Fischia il vento, urla la bufera e…canta il ghiaccio.

Canta il ghiaccio? Sì!

Certo gli italiani non credo sentano così spesso il suono del Grande Vecchio dall’aspetto di tricheco che parla attraverso i ghiacci e le autore boreali ma così è.

Allora come si fa a sapere se da qualche parte nel mondo l’essenza sta cantando (perché per i Paesi dell’Artico il Grande Vecchi rappresenta l’essenza di un mondo)?

Ci vuole qualcuno che racconti le storie dei Paesi in questione o, meglio ancora, che di voce al ghiaccio, nel caso specifico. Ci vuole insomma un bravo NARRATORE.

Narratore e scrittore sono la stessa cosa?

Non direi, basti pensare che un narratore non è affatto detto che sia anche uno scrittore mentre penso sia piuttosto vero il contrario, ovvero che uno scrittore deve saper narrare e il migliore in questo tipo di cose per me resta Luigi dal Cin che terrà il primo degli incontri con autori e illustratori di questo autunno.

Narrare le storie “degli altri” non è facile, dare forma poi a narrazioni consolidate da secoli di oralità, magari adeguandole al linguaggio culturale del Paese di destinazione, non di origine, di questi racconti, è compito ancora più arduo in cui ci vuole empatia, tecnica e ispirazione.

I canti dei ghiacci. Fiabe dalle regioni artiche riporta 10 fiabe che qualcuno deve aver raccontato a Luigi Dal Cin (in forma orale o scritta non lo sappiamo) e che lui ha poi rielaborato per poter arricchire il patrimonio favolistico anche dei nostri bambini che di Artico non hanno forse mai sentito palare. Leggendoli vi accorgerete che i topos tornano sempre, che dal bosco al deserto ai ghiacci c’è qualcosa nell’immaginario e nell’inconscio collettivo, direbbe Jung, che accomuna l’essere umano in quanto tale in maniera assolutamente sorprendente. Io, ad esempio, non avrei mai immaginato che anche nell’artico avessero il mito fondativo della Terra con il diluvio universale. Non si tratta di Dio ma del Grande Corvo, non si tratta di una punizione ma di una soluzione (le impronte del cristianesimo non mentono) ma se leggete la storia vi accorgerete che davvero siamo nello stesso mito-poieutico.

Forse non siamo soliti attribuire un autore alle fiabe perché di fatto esse provengono dalla tradizione orale, eppure senza di esso non ci sarebbe possibile leggerle, le fiabe, e allora come si riconosce l’ombra dell’autore quanto e quale peso ha il suo intervento?
L’intervento di chi scrive fiabe è fondamentale per la trasmissione e dunque per la sopravvivenza stessa delle narrazioni per un motivo principale e fondamentale, a mio modo di vedere: la scelta della lingua.
E poi per la selezione applicata ma…torniamo al primo punto.
La scelta della lingua: perché, che lingua ci vuole per raccontare una fiaba? Ma che ci vuole a mettere per iscritto una fiaba che uno ha sentito raccontare, o che magari ha addirittura già letto, migliaia di volte?
Beh, provateci. Prendete la prima favola che vi viene in mente e provate a scriverla.

Ci ricordiamo di Andersen, di Perrault, del nostro Calvino perché hanno saputo trovare un registro narrativo e linguistico in grado di parlare al pubblico destinatario delle fiabe, omogeneizzando anche le differenze di origine, di traslitterazione, che ciascuna fiaba aveva di per sé per poi farla diventare parte di un corpus unico. Le Fiabe italiane sono di Calvino? Certo! Perché altrimenti così come sono non esisterebbero! E quando nel 1956 uscirono fecero giustamente notizia, apparsero, come erano, una forma di unificazione dell’Italia delle fiabe, dell’oralità, delle verità passate a voce di generazione in generazione per secoli.

I canti dei ghiacci sono di Luigi Dal Cin? Certo! Perché quella che vi leggete dentro è la SUA versione della fiaba resa magistralmente pulita da una scelta narrativa e linguistica precisa e corretta, come direbbe, ancora una volta Calavino. Quando si maneggiano le fiabe l’attenzione ad ogni equilibrio deve essere massima, forse ancor di più di quando ci si può permettere di scrivere un testo ex novo, o meglio, di narrare una storia mai udita prima.

I canti dei ghiacci, come Il canto delle scogliere (ecco che torna la questione del canto…d’altra parte il “Cantami o Diva del Pelide Achille” ci dice già tutto di un mondo orale in cui alla sonorità della parola viene affidato il ricordo della narrazione), fa parte della collana di albi illustrati “Le immagini della fantasia” che la Panini ha creato in collaborazione con Sarmede per raccontare le fiabe dei paesi ospiti. La scrittura è sempre di Luigi Dal Cin, con quest’anno sono 12 i volumi editi nella collana, mentre le illustrazioni sono dei più importanti illustratori internazionali ospiti della Mostra di Sarmede chiamati ciascuno ad illustrare una fiabe.
L’edizione che il 23 ottobre aprirà della mostra di Sarmede di quest’anno sarà dedicata, come Fiabe, al Cile, in uscita con l’inaugurazione della mostra Sulle ali del Condor.

Per chi si è prenotato, a sabato 8 con Luigi Dal Cin in Querini Stampali, Venezia! Per chi ha l’acquolina in bocca c’è ancora qualche posticino!