Quando ho incontrato Coraline per la prima volta lei era in formato di animazione digitale, io ero con un pancione di sette mesi della mia prima figlia e l’impressione è stata…impressionevole.

Quando ho incontrato di nuovo Coraline lei era di carta, io…la io di adesso, con 7 anni in più e un bel percorso alle spalle, ed è statose possibile più impressionevole della prima volta.

Coraline di Neil Gaiman, illustrato da Dave McKean (lo stesso de Il selvaggio), edito da Mondadori, è senza dubbio quello che si potrebbe definire un romanzo di paura, di una paura sottile, perturbante, decisamente accattivante. Nonostante la storia scivoli sempre più verso il nero, o più probabilmente proprio per questo, il lettore non si riesce a staccare dalle pagine del libro. Caso eccezionale di scrittura calibratissima in cui l’autore conduce e dirige alla perfezione la narrazione, ci sentiamo sin dall’inizio assolutamente coinvolti nella narrazione poiché con la protagonista condividiamo il desiderio più recondito: l’eliminazione della madre. E con la protagonista, nella finzione, condividiamo l’angoscia estrema per la realizzazione di quel desiderio la cui sola espressione sembra essere un tabù.

Coraline è una ragazzine come tante, come lo siamo state noi, con un carattere tale che ci si può riconoscere benissimo anche un ragazzino. Trasferitasi in una nuova casa, sopraffatta dalla noia e dalla mal celata rabbia nei confronti dei genitori sempre intenti a lavorare al computer, cerca nei dintorni della casa la chiave di accesso di un mondo altro, quello che ha sempre desiderato: un mondo in cui ci si accorga di lei.

[Devo ammettere, non è pertinente ma l’idea mi è venuta, che ho pensato subito, per un’altra fascia d’età, con altri contenuti ecc., ma l’ho fatto, all’inizio di Un grande giorno di niente della Alemagna.]

Coraline non desidera di far sparire, di uccidere metaforicamente, i suoi genitori, probabilmente ha elaborato abbastanza bene in età infantile il complesso edipico, tuttavia desidera, come ogni adolescente che si rispetti, che i suoi genitori, proprio loro, siano però fatti in maniera diversa, si comportino in maniera diversa.

Coraline lo desidera talmente tanto che scopre un mondo parallelo, al di là di una immancabile porta chiusa su un mistero che lei, ovviamente, apre, un mondo in cui la sua casa e i dintorni di essa sono identici, anche i suoi genitori sono identici però…la casa profuma di cose buone da mangiare, i suoi genitori sono dolci, accoglienti, proprio come Coraline li ha sempre desiderati, solo una cosa è diversa: gli occhi.

L’altra madre e l’altro padre non hanno occhi ma bottoni neri cuciti al posto degli occhi.

Ora, non so a voi, ma a me, solo l’idea di cucire qualcosa al posto degli occhi fa impressione. Se poi accompagnate alla sensazione di per sé “scomoda” le illustrazioni molto ma molto impressionistiche di Dave McKean l’inquietudine e l’angoscia sono assicurati. Ora, a parte il fatto che, evidentemente, gli occhi sono dai tempi dei tempi lo specchio dell’anima e che quindi non averli vuol dire non avere anima o, peggio, averla venduta al diavolo, il filo che lega i bottoni e che ci inchioda al libro è il libro della ragnatela che l’Altra Madre intesse attorno a Coraline esattamente come ha già fatto con altri bambini in passato le cui anime continuano a girare inquiete nell’Altra casa.

La narrazione si articola in un intrico di implicazioni, di storie laterali, di implicazioni personali, tale da prendere la forma di una ragnatela: la ragnatela che il ragno travestito da Altra Madre intesse per catturare Coraline e convincerla a cucirsi i bottoni agli occhi è in realtà il libro che stiamo leggendo.

 

La ragnatela del ragno è il finto mondo a due dimensioni creato per dare a Coraline l’illusione di essere nel suo stesso mondo ma è soprattutto il racconto in cui il lettore viene irrimediabilmente irretito. Tecnica mica male per creare perfetta coincidenza tra lettore implicito e lettore reale no?

Per fortuna Coraline è una ragazza con i piedi per terra, pronta a seguire il proprio istinto e a discernere desideri inconsci e rischi reali e può fare affidamento su un aiutante d’eccezione: un gatto che, proprio come lei, è l’unico personaggio che può passare da uno all’altro mondo con disinvoltura.

La struttura del romanzo, a ben guardare, per molti aspetti ripercorre quella della fiaba, le funzioni ci sono tutte e tutte portate all’ennesima potenza e come ogni fiaba non manca l’elemento magico/ultraterreno nè la paura per la non riuscita dell’impresa. In ballo c’è la propria identità prima ancora della propria vita.

E’ per questo che Coraline, come Cappuccetto Rosso e come tanti protagonisti delle fiabe classiche, ce la fa, sopravvive e sconfigge i cattivi con una differenza sostanziale: Coraline è un’adolescente dotata di ottima capacità di analisi della situazione, priva di ingenuità in questo senso e che ce la fa, certo insieme al gatto, ma DA SOLA.

Coraline è una ragazza che si sente, forse anche si auto-mette, in pericolo ma che salva se stessa e i suoi cari attraversando il mare del dubbio su se stessa e rafforzandosi nella propria identità.

Un libro che può fare la differenza. Assolutamente indicato per tutti gli adolescenti dai 14 anni in su!

p.s. Attenzione! Il film di animazione Coraline è un ottimo film, che riprende bene l’atmosfera del libro cambiando alcune cose, ma assolutamente NON adatto ai bambini!!