Non posso negarlo, mi sto documentando e studiando parecchio in questi giorni in vista dell’inizio dei workshop ed in vista di un paio di saggi che sto scrivendo.
La faccenda è serie e la domanda spinosa:
ci sono degli strumenti per scrivere e illustrare?
E se ci sono quali e quanti sono?

Dunque lo scrittore, l’illustratore, sono artigiani della parola e delle immagini o geni poetici?

Devo dire che, messa così, la scelta è….come dire…tra il sacro e il profano…tra il terreno e il celeste. Ridurre la scrittura o l’illustrazione a tecnica vuol dire razionalizzare la poesia dei sentimenti e delle emozioni che i libri sanno darci…ma che tristezza!

Eppure, anche se non MI (forse ci) piace molto questa prospettiva, riveduta e corretta, è necessaria non solo per chi scrive e illustra ma anche per chi fa lo sporco lavoro di spulciare, criticare, analizzare i testi. Dunque mi spiego meglio e rivedo e correggo la prospettiva che vi propongo oggi e che mi è suggerita da due saggi interessanti, uno assolutamente imprescindibile: Molly Bang Picture this, Chronicle books, 1991 e l’altro di Manuela Salvi, Scrivere libri per ragazzi, Dino Audino editore, 2011.

Il fatto di riconoscere una certa dose di tecnica all’opera d’arte letteraria non solo non la sminuisce ma ne migliora la capacità di comprensione senza però in nessun modo intaccare la poesia del messaggio. Questo punto di vista diventa indispensabile da un lato per trovare delle basi oggettive di valutazione di un’opera letteraria al di fuori della soggettività del gusto personale; dall’altro per raddrizzare il tiro a chi ha magari davvero talento e idee da vendere ma strumenti inadeguati.

Insomma la technè, come la chiamavano i greci, è tutt’altro che svilimento, ma puro punto di partenza il cui punto d’arrivo credo sia da considerarsi il traguardo in cui alla massima limatura del lavoro, che vede  scrittore e l’illustratore come veri e propri chirurghi chini sulle proprie opere, corrisponde la massima fluidità di lettura e di approccio. Più il libro, l’albo, scorre e ci parla “semplicemente” in alcuni casi persino “simpateticamente”, più dietro c’è, oltre alla grande intuizione dell’artista, un continuo e puntiglioso lavoro artigiano. E non pensiate che per uno scrittore o un illustratore metter le mani sulla propria creatura sia semplice! Solo la assoluta consapevolezza della necessità di tale lavoro di limatura permette all’autore di tornare e ritornare su se stesso, peggio che una vera e propria analisi psicanalitica! Anche questo è, d’altra parte, segno di saggezza e bravura, avere l’umiltà e la capacità di metter le mani ancora e ancora senza pensare di riuscire a partorire il capolavoro senza doglie.

Detto questo mi pare chiaro che avere le basi tecniche del lavoro artigiano sia fondamentale per qualsiasi aspirante scrittore o illustratore…o critico.
Compriamoci una bella e solida cassetta degli attrezzi e pazientemente accettiamo di riempirla con gli strumenti necessari.
Il libro di Molly Bang ad esempio vi svelerà come l’uso di semplici figure geometriche e nient’altro può non solo dar vita ad un’intera storia (quella di cappuccetto rosso in questo caso) ma vi spiegherà perchè la stessa figura in una posizione o in un’altra cambia significato e ci fa percepire sensazioni diverse o perchè l’uso dei colori o il collocamento della medesima figura all’interno dello spazio bianco possa creare effetti tridimensionali e emozionali del tutto inaspettati. Che la linea orizzontale dia stabilità e quella obliqua indichi movimento è, credo, nozione abbastanza nota e condivisa oltre che intuitiva ma è la combinazione di tutti gli elementi più la componente colore che rende davvero interessante lo studio della Bang.
Lo stesso, a modo suo, ovvero parlando di parole e non di immagini, lo fa Manuela Salvi, scrittrice e copyeditor, che si prova nel dare regole base per la costruzione di sistemi narrativi funzionanti e ben architettati e costruiti.

 

Le regole, viste così, sono davvero tante, alcune intuitive, altre decisamente più complesse richiedono tempi di acquisizione e continui tentativi di scrittura e di disegno e alla fine la domanda, anche a me, sorge spontanea: ma possibile che un autore tenga tutto questo presente ogni volta che scrive o illustra qualcosa?
Ma nemmeno per sogno! Il linguaggio tecnico, come ogni altro linguaggio deve essere appreso e, possibilmente, tanto metabolizzato da sembrare quasi obliato. La pratica poetica ad un certo punto deve, se il prodotto libro è di qualità, prendere il sopravvento e superare, sovvertire e mangiarsi in un boccone tutte le regole acquisite. Ma questo può accadere solo….poi.
Certo, qualcuno ha la dote di avere in sè un buon livello di perspicacia e sagacia che lo aiuta, d’altra parte non a tutti, fortunatamente, è dato diventare grandi autori e grandi illustratori, ma garantisco che dietro lo studio non manca mai.

Scrivere libri per ragazzi

Moltissimi editori raccontano che ricevono in continuazione lettere e manoscritti di aspiranti autori che, per cominciare “per gradi” a scrivere, si provano innanzitutto con la scrittura per bambini e ragazzi. L’ingenuità di un pensiero tale fa quasi sorridere e invece è perfettamente in linea, mi pare, con l’idea che gli adulti hanno dei bambini e delle cose da bambini: che siano semplici e facili.
Non c’è un solo scrittore degno di questo nome (qui non includo gli illustratori perchè sin qui, nonostante si stia aprendo la concezione di albo illustrato, i libri con le figure sono sempre stati “relegati” alla sfera dell’infanzia), o almeno conscio dei propri mezzi, che penserebbe una cosa del genere. Scrivere per bambini e ragazzi implica delle nozioni estremamente più articolate e complesse della scrittura per adulti, non ultime quelle riguardo la tipologia di linguaggio, il modo di trattare gli argomenti a seconda delle competenze cognitive ed emotive di ogni singola fascia d’età. Come sostiene anche la Salvi, la ricerca è innanzitutto sempre alla base di una scrittura e per quanto riguarda la narrativa per bambini e ragazzi per ricerca non si intende solo quella, per esempio legata alla corretta ambientazione storica della narrazione o al contesto geografico ecc., ma soprattutto quella legata agli studi pedagogici e linguistici che ci aiutano a comprendere chi sono i destinatari e dunque in quale modo parlare meglio una lingua a loro comprensibile. Attenzione, con questo non si intende mai una lingua semplice o semplificata, bensì adeguata alle possibilità di comprensione di ciascuna età.

Non so a voi ma a me questo campo affascina moltissimo, capire dove finisce, o meglio dove la tecnica e la poesia, l’arte, si amalgamano perfettamente tanto che la seconda non ci fa percepire l’esistenza della prima, è per me terreno di lavoro importante.

Per questo ci ho tenuto con Teste fiorite ad organizzare due dei 3 incontri sugli strumenti dello scrittore e dell’illustratore e con due grandi nomi, Luigi dal Cin e Daniela Iride Murgia, tali per cui, senza dubbio alcuno sulla bravura “poetica” ci permetteranno di entrare nel laboratorio per farci vedere le tecniche, i trucchi, ed infine la magia perché di essa non resti traccia alcuna.