Oggi, 11 febbraio, è la Giornata mondiale per le donne e le ragazze nella scienza.

E’ dal 2015 che l’Unesco da deciso di istituire questa strana, ennesima, giornata mondiale per qualcosa. Non amo le giornate mondiali, tutt’altro, ma penso che la loro istituzione sia di per sé segnale di un qualcosa a cui si deve prestare ascolto e attenzione. Nel mirino dell’attenzione Unesco in questo caso, con questo programma, è la necessità di sostenere la presenza delle donne in contesti scientifici perché nel 2017 questo problema ce l’abbiamo ancora, incredibile a dirsi!

Quindi non siamo qui per lottare contro qualcosa a danno delle donne (categoria già di per sè discutibile) come la violenza ecc. ma per sostenere e diffondere il loro valore all’interno di contesti scientifici. Come sempre, ma vale la pena ribadirlo, l’unico modo vero ed efficace per combattere pregiudizi e stereotipi è: agire sull’infanzia, educare sin da bambine e bambini che si può diventare ciò che si vuole, senza distinzione di sesso o di propensione legata alla componente sessuale.

Come afferma Vichi de Marchi, giornalista e scrittrice che su questo tema lavora da anni, in un’intervista uscita sul sito di Editoriale Scienza (potete leggerla qui)

Serve un lavoro che parta dall’infanzia per abbattere i muri di diffidenza e i tanti stereotipi che fioriscono a scuola, in famiglia, ovunque, riducendo la fiducia in sé stesse delle bambine e delle ragazze verso le così dette materie Stem (science, technology, engineering and mathematics).

Perché una delle cose di cui le bambine e le ragazze hanno più bisogno per immaginarsi scienziate è di potenti iniezioni di fiducia in se stesse. E modelli a cui ispirarsi.

Ecco, la fiducia in se stesse è il nucleo centrale per Vichi de Marchi come ha ribadito anche durante il convegno EuKlidea dedicato alla divulgazione scientifica che si è tenuto qui a Venezia in Querini Stampalia lo scorso autunno.

 

Ma anche i modelli a cui ispirarsi possono costituire un sostegno importante, non tanto e non solo per prendere spunto, ma soprattutto perché i modelli, anzi le modelle in questo caso, positivi, sono lì a dirci che ce la possiamo fare; a questo, a raccontarci le storie di donne che hanno fatto la storia della scienza in ogni suo ambito, ci pensa una bellissima collana di Editoriale Scienza a cui tengo moltissimo che si intitola, appunto: “Donne nella scienza”.

Questa collana al momento ha al suo attivo ben  11 titoli tutti corrispondenti alla stessa tipologia: narrazione in forma autobiografica della biografia della donna soggetto ed oggetto della narrazione. Si tratta dunque di una forma di divulgazione fatta in forma narrativa, e già questo le dà una marcia in più, e accompagnata da alcune illustrazioni. Le autrici dei libri che danno voce di volta in volta a Temple Grandin, a Eva Mameli Calvino, a Margherita Hack ecc. sono quelle di bravissime scrittrici o di scienziate a loro volta, tra queste Beatrice Masini, la stessa Vichi de Marco, Emanuela Nava e Chiara Carminati che ha firmato l’ultimo volume che sarà presentato a Bologna il prossimo aprile.

Di Siate gentili con le mucche. La storia di Temple Grandin Fiori in famiglia. Storia e storie di Eva Mameli Calvino vi ho già raccontato, questa volta mi sono dedicata a La forza nell’atomo. Lise Meiner si racconta di Simona Cerrata illustrato da Anna Curti e La mia vita tra i gorilla. Dian Fossey si racconta di Vichi de Marchi illustrato da Cinzia Ghigliano.

Lise Meitner è stata una importantissima fisica a cui si deve la scoperta della fissione dell’atomo che tuttavia non le è stata direttamente riconosciuta perchè attribuita al suo collega ed amico Otto Hank. Lise dapprima ha conseguito il diploma da privatista perchè alle donne, in Austria, alla fine dell’Ottocento primi Novecento, non era consentito fare il Liceo, poi a Berlino ha studiato fisica all’Università quando alle donne non era permesso andare all’Università, quando le studentesse sono state ammesse lei era già ricercatrice ma di nascosto perchè, indovinate un po’, alle donne non era consentito svolgere quel mestiere. Quando finalmente la burocrazia si mette al passo con Lise dandole il proprio posto di docente e di responsabile dell’istituto di fisica ed un bello stipendio come ai colleghi maschi ecco che arrivano le leggi di Norimberga e la fuga in Svezia. E da qui così avanti, una vita a correre dietro ad un diritto quando a Lise Meitner interessava correr dietro solo agli atomi… Molto bello, come sempre, anche l’apparato documentario che accompagna il libro alla fine in cui vi consiglio caldamente di prestare attenzione alla lettera che Lise scrisse al collega Otto riguardo le responsabilità degli intellettuali non-nazisti durante il regime del terzo Reich.

Quanto a caparbietà Dian Fossey non è da meno, senza un titolo di studio pertinente né altro persegue e raggiunge il proprio scopo: vivere nella natura selvaggia insieme agli animali. Diventerà la più grande conoscitrice di Gorilla di montagna,il suo impegno per gli animali in una zona politicamente instabile dell’Africa le costerà la vita ma lascerà a tutti noi, femmine o maschi che siamo, l’assoluta certezza che ne sia valsa la pena.

Ed allora anche per noi, bambine di sempre e dovunque, deve valere la pena in ogni caso di vivere secondo passione.