Dopo una settimana di sospensione torna la nostra bellissima rubrica del lunedì curata da Adolfina de Marco a marzo dedicata all’utopia.

Un mondo senza bambini e altre storie, di Philippe Claudel, Illustrazione di copertina di Simona Mulazzani, Salani, 2009.

Potrebbe essere un mondo ideale il mondo senza bambini? Possiamo provare ad immaginare cosa accadrebbe in un mondo senza bambini così come ce lo racconta Philippe Claudel?

Possiamo immaginare che cosa sarebbe un parco giochi, una scuola, una città?

“Una bella mattina, o meglio, una schifosa mattina, … gli uomini si resero conto che c’era qualcosa di strano. Non un rumore. Non una risata. Non un chiacchierio. Niente di niente: i bambini erano spariti! Quando dico i bambini, intendo tutti i bambini del mondo,…in tutti i Paesi, in tutte le città”.

I bambini si erano stancati degli adulti che non sapevano ascoltarli, che li mandavano a letto troppo presto e li costringevano a lavarsi.

Ma gli adulti senza bambini erano disperati e si misero a cercarli ovunque invano. Si erano nascosti ben bene nell’Oasi di Kerambala, all’estremo sud della Maderania, un posto inaccessibile ai grandi. Si può ben immaginare come fosse questo posto dopo aver letto le lamentele dei bambini: si poteva mangiare a volontà, non si andava a scuola e si poteva stare svegli fino a mezzanotte, eccetera eccetera, eccetera.

Il mondo sembrava addormentato senza i bambini, finché un giorno decisero che la lezione per i grandi era finita e tornarono accolti con grande gioia e festeggiamenti.

Accadde però, inevitabilmente, che i bambini diventarono adulti e anche genitori e in quanto tali si trovarono a ripetere  le stesse cose che avevano subito.

La storia si ripete e il racconto si conclude con le stesse parole dell’incipit:” Una bella mattina, o meglio, una schifosa mattina,…”.

Parole che si rimpiccioliscono creando un movimento circolare, una spirale dove tutto ha inizio e mai una fine ma si trasforma.

Lo scrittore francese ci invita a leggere le altre storie contenute nel libro per ricordarci che è importante rimanere bambini per avere uno sguardo più lungo, o forse più corto, o forse tutti e due insieme per esplorare gli spazi soleggiati o tenebrosi dove i bambini si rintanano.

Perché?

Per avere un mondo fatto dai bambini naturalmente!

Per ricordarci che crescere significa trasformarsi, cambiare, evolversi, trasformarsi, cambiare, eccetera eccetera eccetera. All’infinito. Possibilmente però in questo eterno ritorno possiamo sforzarci di preservare il nostro orecchio acerbo.