Qualche anno fa uscì un libro dal titolo Enciclopedia dei buchi (editoriale scienza), un gran bel libro che parlava di tutti i buchi possibili in natura ma credo che mancasse all’appello un buco speciale:

Quel buco che alberga dentro di noi e che ci fa ciò che siamo.

Ha colmato questo vuoto nel buco di libri che si occupano di buchi (un altro meraviglioso è Dimodochè di Gek Tessaro)

Yael Frankel con, appunto, Un buco, Kite edizioni  originariamente in spagnolo per la casa argentina Calidroscopio

Un buco, a prima vista è un luogo vuoto che per antonomasia richiama la desolazione.

 

Ma a ben guardare un buco – quel buco dentro ognuno di noi, proprio quello che non si sposta mai né si riempie mai, dentro di noi – è anche un posto caldo, ispiratore (questo è bellissimo, è il vuoto che crea non il pieno!) e soprattutto …sicuro.

Un luogo diverso dagli altri dove si può tornare ogni volta che si vuole.

Un ritorno a se stessi pret-a-porter.

Ecco cos’è un buco!

Ho conosciuto questo piccolo, dolcissimo, delicatissimo albo grazie ad un’amica Argentina che mi fa scoprire cose bellissime, l’ho letto nella versione originale dunque, godendo della sonorità della lingua spagnolo che tuttavia non si perde nella traduzione italiana fatta per le edizioni Kite. Cambia un po’ il formato del libro, in Italia è cartonato in Argentina è in brossura, ma il resto è proprio bello e basta e meno male che è arrivato anche qui in Italia.

Questo piccolo albo illustrato un po’ a collage un po’ con tecnica mista e scritto dalla stessa illustratrice, è un libro su… un buco. Ok, la scheda della casa editrice dice che i temi affrontati sono l’assenza, la separazione, il lutto, cose così. Ed è vero.

Tuttavia non limiterei questo libro ad una “lettura in caso di mancanza” a mo’ di bugiardino. Questa è una lettura che ci possiamo e possiamo regalare sempre a tutti, grandi e piccini per ascoltare una parte interna di se stessi.

Una eco che il buco emette leggera e che si sente solo se abbiamo la cura di ascoltare.

Per chi è questo libro?

L’autrice non ha dubbi e nella dedica (che spero ci sia anche nella versione italiana) scrive

Para todos aquellos que

lucimos nuestros huecos

tanto como nuestras rellenos.

Già, i buchi si illuminano, anche solo banalmente per non caderci dentro, ma anche CI illuminano e vale la pena mostrarli in tutta la loro vuotezza!