Ecco quello che si dice mettere il dito nella piaga. 

In quale?

Nella piaga dell’editoria per l’infanzia impegnata a indicare età di riferimento per i libri per bambini e ragazzi che va pubblicando.

Si può dare un’età di riferimento ad un libro?

Ha senso farlo?

Ragioniamo insieme.

Si può dare un’età di riferimento ad un libro?

Il dato di fatto è che tutte le case editrici indicano un’età di riferimento, quindi di potere mi verrebbe da dire che si può per la semplice evidenza che si fa.

Se per potere intendiamo invece la possibilità profonda di individuare un’età a partire dalla quale un libro è leggibile o no la questione si fa complicata. Non sono tra quelli, lo dico subito, che pensano che a priori non si possa indicare un’età (sul tema ha scritto qualcosa di interessante Ruzzier sul blog dei Topipittori e potete leggerlo qui), anche se penso che l’indicazione debba essere puramente indicativa ed ampliamente superabile da chi conosce il lettore, il singolo lettore. 

Se infatti ogni lettore è un soggetto a sé stante che in base alle proprie propensioni, abitudini, momento ecc. ecc. ha diritto di leggere quello che più gli ispira; è pur vero che ci sono temi e linguaggi verbali ed iconici che non sono crossover, che, al buio, hanno bisogno di una soglia da cui essere valutati. 

Ma soprattutto, la differenza la fa moltissimo il tipo di lettura a cui si destina il libro: una lettura condivisa abbassa di moltissimo l’età di riferimento. Un libro letto con la mediazione della voce di un adulto che accompagna permette un avvicinamento al libro del tutto diverso da parte del piccolo lettore. 

Mi ha sempre colpito, ad esempio, vedere che alcuni albi illustrati siano consigliati dai 3 anni in sù quando si leggono benissimo con bambini molto ma molto più piccoli. E’ vero verissimo che un bambino sotto i due anni almeno avrà bisogno di una narrazione più enciclopedica che sequenziale, non causale perchè ancora non è in grado di elaborare da solo alcune strutture linguistiche e narrative. Ma è altrettanto vero che sin da piccolissimi si possono narrare storie anche complesse, che un albo letto e sfogliato con l’adulto di riferimento è un’esperienza che va molto ma molto oltre le capacità cognitive pseudo oggettive della mente de lettore. Se seguite la rubrica di Chiara Costantini sulla lettura all’asilo nido vi renderete conto, così come spessissimo lei stessa sottolinea, che i libri che legge con questi lattanti o piccolissimi divezzi hanno un’età di riferimento decisamente più alta rispetto all’uso che lei ne fa.

Allora il discrimine dov’è?

Il discrimine è nel lettore, lettore adulto ad alta voce, lettore piccolo che ascolta instaurando una relazione.

Che il bambino in questione comprenda a pieno tutto ma proprio tutto il contenuto del libro ci interessa?

No, francamente non ci interessa.

Che il bambino legga il libro dall’inizio alla fine per intero e per dritto, ci interessa?

No, francamente non ci interessa nemmeno questo.

Quello che ci deve interessare è ciò che si scatena durante la lettura, quel piacere che permette di superare la difficoltà quella che è la funzione più complessa che il nostro cervello sappia fare.

Aidan Chambers sostiene che nella biblioteca ideale (casalinga, pubblica, scolastica che sia) ci devono essere, insieme ad un’ottima e ricca selezione di libri adeguati alla fascia d’età del lettore (alle sue capacità cognitive, emotive e ai suoi interessi), dei libri per fasce d’età più piccole ed anche più grandi per permettere momenti di regressione e di ricordo di piacere infantile, e allo stesso tempo essere sostenuto in voli verso il futuro, slanci che stimolano la crescita del lettore.

Si può dunque dare un’età di riferimento basata su parametri legati al contenuto narrativo ed iconografico di un testo, dopodiché deve arrivare la conoscenza del lettore e/o la competenza di chi propone i libri. Un’insegnante sa cosa e quando va bene per i suoi alunni e, mi piacerebbe così fosse, per ciascuno di essi preso singolarmente; un libraio sa come e quanto poter giocare con l’età di un libro in base alla conoscenza, in questo caso, non del lettore di destinazione, del suo contenuto inteso in senso lato. Un genitore attento conosce la “forza” del lettore che ha in casa.

Dareste mai la trilogia di Tolkien del Signore degli anelli ad un undicenne?

Non credo, io non l’avrei fatto. Eppure quest’estate in vacanza il figlio dei nostri amici, 11 anni, in 14 giorni ha letto l’intera trilogia…

A che età si può leggere il Mago di Oz?

Noi l’abbiamo letto, ad alta voce 2 anni fa, mia figlia aveva 5 anni. Tuttavia oggi, che ne ha 7, non glielo darei ancora per una lettura autonoma.

Morale: l’indicazione dell’età non è scolpita sulla pietra, possiamo passarci e ripassarci sopra come un carrarmato se ne abbiamo bisogno!

Ha senso dare un’età di riferimento ad un libro?

Detto questo, tutto ciò premesso, credo che possa avere senso individuare un’età consigliata innanzitutto per orientare librai, bibliotecari, insegnanti e genitori che non possono materialmente conoscere il mare magnum dei libri editi e che nell’età così come in altri parametri potrà trovare un elemento indicativo. Devo dire, in questo senso, che le case editrici fanno tendenzialmente delle valutazioni abbastanza pensate per indicare l’età quello che le case editrici non possono fare, è valutare la soggettività del lettore e mi parrebbe assurdo chiederglielo.

 

Come viene individuata l’età consigliata?

A, ecco, anche questo è un bel tema. 

L’età dovrebbe essere individuata in base alle competenze, medie (ovvero basate su studi fatti a campione tendenzialmente), cognitive ed emotive per ogni specifica fascia d’età e di sviluppo.

Capita a volte tuttavia secondo me, idea mia personale, che l’età venga modulata anche in base alle aspettative di chi dovrà comprare il libro: se una casa editrice osa con un libro che sa essere ostico per qualche motivo per l’acquirente o comunque per chi potrebbe consigliarlo, alza l’età. Sto pensando, ad esempio, ad un albo che amo moltissimo e che si può leggere a qualsiasi età, anche con bambini della scuola dell’infanzia e che la casa editrice ha indicato da ben 7 anni: Dentro me di Kitty Crowther edito da Topipittori.

Come scegliere un libro?

L’età può essere dunque un discrimine, non il primo, non il solo.

In biblioteca così come in libreria il consiglio è sempre:

1- lasciamoli vagare tra gli scaffali, quelli “pensati” per la loro età, ma anche tutti gli altri. Che seguano un qualche principio di piacere imponderabile. 

2- lasciamoci guidare dal consiglio del libraio o del bibliotecario

3- last but not least: fidiamoci del lettore e di che cosa lo attira, mal che vada lascerà la lettura per passare ad altro.