Da qualche tempo ho una specie di ossessione: il punto di vista.

Mi pare che il punto di vista sia la chiave per leggere, comprendere la realtà, ma anche la chiave da cui interrogarla. Le domande dipendono dal punto di vista di chi le fa e le risposte da quello di chi risponde.

Nulla di meno oggettivo di un racconto, benché realistico, dunque.

I libri, i bei libri, la letteratura hanno il potere di darci un punto di vista da cui guardare al mondo, da cui raccontarci la Storia o una storia. Attraverso di esso il lettore può diventare qualcun’altro può sperimentare ogni esistenza, questo è il grande potere delle storie.

Fabrizio Silei, per il suo Il maestro in uscita in questi giorni per Orecchio Acerbo, illustrato da Simone Massi, ha scelto il punto di vista di un ragazzino figlio di contadini analfabeti nella campagna toscana negli anni Sessanta. Un ragazzino che in prima persona racconta l’incontro con il maestro di Barbiana.  

E’ stata colpa di quella sedia

Di colpo il buio è insopportabile, il buio dell’ignoranza assai di più di quello dell’assenza di luce elettrica.

E quella mattina il babbo, stanco di essere preso in giro dal padrone, decide di portare il figlio maggiore dal prete matto “quello che insegna a leggere e scrivere ai figli dei contadini”.

La storia, la Storia, poi la sapete tutti, la sappiamo tutti.

E’ la storia della scuola di Barbiana di Don Lorenzo Milani che con il suo semplice, secco, umano “I care” cambia la prospettiva dei suoi ragazzi sul mondo. Se pensiamo al me ne frego fascista che nel populismo ancora del dopoguerra e poi democristiano la fa da padrone, almeno nell’ottica dei padroni, I care è l’esatto opposto: tutto mi deve interessare a cominciare dalla mentalità dei padroni contro cui rivendicare i propri diritti.

Come dice senza giri di parole, senza teoria, la Lettera a una professoressa (che il ragazzo narratore dell’albo ha scritto insieme ai suoi compagni e al maestro) la scuola deve rendere sovrani. Lo dice la costituzione.

Il popolo è sovrano e dunque sono sovrani anche i contadini, i ragazzi, i bambini.

Una rivoluzione di punto di vista, mi pare, per gli anni Sessanta e la campagna così arretrata rispetto alle idee dei padri e delle madri costituenti.

E oggi? Lo è ancora?

Oggi abbiamo ancora delle sacche di popolazione a cui ancora dobbiamo riconoscere piena sovranità nell’esistenza quotidiana?

Penso spesso ai bambini migranti, a come poco siamo abituati ad assumere il loro punto di vista. In questi giorni di prove invalsi ci penso ancora di più.

Qual è il compito del maestro, della maestra, dell’adulto che si prende cura del bambino, del ragazzo, se non, in primis, fornirgli l’arma più potente di tutte: la parola, la consapevolezza, la conoscenza dei propri diritti e doveri.

Siamo nella struttura, nelle basi della vita materiale, diceva Calvino, senza le quali nulla è possibile. La storia bellissima che Silei e Massi ci raccontano è la storia di una lettera alla compagnia dell’energia elettrica, nulla di trascendentale o poetico, la differenza che passa tra il prima e il dopo l’incontro col maestro è la LUCE. La luce della ragione, della consapevolezza prima ancora che della lampadina. Anzi no, non prima ancora, ma contemporaneamente, vi sfido a studiare, imparare e ragionare senza luce, svegliandovi alle 5 per lavorare nei campi, anche da bambini. Ma chi lo sa come si sono sentite le migliaia di bambini che sono diventati uomini e donne così? Ma chi lo sa come si sentono i milioni di bambini che nel mondo ancora vivono così?

Per fortuna la nostra quotidianità, nostra ma non di tutti, è diversa, per fortuna la letteratura ci racconta quell’altra di cui almeno possiamo entrare attraverso la scrittura, sbirciare e comprendere. Meglio la scuola che i campi e il letame 12 ore al giorno. Meglio una scuola di 365 senza feste né riposi. Chi sostiene che la scuola di Don Milani fosse facile (e ce ne sono) deve aver letto male o non letto alcune pagine della Lettera a una professoressa.

Il maestro è un albo potentissimo, che prende il lettore e gli parla in maniera diretta e con la stessa lingua così come le illustrazioni in bianco e nero così realistiche ci portano nel mondo della storia che è il mondo della Storia con la S maiuscola.

Grande letteratura per l’infanzia al servizio dei bambini, come Orecchio acerbo sa fare al meglio.

Giovedì 18 maggio con la Fondazione Querini Stampalia dedicheremo un’intera giornata a leggere e rileggere Il maestro e l’esperienza della scuola di Barbiana, lo faremo la mattina con le scuole grazie a Carla Ghisalberti, e il pomeriggio con un incontro con Franco Lorenzoni, maestro che con il punto di vista del maestro Don Milani condivide… la cura necessaria a rendere i bambini sovrani…oggi prima di domani.

Per quanto riguarda teste fiorite, nel suo piccolissimo, quello che ci interessa è…il servizio sociale prima dell’utopia, come direbbe Munari.

La luce è meglio del buio.