Aidan Chambers è uno scrittore che trovo interessantissimo per molti aspetti, la sua scrittura leggera e rapida cattura il lettore adolescente a cui si rivolge tanto quanto il lettore “adulto”, ammesso che queste categorie di “lettore” possano avere senso…

Alcuni temi in particolare credo affascino molto l’autore, o almeno sanno che hanno il potere di affascinare il lettore immaginario a cui destina le proprie opere, tra questi la relazione affettiva ed amorosa, il che per una certa fase della vita potrebbe essere anche la stessa cosa, tra giovani uomini e giovani donne all’interno però sempre di situazioni complesse. Mi rendo conto solo ora che vi ho raccontato di Chambers diverse volte ma che mai vi ho raccontato i suoi libri…beh, recupererò ed intanto inizio da qui, da Cartoline della terra di nessuno, Rizzoli (già edito da Fabbri nel 2007).

Perchè questo libro e perchè proprio oggi.

E’ presto detto: Chambers ha un’autentica ossessione letteraria per Anne Frank ed oggi, nel ricordare l’entrata dell’armata rossa ad Aushwitz il 27 gennaio del 1945, mi è parso che fosse arrivato il momento di parlarvi di questo libro.

La narrazione di Chambers in Cartoline procede per piani narrativi paralleli che si alternano i capitoli facendoci con molta disinvoltura passare dal 1944 ai giorni nostri. All’inizio lo spiazzamento è notevole, nulla collega le due storie delle due epoche, nulla si capisce di ciò che accade ma, e qui sta il grande scrittore, siamo portati proprio per questo a continuare a leggere, a cercare di capire, qualcosa ci sfugge e la curiosità e la fiducia nell’autore fanno leggere pagine e pagine di fila. Il contatto tra le due storie finalmente arriva, Jacob di oggi e nipote dello Jacob che nel 1944 si lanciò insieme a migliaia di altri soldati inglesi lanciati nella campagna olandese per l’ultimo attacco (lunghissimo e terribile) all’armata tedesca. Jacob adolescente un po’ disadattato con diverse problematiche familiari, scopre, nel corso della narrazione, la vera storia del nonno di cui porta il nome, scopre di avere una famiglia…olandese di cui per altro in quel momento è ospite.

In tutto questo intreccio narrativo il filo che lega il tutto è la seconda guerra mondiale impersonata dal personaggio di Anne Frank che qui diventa un vero e proprio personaggio letterario, non simbolo della shoah, o almeno non solo, ma confidente, amica per affinità elettiva con Jacob che non può far a meno, trovandosi ad Amsterdam per andare a trovare la tomba del nonno in un paese vicino, di andare a pagare il proprio tributo di turista alla casa della sua paladina.

La Shoah, la guerra, sono protagonisti innominati e onnipresenti del racconto e fanno da ambientazione alla confusione di un ragazzo che si trova incastrato in una situazione familiare a dir poco complessa. Ad un incontro con Chambers a cui ho avuto la fortuna di partecipare ricordo l’autore ha detto, a proposito di Boy di Marie-Aude Murail, che è un romanzo con sin troppe cose…insomma troppa carne al fuoco.

Se penso a Cartoline dalla terra di nessuno mi domando cosa volesse dire con quella sottile critica a Boy: nella storia e nella Storia dei due Jacob c’è la più imponente azione militare aerea della storia, l’amore adolescenziale, l’amore omosessuale, la shoah e l’eutanasia, solo per tracciare i fili principali della trama! Una bella ragnatela ben congegniata in cui i ragazzi possono sentirsi avvinghiati sentendosi a proprio agio: tutti sentimenti forti, anche quelli dell’insicurezza e dell’indecisione, tutto si tiene con sottili fili narratologici. Scopriremo solo verso la fine che quello che abbiamo letto sin dall’inizio come storia parallela del 1944 altro non è che il diario della protagonista anziana del romanzo, Gertui la cui esistenza ormai giunta alla fine, per sua volontà (e qui si esplicita molto approfonditamente il tema dell’eutanasia) rivela scenari insospettati per la vita del giovane Jacob.

Un paio di cose mi lasciano perplessa di questo romanzo: il finale…leggetelo e ditemi cosa ne pensate, e le discussioni su temi morali che, benché perfettamente integrati e funzionali al racconto, appaiono forse un po’ forzate…

Qual è la terra di nessuno da cui giungono le cartoline che Jacob e la nonna inglese si scambiano?

L’adolescenza? La Storia? Il non luogo del cimitero militare in cui Jacob senior è sepolto? La soffitta di Anne?

Probabilmente ognuna di queste ipotesi può avere senso ma la terra di nessuno forse non è “di nessuno” perchè desolata bensì perché vergine, deve ancora essere scoperta e, tutto sommato, l’adolescenza è la terra di nessuno per eccellenza, abbandonata dall’infanzia ma non ancora del tutto scoperta per la vita adulta.

Età di lettura dai 13 anni