Ve lo ricordate quel capolavoro indiscusso che è la saga di Lupo e Lupetto?
Per fortuna Olivier Tallec, l’illustratore, ha firmato un nuovo albo uscito la primavera scorsa per Lapis (che per altro aveva già pubblicato titoli dello stesso autore e illustratore): 
 
Luigi I re delle pecore
 
Basta lupi, qui tonalmente si prendono la rivincita le pecore…o no??
 
Un giorno di gran vento, mi immagino chissà perché una collina scozzese, insieme alle foglie l’aria trasporta una corona. Questa corona, bella, azzurra, finisce accidentalmente sulla testa di Luigi, pecora che bruca poco staccata dal gruppo. 
Beh insomma, cosa volete che ci faccia uno con una corona in testa?
Siccome è la corona che fa il re Luigi si trova di colpo sovrano…delle pecore!
 
Dapprima si dà a pensieri semplici: lo scettro, il mantello; poi gli spazi, la musica, le relazioni internazionali con altri anomali; poi la debacle del potere: il controllo militare e l’allontanamento delle pecore brutta (la scelta ovviamente la compie il re in persona).
 
Per fortuna il clima è variabile e il vento come ha tirato un giorno gira nel verso contrario un altro giorno facendo volare via la corona a Luigi.
 
Le pecore tornano di colpo, in un soffio di vento, ad essere una democrazia! Luigi, che aveva assunto la posizione eretta, torna a quattro zampe e…ma cosa volete che faccia una pecora: si mette placida a brucare l’erba.
 
Il vento porta in giro la corona che questa volta fa un nuovo re…molto ma molto familiare agli amanti di Tallec…ma non aggiungo altro.
 
Luigi I re delle pecore è un albo bello. Proprio bello. 
Un albo pacato, ironico e divertente sul potere. Non c’è poesia, a differenza di altre storie narrate da Tallec, ma perché il tipo di storia scelta richiede un linguaggio diverso.
Con altre forme di lingua e disegni penso ad un altro albo che racconta la vanità del potere: la regina delle rane non può bagnarsi i piedi di Davide Calí e Marco Somà, Kite edizioni. Il tema è molto simile, anche qui è la corona a fare il sovrano quasi che i pensieri cattivi e la stupidità vengano direttamente per induzione dall’oggetto simbolo del potere. Però si tratta di albi profondamente diversi ed è a questo che serve la letteratura: a narrare in mille modi diversi la vita e le storie, anche quelle simili, anche quelle che condividono un tema. Ogni scrittore, ogni illustratore ci regala il proprio punto di vista, o meglio il proprio stile per raccontarci un punto di vista.
 
Luigi è una pecora che ha sprecato il suo grande momento, avrebbe potuto fare grandi cose, i piani quinquennali dell’allevamento ovino, e invece ha preferito pensare al bene individuale e a scapito di quello collettivo. Fortunatamente Tallec gliel’ha fatto fare in forma talmente ironica ma talmente ironica che poi, alla fine, quando la corona passa di mano ci scappa più di un sogghigno malefico!!
 
Chi di potere ferisce di potere perisce, grande Storia!