Del gusto e della qualità

Avviso ai lettori.

Questo è un post scomodo, un po’ teorico, un po’ arrabbiato, ma che penso assolutamente necessario.

La questione è vecchia come l’uomo: de gustibus non disputandum est e tuttavia non tutto è gusto altrimenti…altrimenti tutto sarebbe relativo e i punti fermi verrebbero a saltare.

Non si discute sui gusti personali. Ognuno, fortunatamente, in un mondo libero e non sotto dittatura, ed in ogni caso dentro di sé, può scegliere ciò che gli piace o meno, e qui lascio in sospeso e volutamente non entro a ragionare delle forme di condizionamento da massmedia, da coetanei ecc. ecc., teniamo buono che ognuno sceglie liberamente cosa gli piace.

Bene, il gusto è una cosa però, e la QUALITA’ è un’altra.

La qualità non è relativa né soggettiva.

Il gusto ha basi soggettive, dunque insindacabili.

La qualità ha anche delle basi OGGETTIVE dunque valutabili. Che riguardano, ad esempio, per quanto riguarda la letteratura, le strutture narrative, il linguaggio, l’uso delle figure retoriche, il contenuto adeguato e la giusta forma per narrarlo, il metro, ecc. ecc.

A parità di qualità posso scegliere ciò che mi piace, ovviamente.

Ciò che è nostro dovere dare a bambini e ragazzi, a mio modo di vedere,  di qualsiasi ambito si tratti, che sia la lettura, che sia la musica, un laboratorio d’arte, uno sport e chi più ne ha più ne metta, è una selezione qualitativa in cui scegliere.

Naturalmente la scelta viene fatta generalmente a monte dall’adulto e per questo diventa fondamentale che l’adulto un qualche barlume di nozione ce l’abbia.

Mi capita spesso che delle persone che hanno scritto un libro per bambini o ragazzi mi chiedano recensioni o pareri sul loro libro, per correttezza a tutti rispondo che prima leggo e valuto e, per correttezza, quando non ritengo il libro valido motivo la mia considerazione analizzando gli aspetti critici.

Ne ricavo, quando va male, insulti e denigrazioni, quando va bene, risposte un po’ piccate tipo “mi dispiace che il libro non abbia incontrati i sui gusti”.

Ora vorrei dire qui, una volta per tutte, che i miei gusti, quando leggo qualcosa, con un bagaglio di anni di teoria della letteratura e lavoro sui testi, NON hanno alcuna importanza; se mi permetto di esprimere un parere, è il più possibile un parere tecnico.

Oggi mi sono scatenata, infine, perché ho ricevuto la solita risposta sui miei gusti riguardo una “poesia” o sedicente tale, pubblicata sul blog di una maestra nella selezione di poesie per la festa della mamma (e qui taccio un mare di altre considerazioni che forse potete immaginare se mi conoscete).

Ecco la poesia, vi prego leggetela e ditemi se questa è una poesia:

Una mamma moderna

La mia mamma è tanto bella,

si prepara come una stella:

si tinge i capelli, si mette il trucco,

e il mio papà…..rimane di stucco!

Pulisce la casa in continuazione,

con i prodotti in promozione,

tira i panni dalla lavatrice

e, se sono bianchi, è strafelice

Prepara pranzetti prelibati

con i cibi surgelati.

Al supermercato riempie il carrello

di detersivi, bibite e girelle.

Fa la tassista per la palestra,

i compleanni e altre feste.

Guida la panda o anche la SKoda

senza curarsi se è fuori moda.

Ha il computer e non lo usa:

non è portata si sente confusa!

Usa tanto il telefonino,

anche per parlare con la vicina:

Conosce tutte le canzoni

di D’ Alessio e di Baglioni,

di Renato Zero e di Pausini,

tutti suoi beniamini.

Io sono contento

che la mia mamma sia così

e pagherei per vederla ogni dì.

Vorrei vederla mattina e sera,

non per un giorno, per la vita intera!

Per coprirla di infinite carezze,

di tanti bacini e gentilezze,

per ringraziarla

per quel che ha fatto

per questo figlio un pò distratto

e non ha colto  in tempo reale

d’ avere….una mamma davvero speciale!

Adele Sibilio

Questa poesia è stata scaricata da internet e fatta imparare a memoria a bambini della scuola dell’infanzia; mi sono permessa di scrivere all’autrice del blog chiedendole quale criterio abbia applicato nel mettere insieme aberrazioni culturali prima che letterarie come queste e poesie di Rodari e De Filippo. La risposta ve la riporto:

“La mamma moderna è una mamma che pur dedicando tempo alla sua persona e ai suoi hobby ha il ruolo che hanno e avranno le mamme per i loro figli. Aimè, mi dispiace che non le sia piaciuta, ma le insegnanti scelgono  le poesie anche per completare e accompagnare un determinato percorso intrapreso.”

Ecco, mi sento un po’ come la mucca Sofia che non comprende cosa c’entri la forma delle sue corna da mucca con la musica.

Cosa c’entra il mio gusto con la discussione seria di ciò che è poesia, letteratura, di ciò che può essere dato ai bambini e cosa no?

Certo il punto è critico: chi decide? A chi dare la palma della saggezza?

Non credo sia una palma né che si necessiti di saggezza ma di una qualche capacità critica saldamente acquisita con lo studio e tenacemente perseguita con il confronto, l’informazione, la lettura, l’analisi e l’autoanalisi.

Mi pare che nel mare magnum di idee confuse sulla letteratura per l’infanzia la poesia paghi lo scotto più grande poiché lì ci vuole qualche competenza in più per poter dire qualcosa…

Basta la rima? Ma ne vogliamo parlare del pregiudizio sulla rima?

Magari un’altra volta, per oggi lascio stare.

Noto che, in questa grandiosa possibilità democratica che il web ci sta dando, la possibilità di dire ciò che vuole non equivale ad un diritto né tanto meno ad una qualche competenza.

Assumersi la responsabilità di ciò che si fa, si scrive, si pubblica, si dice, e delle conseguenze che questo implica, specie se ci si rivolge ad un pubblico bambino o  giovane, è, nella mia visione, un preciso dovere.

I gusti non si discutono, la qualità sì!

 

 

 

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6 Comments

  1. Grazie Roberta Fiorita.
    Ho preso e rubato. Copiato e incollato questa sedicente poesia, e la metto con le altre in repertorio. Salutari esempi da proiettare in belle slides nei corsi e seminari con insegnanti che tu sai. E ora ne avrò uno nuovo, con contesto: scritta e firmata (quindi è lecito che io riporti il nome) da una certa Adele Sibilio, scaricata da Internet e somministrata alla sua classe di scuola dell’infanzia da una maestra per la festa della mamma..
    Perché non completi le tue argomentazioni – lo so che mi ripeto, ma “repetita juvant” – ribadendo all’infinito che la composizione di rime e versi è un’arte come le altre, ha le sue regole dell’arte, e il suo lungo e continuo addestramento? Perché queste maestre che si improvvisano poetesse non si chiedono come mai non si improvviserebbero mai pianiste, violiniste, danzatrici? Solo perché fare rima non è (non sembra) difficile?
    Puoi dir loro, in questo caso, che per quanto mi riguarda il mio allenamento prevede, in questo periodo, lo studio a memoria e la ripetizione quasi quotidiana delle ottave di Ariosto. Al momento ne ho pronte una trentina: dette di fila prendono circa venti minuti. Con gli altri centinaia di versi di Dante, Petrarca, Parini, Foscolo, Leopardi, Dylan Thomas, etc., fanno quasi un’ora di litania orale d’addestramento.
    Poi chiedi loro quanti minuti al giorno e da quanti anni dedicano all’esercizio dei versi, scrivendoli, leggendoli, ascoltandoli detti dai migliori attori, e infine imparandoli a memoria e ripetendoli per strada.
    Io non ho studiato pedagogia e didattica per anni come loro, e non ho poi consolidato quel sapere per altri anni nelle classi. Perché pretendono rispetto per il loro mestiere e arte, appreso con tanta fatica, e non rispettano poi il mestiere e l’arte altrui?
    E soprattutto perché i nostri bambini devono avere in pasto cibi culturali così scadenti?
    Alimenti “non fatti a regola d’arte”? Abbozzati, pasticciati, adulterati.
    Non sanno i genitori che LE COSE FATTE MALE FANNO MALE?

    • Quando leggo questi obbrobri mi viene davvero da piangere! Se non li educhiamo noi adulti i bambini, nutrendoli con tutta la bellezza di cui l’arte è così ricca, chi altro dovrebbe farlo? Purtroppo oggigiorno la necessità di essere trendy e al passo coi tempi da un lato e la possibilità equanime di esprimersi rende tutti scrittori e opinionisti. C’è però un’educazione all’estetica dalla quale non possiamo prescindere se non vogliamo cadere in un piattume degenerativo della cultura e del senso artistico. Il fatto che tutti possano dire la loro non significa affatto che tutti abbiano qualcosa di sensato da dire e democrazia non equivale ad accettazione passiva della perdita del senso estetico. Occorre distinguere, denunciare, selezionare, altrimenti i nostri figli si nutriranno non di cibo sano, ma di fast food per l’anima e cresceranno con l’idea che quella sia la miglior alimentazione possibile solo per non aver avuto la possibilità di conoscere un’alternativa. L’alternativa però c’è e assai più salutare, diamogliela!

  2. Serenella Menichetti

    E’ terribile! Non c’è altro da dire.
    Serenella Menichetti

  3. Anonimo

    Ma è proprio brutta come poesia. Io ho già problemi con Rodari e Piumini (non mi insultate, please), ma questa è una c….. pazzesca!

    • Per tutte le elementari mio figlio ha dovuto imparare a memoria le “poesie” scritte dalla sua maestra. Io, che digerisco male le filastrocche, e anche fra i grandi poeti per l’infanzia, solo pochi mi convincono, ho molto sofferto.
      Ma ogni volta che vengo accolto nelle scuole c’è sempre qualche bambino con una versione poetica dei miei romanzi o uno scritto d’accoglienza che fa più o meno così: “Benvenuto autore! Siamo qua per darti il saluto, se ti sapremo ascoltare, qualcosa si potrà imparare…” e così via. Ma le insegnanti le hanno lette? Mi domando ogni volta (rari casi a parte). E la risposta spesso e volentieri è questa: “Certo che sì! Non solo, spesso le hanno anche scritte!” E quindi c’è poco da meravigliarsi e c’è tanto da lavorare. Perché fare poesia con i bambini è bellissimo, ma è anche una grande responsabilità. Prima di farla, occorrerebbe leggerla, e, invece, troppo spesso non si fa.

      • Roberta Favia

        Caspita Fabrizio, devi avere uno stomaco che funziona molto bene! Scherzi a parte credo che il punto sia mai disconoscere la maestra, anzi, e contemporaneamente porsi il problema della formazione degli insegnanti.

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