Diario delle letture estive

Caro Diario, 

sto leggendo così tante cose che è meglio che prenda qualche appunto per fissare delle idee, il romanzo di oggi è 

Spazio aperto di Cristophe Léon, Sinnos, 2017.

Si intitola, appunto, Spazio aperto ma di primo acchito il titolo sembrerebbe un po’ sibillino: non richiama esplicitamente il contenuto della narrazione. A differenza di Reato di fuga (stesso autore e stessa casa editrice) in cui il “tema” del romanzo è già tutto lì, nel titolo; in Spazio aperto ciò che il titolo tematizza è…il luogo non fisico del libero arbitrio, dello spazio aperto dato dalla possibilità di scelta.

Scelta di azione e di scelta di re-azione.

Lo spazio aperto della e dalla conseguenza di un’azione. Ma anche lo spazio del tutto aperto del finale mozzafiato in cui ognuno potrà leggere ciò che vorrà mettendosi nei panni del protagonista e compiendo la propria scelta.

Lo spazio aperto del titolo è anche inversamente proporzionale allo spazio che si stringe attorno e nella mente del padre di Lewis, il protagonista.

Questa è una storia di mobbing, mica poco!

La storia di un uomo e di un’intera famiglia schiacciati dal mobbing, la reazione dell’adulto colpito in prima persona, il padre, è la non reazione per eccellenza, almeno agli occhi del figlio: una forte depressione, l’abdicazione e la rinuncia dell’uso di quello spazio aperto che è la scelta di vita, la reazione.

Il padre di Lewis reagisce alla depressione gettandosi dalla finestra del suo ufficio.

Cosa si scatena nella mente di un adolescente che perde il padre, ma (ai suoi occhi) in qualche modo anche la madre che tenta di rifarsi la vita  con un altro uomo, in quel modo?

Nella mente di Lewis si fa strada, nello spazio aperto, la strada della vendetta, crea un piano per entrare nella casa dell’ex capo del padre e lo fa diventando amico (ma per davvero e il legame affettivo nella vendetta non era affatto calcolato) della figlia.

Quello che succede via via che il tempo passa scappa dal controllo di Lewis, il suo piano viene quasi scoperto, mezzo sventato….e lui che fa?

La pagina si chiude con una scena completamente aperta, può accadere l’irreparabile oppure no, sempre ammesso di mettersi d’accordo su cosa pensiamo che sia, nei panni di Lewis, l’irreparabile!

Cristophe Lèon è maestro di scrittura per composizione narrativa che non fa mai calare l’attenzione del lettore, ma anche per i finali aperti che sono una decisa scelta poetica come lui stesso spiega in questa bella intervista riportata sulla rivista Andersen: http://www.andersen.it/christophe-leon/

Il finale aperto, anche lo spazio aperto in questo caso, rappresentano per questo scrittore il luogo d’eccellenza perché il lettore eserciti la propria libertà di scelta. Mi viene in mente la canzone del pescatore di De Andrè, nella strofa finale ognuno può sentire ciò che vuole: il pescatore è stato ucciso o no? Ricordo di aver letto una volta un’intervista a De Andrè in cui lui dava una sua lettura della conclusione ma che negli anni si era accorto che effettivamente poteva essere plausibile anche un’altra lettura del finale.

Insomma il grande tema è: il libero arbitrio nelle scelte di vita e nelle scelte di lettore. La letteratura in questo senso è un spazio quasi infinito di possibilità da tentare e ritentare, seguendo strade note e ignote, rette e non rette, legali ed illegali perché tutto si chiude – fuori di sé – con l’ultima pagina del libro ma allo stesso tutto si apre – dentro di sé – in quella stessa ultima pagina di ogni libro letto.

Noterelle a margine: molto bella la copertina di Marta Pantaleo. Sempre pertinente e di qualità la scelta narrativa della casa editrice Sinnos in cui questo romanzo, come il precedente dello stesso autore, sta a pennello.