Mi astraggo dalla poesia, in senso stretto di opere di componimenti poetici, degli scorsi giorni per raccontarvi di un paio di albi che mi hanno colpito moltissimo per tipologia e per contenuto. Possono senz’altro rientrare entrambi di diritto nella categoria degli albi illustrati con tutto ciò che questo linguaggio comporta, ma allo stesso modo, mi pare, in quella di libri di divulgazione scientifica. Già la scorsa primavera ho provato ad affrontare questo argomento perchè mi incuriosisce e mi interessa molto: che senso abbia trattare contenuti scientifici in maniera…iconografica, grafica e narrativa tipica dell’albo.

Una delle mie fissazioni riguardo la specificità del sistema letterario definito imprecisamente (magari un giorno torno con calma sulla questione della definizione) come “letteratura per l’infanzia” è che esso è in grado di comprendere non solo ogni genere di narrazione tipico della Letteratura generalmente intesa, ma anche le opere di divulgazione anche esse declinate in ogni forma di genere possibile. Ecco, credo che qui sia il punto che mi interessa:

si può fare una buona divulgazione scientifica attraverso ogni genere letterario

vado ancora un po’ più più in là:

il medium narrativo (ovvero di genere letterario) potenzia il contenuto che si vuole divulgare rendendolo più accattivante ed in grado di permeare e permanere in maniera più significativa nella mente del lettore.

Tra i generi letterari, io metto anche di diritto l’albo illustrato e tra i linguaggi narrativi faccio rientrare a pieno titolo anche quello iconico. Ecco fatto, così la divulgazione scientifica ha fatto breccia nella letteratura con prodotti editoriali incredibilmente raffinati e al tempo stesso potenti per mediare contenuti scientifici ad ogni fascia d’età e con ogni tipo di approfondimento.

L’appartenere ad un genere eccentrico, l’albo illustrato credo lo sia per eccellenza per le proprie caratteristiche intrinseche, permette a questo genere di libri di trattare in maniera eccentrica, trasversale, obliqua contenuti generalmente sistematizzati diversamente. C’è riuscito perfettamente Sei zampe o poco più di Geena Forest edito da Topipittori, ce la fanno in forme e modi diversi e straordinari anche i due albi che vi propongo oggi: Zoottica e Strana enciclopedia.

Siamo nel mondo animale, entrambi gli albi ci raccontano questo regno a partire da singole caratteristiche che raggruppano gli animali per tema, direi, con un lessico che non è sicuramente adeguato ma spero renda l’idea.

In Zoottica. Come vedono gli animali di Guillaume Duprat, Ippocampo edizioni, gli animali sono: OCCHI. A ciascuno la propria vista. Con l’ausilio delle finestrelle, che i bambini semplicemente adorano e che questo e pochi altri libri ci dimostrano poter essere nelle forme più profonde (penso a A che pensi, scusate il gioco di parole),  non solo si vede il mondo con gli occhi dell’animale di turno, dal gatto al gufo al lombrico, all’ape ecc. ma si scopre che non si è solo ciò che si mangia ma che ciò che si vede!
Ogni animale infatti sviluppa la vista in base a ciò che gli serve per vivere, ovvero per cacciare o comunque procurarsi il cibo. E’ così che scopriamo che gli uccelli vedono meglio di noi per poter guardare da gradi distanze, che il serpente rileva il calore nel buio della sua vista e che animali come lombrichi e lumache della visto possono benissimo fare a meno perchè “vedono” col tatto.

I testi che accompagnano ogni animale ma anche introducono le diverse ottiche, sono assolutamente scientifici e del taglio scientifico mantengono stile e lessico, la narrazione di questo albo si sviluppa dal suo insieme e dalla forma sorprendente con cui è costruito e proprio per questa caratteristica che lo pone all’incrocio di diversi tipi di libri, nel 2014 Zoottica era tra i finalisti del Andersen italiano.

La Strana enciclopedia di Adrienne Barman, Rizzoli, è invece tutt’altro tipo di albo e proprio per questo l’ho voluto accostare a Zoottica in questo post. Innanzitutto Strana enciclopedia non ha testi, nè scientifici nè di altro genere, ha solo titoli che categorizzano gli animali, e nomi di animali; inoltre l’illustrazione è tutt’altro che “realistica” nel senso comunque del termine ma lavora sull’esasperazione delle caratteristiche degli animali in base alla categoria in cui l’autore li ha voluti far rientrare.
Si badi bene che le categorie non hanno apparentemente nulla di scientifico tanto che, ad un primo impatto, potrebbe sembrare che gli animali raggruppativi siano inventati. E invece no, non solo gli animali sono tutti veri ma sono anche colti nelle loro specificità più importanti per la sopravvivenza nel mondo animale e i pochissimi dati contenuti (nomi e in alcuni casi numeri) sono assolutamente corretti. E’ così che tra i “campioni di apnea” scopriremo che il tricheco può restare sott’acqua 30 minuti, l’aligatore del Missisipi 60 e il capodoglio ben 90! Nei “giallo limone” incontreremo animali sconosciuti, almeno a me, come la scafalide (insetto) o il pesce ananas, la rana goccia d’oro e il cercoletto che invece vive sugli alberi.
La cosa sorprendente e bellissima di questo albo è il punto di vista eccentrico che crea categorie inedite per parlare di animali e le “mette in scena” con espedienti iconici e grafici molto ma molto efficaci come nel caso de “I veloci”…  talmente rapidi da lasciare solo il nome.

Ho azzardato un accostamento inconsueto, tra libri tra loro estremamente diversi ma cosa i accomuna?
La capacità di assumere il punto di vista degli animali ed insieme dei bambini privilegiando un’ottica eccentrica che ricalca benissimo il modo di procedere della mente infantile assai più elastica della nostra, mediando il tutto con l’estetica, il più potente medium comunicativo.