You can be anything you want to be
Just turn yourself into anything you think that you could ever be
Be free with your tempo be free be free
Surrender your ego – be free be free to yourself

(Innuendo, Queen)

Da diverse parti si sente dire che l’apatia dei cosiddetti millenians (la generazione dei nati tra gli anni ’80 e ’90, gli odierni trentenni) è in parte dovuta ad un’educazione che ha puntato a dir loro che avevano ogni possibilità di essere a disposizione, ogni possibilità di scelta libera e che, in ogni caso, sarebbe andato tutto bene. E quando bene non è andato qualcosa, per qualche motivo, quando l’individuo, fuori dalla famiglia, ha visto tarpate le possibilità che non aveva tentato con streinght e submission (come dice Elliot nei Four quartets) a fatica ha retto il fallimento o anche solo la frustrazione delle proprie e altrui aspettative.

Non so se sia davvero così, tuttavia credo che qualcosa di vero ci possa essere ma non nel contenuto di per sé, quanto nella forza che lo stare al mondo richiede.

Oggi, io, ai miei figli, non smetto mai di dire che possono essere tutto ciò che vogliono, che la passione può portarli a tentare ogni strada alla ricerca della propria identità e della propria vita ma che la possibilità è data, davvero, dalla forza e dalla sottomissione che metteranno nel perseguirla.

Dunque è vero, secondo me, che si può essere tutto ciò che si vuol essere, o, diventare ciò che si vuol diventare, la strada non piana ma è percorribile e lo sa benissimo il cammello del libro che sento di portare in palmo di mano oggi (in equilibrio perché è un bell’albo illustrato non proprio piccolo).

Io sono un cavallo di Bernard Friot e Gek Tessaro (Il Castoro)

Questa è la storia di un cammello da circo che non ne può più della routine del circo in cui infila 3 volte al giorno il collo nelle fauci del leone e decide di fare…il cavallo!

Si presenta ad una selezione per un cavallo per una guardia del parco cittadino.

Agli occhi (un po’ da camelide a dire la verità) di chi è predisposto alla selezione del cavallo, a dire la verità, il cavallo sembra assai un cammello. E tuttavia all’apparenza è disposto a preferire la fede nella narrazione del cammello che racconta come mille disavventure l’hanno portato ad avere quella forma da cammello pur essendo, davvero, un cavallo.

Ok, tutto a posto. Arruolato.

Il cavallo figura benissimo tra gli altri cavalli guardie, con le sue due bellissime gobbe.

Arriva la guardia a lui assegnata e…tadàààà.

E’ una donna…che ha tanto voluto fare la guardia che ce l’ha fatta!

Un albo deliziosissimo opera di due autori super, testo di Bernard Friot e illustrazioni di Gek Tessaro, che ragionano divertendosi e divertendoci sull’identità individuale.

Chissà di chi è stata l’idea del cavallo e del cammello… il cavallo è animale simbolico e fortemente identitario, mi pare di capire, per Gek Tessaro, basta pensare a quella dichiarazione di poetica in versi e immagini che è Io sono un ladro di bestiame felice o andare a fare un giro sul suo sito .

Chissà se anche Friot ha questo rapporto privilegiato con gli equidi, a giudicare da questo libro parrebbe di sì 🙂