Ma quanta rabbia sublimata ci vuole per arrivare a costruire un albo come questo?!
Vi avviso: questo non è un post politicamente corretto, come non lo è questo albo, prendo posizione e me ne assumo sempre la responsabilità, questo è un post contro i toni violenti di questi giorni, contro le violenze che esseri umani subiscono in tante parti del mondo, nella nostra civilissima Italia compresa.
Questo è un post partigiano nel senso che prende parte e la difende. Non so se leggo e interpreto correttamente il pensiero di Gek Tessaro, autore straordinario di questo albo importante, ma questo è un albo che dice tante cose a cui vorrei solo fare da cassa di risonanza e farle in toto mie.
Cavalcavia di Gek Tessaro, edito da Carthusia, è una sfilata di cavalieri a cavallo, vanno alternatamente a destra e a sinistra, tutti, tutti, vanno a fare la guerra, o meglio, vanno a commettere atti di violenza. 
Cavalieri, stili e testi attraversano per intero la nostra Storia, vi ritroverete concetti – come i muri, i campi di concentramento – vi troverete chi combatte per la propria terra dopo la pace ma comunque combatte, chi pesa con la coscienza più che con la pancia sul suo povero cavallo. 

Ad ogni cavaliere uno stile di illustrazione diverso che richiama i contenuti che il testo porta, non stenterete a riconoscere Gurnica di Picasso, i motivi tribali africani o quelli indiani, l’aria medievale ecc. Tutti insieme i cavalieri vanno, l’uno contro l’altro, contro l’essere umano, contro il buon senso e l’umanità, nella direzione chiara e netta della follia.

Nei giorni delle elezioni di Trump, nei giorni in cui ci tocca di sentir faziosamente accostati Partigiani e salviniani, qual è il rimedio per il futuro?
Per Tessaro mi pare chiaro: il sistema è parlare ai bambini, spingerli a cavalcare il più lontano possibile dall’idiozia, scanzonati, sorridenti, con una cavallo finalmente felice e non complice, leggeri.

Al centro esatto del libro, dopo le prime 7 tavole e prima delle altre 7 di guerrieri (l’8 è la via d’uscita, la cavalcatavia) una doppia pagina nera dà forma e colore al buio in cui tutti i cavalieri di ogni epoca hanno precipitato l’umanità:

Alto su cavallo, creatura di leggenda, imperioso gigante, eroe dilatato, enorme e invincibile, conquistatore smisurato, aspro e severo. Tutta la forza di una tempesta nella figura di un uomo grande.

E l’uomo diventa piccolissimo, perso nel buio della oppia pagina.

Cloppete cloppete cloppete e si riprende, la storia si ripete, 

Chiamatemi muro, ma anche fossato profondo, filo spinato, fortezza o campo di concentramento. Se un’insensata ostinazione vi riuscisse di passare, allora chiamatemi spada, chiamatemi castigo.

 

Mi dà fastidio la tua musica, la forma del tuo naso, le tue scarpe e il tuo modo di pregare, quello che leggi e il tuo odore, ma più di tutto mi dà fastidio che non provi come me lo stesso fastidio. 

 

Eppure certa gente dorme serena, ma come fa?

Vedo solo quello che voglio vedere,
e così la notte riesco a dormire tranquillo.

 

A ecco!! 

Dall’altra parte.
Dall’altra parte di quel baratro spaventoso di differenze che ci separa riconosco la medesima determinazione, l’identica indispensabile assenza di pensiero.

 

 

Guernica, Picasso

In nome di Dio, in nome della Patria, in nome di mio padre, di mia sorella, in nome del mio spremiagrumi giallo.

 E noi?

E tu?

Cavalca via.
Cavalca via da tutto questo, cavalca via da questa logica desolante.
Cavalcavia

Cavallo e cavalieri insieme in una sola parola unica che dà la direzione e l’obiettivo: il rifiuto di una logica desolante.
Uno scongiuro contro il nazismo futuro, come l’ha chiamato Tognolini in Rime di rabbia,  firmato da Gek Tessaro, autore che mi piace moltissimo, sempre impegnato e che qui a costo di una poetica decisamente esplicita dice chiaramente la sua.

Esprimo un desiderio: vorrei che un giorno i miei figli o i figli dei miei figli possano trovare questo albo datato, testimone di logiche desolanti passate e sentite come lontane.

Grazie.