Cinquant’anni fa veniva pubblicato per la prima volta Lettera a una professoressa scritto dai ragazzi della scuola di Barbiana insieme al loro maestro Don Milani.

Oggi, cinquant’anni dopo, cosa resta, cosa torna, cosa ancora ci parla e ci interroga dei contenuti di questo testo che ha fatto storia? Come raccontare e ricordare la figura di Don Milani e la sua esperienza pedagogica in un’epoca in cui siamo tornati a parlare di bocciatura alla scuola primaria?

La polemica che da sempre, ed in questi mesi più che mai  (alla fine del post troverete tutti i link ad articolo ecc. usciti a riguardo sul Sole 24 ore inserto domenicale o via radio ecc.), si solleva attorno l’esperienza della scuola di Barbiana parte dal pregiudizio, non fondato sulle parole nè sulle esperienze, che Don Milani si battesse contro la bocciatura e la selezione degli studenti sulla base delle nozioni apprese per semplificare la scuola, per renderla “facile”.

Ma la scuola di Barbiana tutto era fuorchè facile: 365 giorni ininterrotti di scuola, senza feste né vacanze. Perché se i ragazzi non stavano lì allora dovevano stare nei campi a coltivare, nelle stalle a spalare il letame delle bestie. E chi si lamenta di andare a scuola?! Sostengono i ragazzi nello scrivere la famigerata lettera: nessuno sano di mente preferirebbe alzarsi alle cinque per andare nei campi invece che andare a scuola ad imparare. Imparare a leggere e scrivere vuol dire imparare a conoscere i propri diritti e doveri, diventare cittadini, non rivendicare il diritto all’istruzione ma molto, molto di più: il diritto alla sovranità che la Costituzione italiana riconosce al popolo e dunque a ciascun cittadino.

Essere istruiti è questo, nel profondo: avere gli strumenti per comprendere, analizzare ed entrare nella realtà storica che ci circonda non come soggetti passivi e sottomessi ma come pedine attive di un mondo in cui il cittadino con i propri bisogni deve essere il centro. Se Lettera a una professoressa, con il suo strabiliante apparato di ricerche statistiche sulla mortalità scolastica, è senz’altro un testo figlio del suo tempo e del suo “luogo” in qualche modo (la realtà dei paesi contadini fuori dalle Città che ancora negli anni Sessanta non vedeva in nessun modo migliorare le condizioni dei lavoratori delle campagne), ci sono molte cose per cui lo studio e l’esperienza di scrittura collettiva da cui il libro deriva ci parlano ancora oggi. Le condizioni sociali sono cambiate ma la necessità di una scuola accogliente che faccia spazio agli ultimi e che a loro e per loro pensi gli strumenti più adeguati e raffinati per essere cittadini, non mi pare sia mutata, anzi.

Negli anni in cui la buona scuola punta sulle competenze, la scuola buona punta sempre e solo al prendersi cura, “I care” dice Don Milani. Di cosa? Qui sta il nucleo, secondo me, nella mia grandissima ignoranza, del pensiero straordinario di questo maestro: di tutto.

Tutto deve interessare i bambini e i ragazzi, tutti deve loro parlare perché tutto deve essere sentito come parte di un mondo che possono contribuire a cambiare.

E se questo deve essere, bisogna, necessariamente, che la mente del maestro, della maestra, della professoressa e del professore abbia lo stesso impulso al prendersi cura, al prestare attenzione.

Altro che scuola facile!

L’occasione per pensare ad un incontro dedicato a Don Milani ed al suo insegnamento è data dalla pubblicazione, a brevissimo di un albo che si annuncia importante: Il maestro scritto da Fabrizio Silei e illustrato da Simone Massi.

A raccontarci questo albo, ma soprattutto a discutere insieme di Don Milani e della scuola avremo il 18 maggio presso l’auditorium della Querini Stampalia due persone d’eccezione: Carla Ghisalberti che si prenderà cura delle classi la mattina, e Franco Lorenzoni per un incontro aperto a tutti il pomeriggio.

La giornata è organizzata da Teste fiorite e Querini Stampalia in collaborazione con la casa editrice Orecchio Acerbo.

L’occasione è direi più che ghiotta, oltre che unica e ci teniamo moltissimo.

Alle scuole primarie (quarta e quinta) e secondarie di primo grado offriremo un incontro che non dimenticheranno, gratuito e su prenotazione: il primo alle 10 e il secondo alle 12 entrambi a cura di Carla Ghisalberti.

Il pomeriggio poi vi aspettiamo in tantissimissimi in Auditorium della Querini per ascoltare Lorenzoni che su Barbiana e Don Milani, ma soprattutto sulla scuola sta dicendo cose davvero importanti.

Ci vediamo il 18!

http://www.internazionale.it/opinione/vanessa-roghi/2017/04/16/lettera-a-una-professoressa

http://www.cencicasalab.it/node/67

http://www.radio3.rai.it/dl/portaleRadio/media/ContentItem-7ca23de7-1587-4219-b1cf-318842ad97cc.html