Mi convinco sempre di più che la difficoltà principale che abbiamo nel relazionarci con gli adolescenti è il fare i conti col fatto che abbiamo di fronte creature fatte di una sola passione, tragica e travolgente: l’amore.

Declinate la parola amore in ogni forma e contenuto vogliate ma questo resta il punto di partenza di ogni impulso adolescenziale. Il corpo, il cervello di chi è una crisalide, non più bambino non ancora adulto, non riesce a far pulizia, ordine e ad acquistare la pace e la calma ma filtra tutto attraverso l’emozione più impattante con il mondo. Quindi la declinazione della stessa forza può andare in positivo e in negativo, non mi riferisco all’amore romantico ma alla spinta emotiva che scatena l’adrenalina e non solo, la declinazione di questa potenza può anche trovarsi nella sua assoluta negazione: l’apatia, l’apparente accidia. Cosa hanno a che fare i due estremi insieme? Perchè tanti si lamentano che i ragazzi d’oggi (ma ogni epoca dice la sua) sono apatici, azzerati anche nel confronto con la tecnologia, con le nuove relazioni labili che si instaurano via etere? Perchè l’assenza di passione non è espressione di una reale mancanza ma della difficoltà a governare e lasciar sbuffare il motore che brucia dentro e che ti brucia dentro.

Si nasce incendiari e si muore pompieri, forse oggi più di ieri in pochi si fanno carico della responsabilità e della fatica di essere incendiari…innanzitutto di se stessi, una sorta di crisalide che si fa fenice e rinasce dalle ceneri della propria infanzia, uguale ma mutata.

Per tutto questo, espresso qui sicuramente con parole non adatte, non all’altezza dei contenuti che cerco di mediare, i ragazzi e le ragazze adorano i libri di Marie-Aude Murail.

Il suo ultimo romanzo 3000 modi di dire ti amo affronta un rapporto tra tre amici in bilico tra amore e amicizia con in più in mezzo il teatro, la recitazione che dà l’alibi per essere ciò che non si è e allo stesso tempo indagarsi nel profondo.
Il teatro in questo romanzo non è l’ambientazione o il contorno della storia bensì il protagonista alla pari dei tre ragazzi. La Murail ci propone continue scene di piece di ogni genere, ogni ruolo necessario per far scoprire all’attore di che pasta è fatto ma soprattutto quale parte vuole avere nella vita reale.
Due ragazzi e una ragazza, tre caratteri diversi e ben definiti che nulla apparentemente hanno da spartire inizialmente se non la passione per la recitazione nella misura in cui attraverso essa scorpono se stessi.
3000 modi di dire ti amo mi ha fatto venire in mente la storia e il ménage di Jules e Jim di Truffaut, anche qui, come lì, ad un certo punto la vita irrompe, non vi svelo il finale ma la chiusa, rapidissima, mette tutto a posto, ci ridà la misura della realtà fuori dalle parti che ciascun protagonista ha legittimamente sperimentato nel corso della storia. Persino il teatro finalmente torna ad essere ciò che è: arte, spettacolo, non banco di prova di possibili identità private.
E i ragazzi diventano adulti, inevitabilmente, prendono il volo ma questa è un’altra storia che la Murail ci schizza rapidissima per lasciarci un libro che è puro racconto della fatica di essere una crisalide.