Se ne vedono ancora di vigili urbani in città?

Qui a Venezia sono figure un po’ mitiche, di quelle che senti nei racconti e che ti fermi a guardare se ne incontri una in vacanza, in città “normali” con le macchine.

Il compito del vigile, del gigile dice qualche bambino, è quello di esercitare lo sguardo per controllare il traffico e regolarlo per la salvaguardia di pedoni e automobilisti. Il suo potere non è nella forza,  evidentemente, quando nello sguardo, nella capacità di comprensione e di reazione rapida.

Se vi piacciono i vigili e le storie con un po’ di suspance Lo sguardo fragile fa per voi!

Il gigile è il vigile che sorveglia l’entrata e l’uscita da scuola dei bambini e che un giorno viene invitato in classe per raccontare la forza del suo mestiere, una forza tutta d’intenzione e di osservazione. I bambini entusiasti ascoltano questo strano narratore ma in realtà è lui, ad un certo punto, ad ascoltare rapito il racconto di Anna, amica di Mattia, bambino con la sindrome del Cromosoma X fragile. 

 

Questa del vigile è la metafora scelta da Luigi dal Cin, ed illustrata da Chiara Carrer, per raccontare una storia particolare: una narrazione che racconti ai bambini la sindrome del Cromosoma X fragile di cui io personalmente ignoravo l’esistenza ma che ho imparato essere la forma di ritardo mentale più comune dopo la sindrome di Down.

Dopo Il Puzzle di Mattero Deserto fiorito, albi degli stessi autori editi però da Kite l’anno scorso, questo è il terzo titolo di una collana voluta e sostenuta dall’associazione Uniti per Crescere di Padova; una collana interamente dedicata alla divulgazione, a misura di bambino e per mezzo della letteratura,  della conoscenza di alcune sindromi che provocano problemi neurologici nel bambino. Le caratteristiche dell’albo per formato, lunghezza, tipologia di illustrazione e scelta dei colori sono simili agli altri due titoli rendendo anche in questo senso la collana ben riconoscibile.

Anche la qualità dell’albo si conferma essere caratteristica della collana “Uniti per crescere”: testo ed immagini, pur dovendo mediare contenuti scientifici specifici non cedono alla facilità della scrittura didascalica anzi. Il racconto per parole di apre con un flashback  si dipana per le pagine con colpi piccoli colpi di scena che tengono desta l’attenzione del lettore ed alleggeriscono la “spiegazione” di Anna. Anche in questo caso anche la parte più propriamente divulgativa del racconto è affidata ad un bambino, ad una bambina per l’esattezza, così da aiutare il lettore a seguire, per prossimità e per linguaggio, il racconto anche, ed ancor di più in un certo senso, in queste parti.

L’illustrazione di Chiara Carrer segue da par suo la narrazione facendoci VEDERE la confusione di Mattia talvolta seguendo la metafora del vigile scelta da Dal Cin, altre prendendo altre strade.

Lo sapete che ho un debole per la letteratura di divulgazione! Sempre di più mi convinco che questa sia la strada, a misura di bambino e soprattutto a misura di piacere, per narrare anche contenuti scientifici, come in questo caso. Sono proprio curiosa di leggere l’albo che uscirà sull’autismo, ci sarà vero??

Ma se la tematica dell’autismo vi interessa, come a me, particolarmente, Lo sguardo fragile sarà anche per questo una buona lettura poiché almeno 1 terzo dei bambini affetti dalla sindrome del cromosoma X fragile presenta disturbi dello spettro autistico e, nella narrazione, questo emerge molto chiaramente negli sfarfallii delle mani, nella difficoltà con i suoni forti e con il contatto diretto con le persone ad esempio.

Per chi è un libro come questo?

L’età di lettura, a proposito delle riflessioni dell’altro giorno, io la indicherei  dai 6 agli 8 anni, con tutte le variabili del caso; ma non legherei assolutamente la lettura di questo albo, così come degli altri della stessa collana, alla necessità di relazionarsi ad un bambino o bambina affetta dalla sindrome specifica. La diversità e la disabilità sono sempre intorno a noi ed è ora che impariamo a raccontarle come una ricchezza condivisa ed esistente a priori. Come diceva Jella Lepman 

I libri sono educatori silenziosi