Ma se vi capitasse di morire, o almeno di pensare di poter morire a 16 anni, vi verrebbe mai in mente di chiedere al vostro amico/compagno di danzare sulla vostra tomba?

Beh, se vi dovesse venire in mente pensate un attimo alle conseguenze in cui incorrerebbe il vostro amico/compagno se qualcuno lo dovesse scoprire. Va bene, se siete morti non è che le conseguenze delle azioni di un altro vi interesserebbero poi tanto, d’accordo, tuttavia chi muore, o almeno chi pensa di poter morire, qualche pensiero a chi lascia dovrebbe dedicarlo.

Barry non lo ha fatto: ha immaginato la propria morte – forse un po’ più romantica di uno schianto in moto ma comunque l’ha fatto – ed ha chiesto a Henry di danzare sulla sua tomba in scherno alla morte, in onore della vita. Ed Henry, al termine di un incontro di sesso alquanto impegnativo da ogni punto di vista, cosa avrebbe dovuto fare se non pensa che Barry fosse completamente scemo e promettere che avrebbe danzato?

Il destino, si sa, è quel che è e non lascia scampo, la faccenda si intriga, Barry e Henry litigano, si allontanano, il loro rapporto si complica, si complica al punto che Barry muore per davvero, incredibile anche solo da pensare per Henry che ancora non riesce a fare i conti con l’idea di un se stesso adolescente che sta dolorosamente, ma anche calorosamente, scoprendo.

Il punto è che nessun adolescente sano di mente, ovvero completamente invischiato nelle volute della propria anima, calcola davvero, o vuole davvero calcolare, le conseguenze delle proprie azioni…non lo fa evidentemente Barry quando corre decisamente troppo con la moto, non lo fa Henry quando obnubilato dal sonno promette ciò che non si può promettere: di sconfiggere la morte con una danza gioiosa.

Qualsiasi adolescente vero, tuttavia, di quelli che nelle volute della propria anima vogliono crogiolarsi dolorosamente ancora un po’, cercherebbe in ogni modo di mantenere la promessa, anche a costo di rompersi l’osso del collo, anche a costo di travestirsi da donna e fingersi la fidanzata addolorata (in realtà finge solo di avere un sesso diverso) per poter vedere un’ultima volta l’amato in obitorio; anche a costo di essere preso e denunciato per profanazione.

Profanazione!

E di cosa? Della tomba, della morte, o della vita?

A voi la scelta, la trama di Danza sulla mia tomba di Aidan Chambers, edito da Rizzoli, è sin troppo articolata e sovraccarica di implicazioni, anche personali, per il lettore da poter darne una lettura univoca.

Ed è per questo che la scrittura di Chambers parla la lingua dei ragazzi e delle ragazze in cui sesso di appartenenza, sesso vissuto, vita, morte, conflitti familiari ed interiori fanno tutt’uno con la quotidianità di una creatura in disperata ricerca di se stessa.