettere proprio mentre Leo, come ogni giorno, spera di trovare una volta nella vita almeno una lettera per lui. Beh, proprio una lettera non è, e nemmeno un piccione viaggiatore, ma qualcosa per sè la trova, un piccolo uccellino da accudire e con cui riorganizzare l’intera quotidianità ed esistenza. Non viene detto ma mi pare che Leo si adatti molto a Cip, così si chiama l’uccellino, nel senso che il suo lavoro sembra perdere centralità per aumentare lo spazio privato dedicato alla famigliola composta da lui e Cip e dalla cura reciproca. Con il Leone in qualche modo accadeva il contrario: l’uccellino sembra essere interamente inglobato nella quotidianità del suo salvatore che però “aggiunge un posto a tavola” per lui, sistema un lettino accanto, modifica tutto in sua funzione ma non modificando le proprie abitudini di vita, sostanzialmente, in questo la storia del “Tramviere volante” assomiglia molto. 
Due approcci diversi, due modalità affettive diverse pur producendo lo stesso effetto ovvero l’assoluta simbiosi e la necessità reciproca tra uccellino e “salvatore”. Una cosa in questo senso distanzia molto i due albi dall’episodio del Professor Balthasar: l’esperienza del distacco. Mentre nella buona e nella cattiva sorte l’uccellino resta sempre insieme al tramviere e gli insegna a volare per ricambiarlo della cura ricevuta; nelle storie di Leo e del Leone (i nomi sono simili ma Leo non è un leone) l’uccellino, al momento giusto, quello dettato dalla natura del suo essere uccello migrante, vola via.
Cip lascia Leo per volare con i suoi compagni a sud.
L’uccellino lascia Leone per raggiungere lì il suo stormo appena tornato dal sud per trascorrere l’estate.
Tutti sanno, tutti sappiamo, che è giusto così, eppure non lo vorremmo, vorremmo che tutti stessero sempre insieme e invece…come dice Leone “è la vita”! Niente di più e niente di meno!
Leo torna a consegnare le sue missive perdendosi nelle chiacchiere con i destinatari per ingannare il tempo della solitudine; Leone torna ad accudire l’orto che cresce e dà i frutti.
Leo un giorno riceve una lettera in cippese, finalmente! Il sogno di una vita si realizza! Sì, ma quale sogno, a questo punto? Quello di ricevere una lettera o quello di ricevere notizie del suo inseparabile ma separato amico? Non sappiamo cosa ci sia scritto nella lettera ma deduciamo, dall’illustrazione della pagina dietro, che Cip stia comunicando con emozione a Leo il suo prossimo ritorno.
Anche Leone aspetta, aspetta, le giornate si accorciano, torna l’autunno “e tu?” 
Un fischio e la vita riprende più intensa di prima “Insieme, quest’inverno non  avremo freddo” e nessun inverno a venire se è vero che la certezza della separazione è compensata dall’altrettanto forte certezza della riunione!
Negli Uccelli il panorama è un po’ diverso, il signore autista del furgone non ha idea di star trasportando un dettaglio che è un tesoro però ha una grande intuizione: si concede il tempo di vederlo e il minuscolo dettaglio diventa tanto immenso da portarsi il signor autista grande e grosso com’è in cielo. Una piccola grande attenzione che ha potuto illuminare la giornata del protagonista e far luce su un mondo diverso possibile. 
Chissà perchè tutta questa enfasi sugli uccellini…ma che domande, l’uccellino è per antonomasia un essere minuscolo, fragile, dolce ma in grado di fare una cosa che nessun essere che cammina sulla terrà saprà mai fare: volare. Il dono che l’uccellino può fare all’amico che lo accoglie è il dono della leggerezza!
Quella che ci permette di volare, come capita al signore portato via come la donna cannone, ma anche come capita a Leo, al Leone e al Tramviere alleggeriti nella quotidianità dalla certezza dell’amore. Alleggeriti nell’approccio alla vita nella certezza del ritorno, della fedeltà dell’amore, e qui forse torna, sotto altre forme, quell’uccellino blu di Bianca e Bernie che rappresentava nell’ottica dell’america “bene” anni Settanta la fede, ovvero la fiducia nel prossimo.
Voi? Ce l’avete un uccellino per amico?