Quello che adoro di più negli albi illustrati è la capacità di raccontare oltre il testo, ed anche oltre le immagini. Il connubio testo-immagine non produce una somma ma una moltiplicazione di sensi.

E quando questi sensi vengono amplificati dall’ironia…ecco, lì trovo la mia pace dei sensi. Quando trovo il connubio tra ironia e narrazione vado in brodo di giuggiole. 

Posso dirlo? Lo dico, mi espongo! 

Ho un debole per gli albi (e i libri tutti) ironici.

Certo non tutti possono esserlo, ci sono libri e albi straordinari che adoro e che non sono affatto ironici e tuttavia dove c’è ironia io mi trovo proprio a casa, e non accade molto spesso. Non sono poi moltissimi gli autori che sanno giocare su questo filo saldo ma sottilissimo, specie quando si tratta di bambini!

Il fiume dei coccodrilli di Gustavo Roldan, Nuova frontiera Junio (2017), è così: un gioiellino di ironia sprigionata dal perfetto incontro di parole e immagini.

Come già con il Signor G , che è un altro delle piccole grandi gioie che la letteratura per ragazzi ci regala,  l’ironia non si sprigiona dal testo, o meglio dal contenuto in senso stretto della narrazione, quando dal tipo di tratto di Roldan così….(mi perdonino i tecnici dell’illustrazione) “sfilacciato”, rapido, stilizzato ma comprensibile a tutti, non di quelle stilizzazioni grafiche bellissime ma difficili magari da cogliere per un bambino piccolino.

Insomma, il tratto di Roldàn qui la fa da padrone per raccontare insieme ad un testo piuttosto “materialista” che parla di soldi contanti e sonanti. Soldi pagati sull’unghia e sufficienti a comprare addirittura…un fiume…senza i suoi abitanti però.

E se gli abitanti sono dei coccodrilli, non è proprio semplice rivendicare una proprietà! 

Ma insomma, se il signore dal vestito rosso ha un contratto d’acquisto e persino una boccetta d’acqua del fiume vorrà dire che qualcuno gliel’ha venduto e che quindi si poteva fare no?

Mica tanto! 

  1. I coccodrilli non sanno leggere
  2. i coccodrilli sono molto ma molto saggi e sanno che l’acqua di quella boccetta non vale niente perché già trascorsa, già andata, morta, non più fluente. Ditelo come vi pare, pure con Casablanca, “ad time goes by” l’acqua passata scorre via e non conta più.

Il fiume è roba da coccodrilli e peggio per il signore vestito di rosso.

Come finirà?

Con il colpo di scena fuori scena più bello che ci sia: uno

ZAP!!!!

e via.

Un attimo dopo il coccodrillo capo tornò sulla riva, annusò l’acqua e si immerse nel fiume.

Questo delitto mi fa venire in mente un altro delitto che si consuma all’ombra delle alghe, quella volta, non di un canneto: penso alla chiusa di Questo non è il mio cappello di Jon Klassen.

Qui come lì il fiume e i coccodrilli sono gli stessi all’inizio e alla fine ma…il paesaggio della fine è la scena di un delitto!

Ma quanto piace ai piccoli lettori assistere a questi dolcissimi omicidi sul filo dell’ironia?

Mi viene in mente una volta che ad un gruppo mamme una mamma mi disse che lei censurava la fine di Mangerei volentieri un bambino perché poteva spaventare e comunque non era una bella cosa far vedere che un coccodrillo si prepara a mangiare un bambino. Rimasi basita, immagino quella mamma di fronte a questo capo coccodrillo che prende la dcisione più saggia che ci si possa immaginare: difende il suo fiume!

La morale? 

Ma chi se ne importa della morale!

(scusate se sono brutale) 

Posto che questo albo una morale ce l’ha eccome e, come scrive Carla Ghisalberti

“spesso essere fermi, al limite della brutalità, su alcuni principi fondamentali, dà sempre i suoi frutti. 

Soprattutto se i frutti sono la Bellezza”,
 posto questo, dicevo, la letteratura è mediatrice di bellezza e bellezza in se stessa, e questo albo è letteratura.
Non credo serva aggiungere altro.
 
Con Il fiume dei coccodrilli ci si diverte. Se questo poi vuol dire che ci passa per osmosi anche un messaggio sotto perché, come diceva Lella Lepman (mi pare), “i libri sono educatori silenziosi” tanto meglio purché questo super potere dei libri sia assolutamente in sordina!