Stasera ho perso il mio orsetto, se volte prenderla come una metafora fatelo pure, stasera è proprio così (anche perché so come la storia – e la metafora eventuale – va a finire e quindi mi va bene così).
Mi è parso un ombra che si alava fuori dalla finestra ma mi pare impossibile, era qui un secondo fa….forse l’ho lasciato in giro da qualche vicino, forse l’ho lasciato da quel vecchietto là su oltre il seicentesimo piano che assomiglia tanto a Babbo Natale…
Non posso andare a letto senza il mio orsetto, questo è poco ma sicuro (altrimenti non sarei qui), comincio con educazione a bussare a tutte le porte piano dopo piano, centinaia dopo centinaia, mi si svelano interi mondi, alcuni li conosco, sono le ragazze vicine che a volte mi fanno vedere le loro foto, o il tizio burbero che grida quando faccio rumore, altri invece non li ho mai esplorati. Scopro una casa piena di vento che mi sbatte quasi la porta in faccia, una casa piena di fantasmi (e chi non ne ha), una piena d’acqua, si fanno solo le bolle. Una con il vero Babbo Natale in vacanza…,ma una cosa è certa, sono ormai arrivata oltre l’800 piano e nessuno ha visto il mio orsetto e ormai da qui posso solo uscire sul tetto a rivedere le stelle, ormai è quasi ora di andare a letto, ci dovrebbero essere le stelle no? 
Invece vedo un uccellino, lui sì che sa dov’è il mio orsetto e me lo riporta!!
Ma quanto sono felice! Tutta questa fatica angosciosa e finalmente la ricompensa!
Urca, però, come sono in alto! 
Questo è proprio il tetto del grattacielo! 
E mo’ come scendo? 
Beh, ci dovrebbe essere un ascensore ma mai prendere l’ascensore da soli se si è piccoli come me, le scale sono senz’altro più sicure e poi così ognuno di questi piccoli amici che piano dopo piano ha partecipato alla mia ricerca potrà fermarsi al livello giusto e rientrare nella propria casa. 
Io ormai sono al mio piano, le stelle ormai sono sbucate e con il mio orsetto posso finalmente dormire serena!
Stasera ho perso il mio orsetto ma come vedete, dopo una quete pari a quella dei cavalieri medievali, l’ho ritrovato e con lui anche me stessa in tempo per dirvi che tutta questa storia è dentro, silenziosamente narrata da un libro straordinario, un libro che si srotola piano dopo piano con una forma che non è né quella del leporello nè quella della fisarmonica, francamente non mi sembra nemmeno quella di un libro-gioco come lo definisce l’editore, ma è una tutta sua originale tanto da aver fatto vincere un bel premio alla geniale autrice giapponese (non credo avrebbe potuto essere diversamente, ma non chiedetemi perché, è pura sensazione) Kaori Takahaschi. Walter Fochesato, nella sua presentazione su Andersen che potete leggere qui, nota la particolarità e ingegnosità del meccanismo di srotolamento del libro e devo dire che anche io di primo acchito, quando sono riuscita a richiudere la bocca per lo stupore, ho temuto di riuscire a richiuderlo correttamente. Ma dopo aver visto mio figlio di anni srotolarlo e riassestarlo in mezzo secondo senza batter ciglio mi sono, ancora una volta domandata, perchè il mondo non è in mano ai ragazzini come avrebbe voluto la Morante. 
La cosa che più mi ha colpito della bellezza di questo libro, oltre la grandezza delle illustrazioni e la genialità dell’ideazione, è che nonostante assomigli ad un mattone e non a un libro è un libro a tutti gli effetti. E’ un po’ il contrario del concetto dei prelibri: un libro è tale se la forma è tale, la sostanza può mutare come vuole. E invece quando i bambini, e noi, siamo un po’ più grandi, forse, siamo pronti anche all’evoluzione del concetto stesso di forma del libro, una forma in cui sostanza e contenuto in qualche modo si rincorrono e rispecchiano. Toc Toc infatti non è altro che un grattacielo formato bonsai tutto sommato! 

Toc Toc, gioiellino che davvero vale la pena di avere, è edito da Donzelli (che, si sa, fa sempre e solo cose di grande bellezza, in contenuto e stile, questa volta anche in forma) a fine 2015 come strenna ma io l’ho scoperto ieri a Sarmede quando l’abbiamo ascoltato srotolarsi insieme alle risate grazie alla lettura di Giacomo Bizzai, l’abbiamo visto esposto con alcune tavole originali e infine abbiamo deciso che non potevamo proprio andar via senza!

Ieri era proprio il giorno ideale per andare a Sarmede, la giornata era talmente nebbiosa e uggiosa che un po’ di bellezza ci voleva proprio! 
Quest’anno l’ospite d’onore è Giulia Orecchia di cui in mostra erano presenti delle delle tavole bellissime, alcune di pubblicazioni introvabili come quelle della tombola delle fiabe bellissima e le ancor più belle fiabe per anagrammi animali. Di Giulia Orecchia anche il bel manifesto di questa 33 edizione de “Le immagini della fantasia”. Invece che un intero Paese con le sue storie, come nelle edizioni passate, quest’anno la mostra ha avuto come tema la cucina, posso immaginare sulla scia dell’EXPO appena conclusosi. Non so se la cosa francamente abbia avuto il successo che immagino gli organizzatori si aspettassero, la sensazione che ne ho avuta io, quindi puramente personale, è che il pretesto fosse un po’…. pretestuoso ed anche l’albo che come sempre Luigi Dal Cin ha scritto per la Panini con le illustrazioni di vari artisti presenti in mostra La fiaba è servita, devo dire che mi attratto assai meno di quelle splendide degli anni passati.

Spero naturalmente si tratti solo di una mia sensazione…I libri in mostra con le tavole originali e lo spazio speciale dedicato a Federico di Lionni erano come sempre meravigliosi e sono stata proprio felice di esservi stata, di aver ascoltato le letture di Bizzai su cui mi soffermerò magari un’altra volta, e di aver potuto scoprire Toc Toc, mattoncino d’eccezione della nostra piccola libreria.