Da qualche mese mi sono data allo studio e alla lettura di tutto ciò che riguarda la letteratura per l’infanzia e l’autismo.

In particolare, per il corso di formazione per insegnanti della scuola primaria organizzato in collaborazione con la Fondazione Martin Egge di Venezia, ho approfondito il tema rispetto agli albi illustrati prendendo in considerazione, tra l’altro, cosa offre il mercato editoriale di specificamente pensato per bambini autistici o per narrare la loro realtà.

Se nel campo della CAA (comunicazione aumentata alternativa)e degli inbook si possono trovare molte, e sempre di più, proposte di grande valore – penso innanzitutto ai “Pesci parlanti” di Uovonero o ai libri di Camilla che ripropongono grandi albi in CAA –  sul versante degli albi illustrati mi pare che non si possa sempre dire altrettanto.

L’approccio all’autismo, ma credo lo stesso si potrebbe dire per altre tematiche, mi pare sconti moltissimo la logica “divulgativa” che molto poco riesce a farsi letteratura. Il problema mi pare sia sostanzialmente nei testi che, non inquadrando perfettamente il lettore implicito ( e dunque in qualche modo l’obiettivo primario della narrazione), non non riescono a a parlare il linguaggio delle storie per piccoli lettori. In sostanza questi racconti non riescono a stipulare con il lettore quel patto di sospensione dell’incredulità necessario alla narrazione. La narrazione in questi casi procede faticosamente, in maniera farraginosa, anche quando le illustrazioni sono di una certa qualità.

Sto pensando in particolare a 3 titoli: Il mondo è anche di Tobias, Martino Piccolo Lupo E’ non è.

Il mondo è anche di Tobias, di Elena Spagnoli Fritze illustrato da Michele Ferri e edito da Lapis, è un albo che presenta diversi punti critici dal punto di vista narrativo: innanzitutto la storia narrata non è metafora d’infanzia bensì trasposizione del punto di vista adulto, del genitore, anzi, di un genitore. Le tematiche affrontate possono essere anche “giuste” sensate e condivisibili ma la letteratura non è fatta di tematiche bensì di tecniche e modalità narrative adeguate al lettore implicito che l’autore reale si prefigge. Il linguaggio inoltre risulta prolisso specie per la fascia d’età che l’albo vorrebbe tentare di raggiungere. Le figure retoriche e i riferimenti utilizzati nel testo non afferiscono al mondo o alle modalità di pensiero di un possibile lettore reale (i riferimenti al Piccolo Principe o al Lancillotto non parlano al bambino ma, eventualmente, all’adulto che legge). Tutto questo benchè le illustrazioni di Ferri a corredo del testo non siano di bassa qualità, mi paiono però didascaliche, non interpretano la storia nè ne creano una parallela, come gli albi devono fare.

Lo stesso mi pare un po’ accada in  Martino piccolo lupo di Gionata Bernasconi, edito da Carthusia, in cui le illustrazioni di Simona Mulazzani, bravissima illustratrice, sembrano adeguarsi alle parole del testo e seguirle interpretando poco.

La costruzione dell’albo che racconta la storia del piccolo lupo che non ulula alla luna è indubbiamente più equilibrata del caso del libro precedente, per linguaggio e grafica, però la storia non convince, resta priva di forza e, a mio parere, lontana da una comunicazione letteraria.

Assolutamente improponibili , secondo me, per un albo o comunque per un libro per bambini, e schede finali con domande personali e riflessioni sulla storia che il lettore dovrebbe compilare.

Quando smetteremo i chiedere ai bambini di rispondere a delle domande comandate dopo una lettura non sarà mai troppo presto!

Dulcis in fundo E’ non è, di Marco Berettoni Carrara illustrato da Chiara Carrer e edito da Kalandraka, è indubbiamente un albo molto più riuscito dei precedenti in cui le illustrazioni danno una lettura originale alla storia e il testo, dal canto suo, sembra maggiormente aderire al punto di vista del bambino lettore.

 

In sostanza quello che non mi convince di questi albi editi per altro, almeno i primi due, con il sostegno di associazioni che si occupano di autismo, è che “puzzano”. “Puzzano” di adulti: nel senso che un genitore pensa di trovarci ciò di cui ha bisogno per se stesso e il proprio bambino autistico, ma ciò che vi trova è invece solo il proprio punto di vista.

Come raccontare allora l’autismo?

Non lo so, non è sicuramente questione facile o per la quale ci sia una ricetta.

Ma resto convinta di due cose:

  1. la letteratura basta di per sè e per propria costituzione a raccontare la diversità ed il diritto di ogni storia ad esistere;
  2. per costruire narrazioni credibili e funzionanti, non funzionali, ci vuole una padronanza delle tecniche narrative per raggiungere il lettore reale qualunque esso sia.

Mmmmmm Mi sono tirata dietro un po’ di strali, mi pare, con questo posto….Pazienza. Credo sia legittimo ed utile esprimere delle perplessità, il mio, ci tengo sempre a ribadirlo, è il punto di vista di chi si occupa di letteratura, non di autismo o di altre tematiche specifiche e tuttavia, se lo strumento comunicativo che si sceglie è quello letterario, beh, allora, bisogna rispondere ai crismi della narrazione, non solo delle finalità.

Mi pare vada in questo senso, con risultati positivi, la collana sulle malattie rare e le disabilità edita da Kite scritta da Luigi Dal Cin ed illustrata da Chiara Carrer. Mi dicono che è previsto un titolo della collana dedicato all’autismo, lo aspettiamo fiduciosi.

Se avete delle esperienze specifiche a riguardo vi sarei grata se me le raccontaste.