Il doppio
L’alienazione, quella vera, credo che la conoscano davvero in pochi, nel nostro Paese, nella nostra epoca. L’alienazione, quella vera è degli operai alla catena di montaggio e tutti noi non l’abbiamo mai provata almeno questa consapevolezza la doppiamo avere.
L’alienazione, tuttavia, è anche un concetto modernissimo che coglie lavoratori e lavoratrici, di qualsiasi categoria, asfissiati dalla quotidianità lavorativa che stride e soffoca la qualità della vita personale, familiare, esterna al posto di lavoro, fosse anche la casa stessa nel caso delle casalinghe. 
L’alienazione credo fosse sconosciuta prima della rivoluzione industriale, credo che risieda nella modernità stessa, e assume tratti caratteristici nell’epoca postmoderna che ci è dato di vivere. 
Alzi la mano chi non ha mai pensato di mollare il lavoro e cambiare vita, uscire dallo schema orario stabilito dall’andamento di giornate che, non sono mai uguali, (l’eccezione è sempre nella premessa, per gli operai alla catena di montaggio), ma a noi sembrano tali. 
Sono sicura che in molte e molti abbiamo pensato di cambiar vita lavorativa e di altrettanti i nostri datori di lavoro farebbero volentieri un doppione…ma non per quello che pensate voi!
Quando ho incontrato Il doppio di Davide Calì e Claudia Palmarucci edito in Italia da Kite, mi ha camminato dentro a lungo. C’è qualcosa di talmente inquietante in questa storia da necessitare la sedimentazione. Dal personaggio protagonista che fa capolino di scorcio dalla copertina, e che rappresenta solo metà di se stesso (e chissà poi se quella “vera”), al susseguirsi delle pagine ingrigite dai colori delle tavole impressionanti di Claudia Palmarucci, qualcosa in questo libro ci mette a disagio. 
E’ fatto per metterci a disagio e devo dire che tanto la scrittura di Dalì quanto le inconfondibili illustrazioni della Palmarucci riescono perfettamente nell’intento…mi vien da dire, meno male che il finale ci fa prendere fiato!
Ma che volete che vi racconti…quella del Doppio è la storia di uno qualsiasi di noi che un giorno va dal proprio datore di lavoro e gli dice che basta, lui non ce la fa più così, vuole riprendere in mano la propria vita e non essere risucchiato dal lavoro. Finisce che uno torna a casa e non ha nemmeno il tempo di godersi poltrona e pantofole che la stanchezza lo sopraffà. 
Quello che non capita tutti i giorni è il seguito: pochi sono i datori di lavoro tanto comprensivi e che, addirittura, hanno la soluzione a portata di mano. Il nostro distinto signore viene con un sorriso, e a spese della ditta mandato in un non meglio identificato centro in cui tutti paiono prendersi cura di lui, massaggi, bagni caldi, relax ecc. Il capo avrà pensato che far rilassare i proprio lavoratori aumenta il loro profitto, bravo!
E invece no! Il capo ha pensato che clonare il proprio lavoratore tenendosi quello “vero” e lasciando il doppio a casa poteva essere ancor più risolutivo!
Quella è la clinica delle clonazioni. Si entra in uno e si esce in due. 
Ci sono persone di tutti i tipi, di tutte le professioni e di qualsiasi classe sociale, uomini e donne che si raddoppiano e lasciano al nuovo venuto il bello della vita per continuare a garantire al datore di lavoro la presenza sul posto.
Il nostro personaggio viene ad un certo punto colto da un dubbio feroce e noi con lui, e l’inquietudine aumenta, e se quelle che incontra per strada non siano persone “reali” ma le controfigure di loro stessi? E se lui stesso fosse la copia del suo altro sé? A proposito, dov’è il doppio? A casa, in ciabatte, seduto sulla poltrona, a leggere un libro, guardare fuori dalla finestra e a pensare pensieri non suoi, a godersi una vita non sua senza nemmeno accorgersi che fuori, dalla strada, una creatura esattamente identica a lui, però con qualche pensiero inquietante in più, osserva strabiliato e confuso la sua stessa controfigura in casa sua.
Siamo oltre il perturbante e anche oltre il doppio come viene inteso in senso classico ovvero il simile ma opposto. Qui siamo all’identico che non riconosce più la realtà dalla bella copia…
O si impazzisce o si lascia davvero tutto e si espatria…oppure si è davvero ma davvero oltre la soglia umana di alienazione e si accetta….a voi, cosa pensate che accadrebbe?