Per chi c’era venerdì scorso a Trani all’incontro su albi e disabilità, o diverse abilità com’è meglio dire, ma soprattutto per chi non c’era ho pensato di pubblicare i miei appunti per l’incontro. Il titolo è ripreso da una omonima raccolta di saggi edita da Lapis alla fine della quale troverete una bibliografia ben più ampia di quella qui accennata (noterete andando a vederela che la maggior parte dei libri non sono italiani).

In quanto appunti sono sconclusionati e inconcludenti e vi chiedo scusa ma mi piace darveli in pasto così come sono…per altro non è che proprio abbia detto tutto questo, come sempre preparo una traccia ma vado sempre a braccio e quindi mi faccio trascinare…ma tant’è.

“Vorrei aprire questo incontro con una minima riflessione legata al fatto che dopo secoli, anzi, direi anche millenni, ci troviamo finalmente a ragionare della diversità e della disabilità in riferimento alla bellezza.
La nostra cultura occidentale, figlia del kalos kai agathos greco, ha da sempre unito qualità estetica e qualità morale portando a considerare tutto ciò che esulava dall’idea condivisa e codificata di bellezza, nell’ambito della bruttezza estetica e dunque della deviazione morale.

Nella storia della bruttezza (una l’ha curata anche Umberto Eco) compaiono disabili di ogni sorta e nani col cuore troppo troppo vicino al buco del culo, come dice De Andè, e fino a non molto tempo fa tutti gli individui con una qualche diversità fisica o psichica, senza badare che fossero bambini o adulti, venivano rinchiusi fuori dalla vista dei “belli e buoni”, o potenzialmente tali.

Quella della disabilità è una storia di sofferenza e reclusione inaudita, moltissimi passi sono stati fatti, molti altri necessitano di esser compiti per poter emancipare una volta per tutte il pregiudizio.

Dobbiamo arrivare ad occuparci della disabilità non solo usando il linguaggio della bellezza della differenza, ma, soprattutto, e qui arriviamo a cosa facciamo oggi insieme, attraverso la bellezza tout cour, la bellezza estetica di cui tutti, nessuno esluso, dovrebbero aver diritto a far esperienza quotidianamente.

Se per ogni persona è essenziale il contatto con il bello, lo è a maggior ragione per i bambini, tutti. E non solo perché domani saranno adulti, ma perché oggi sono bambini e la loro mente va nutrita di cose belle e con questo non mi riferisco, evidentemente, a contenuti, ma alle forme che il bello assume anche per mediare contenuti difficili, forti, fino al limite del brutto, per restare nell’assai difficile ed ampia categorizzazione di bello/brutto.

Proprio di questo vorrei provare a dire qualcosa in questo poco tempo: delle potenzialità di un oggetto come l’albo illustrato, tanto nell’uso diretto con bambine e bambini disabili, quanto con tutti i bambini per poter entrare nei mondi altri che la disabilità abita.
Ho scelto di stringere il campo sugli albi illustrati perché in questo breve tempo ho preferito prediligere un approccio più pragmatico che teorico, dunque ci occuperemo di albi per la fascia d’età 3-6, più o meno.
Ho fatto una selezione che naturalmente è la mia selezione, tante altre se ne potrebbero fare, le bibliografie sono quanto di più mobile e soggettivo si possa immaginare; tra questi ho scelto
1) dei libri dedicati esplicitamente a diverse forme di disabilità;
2) dei libri pensati per una lettura “speciale” in brail o in CAA (comunicazione aumemtativa alternativa)
3) dei libri che narrano la diversità senza alcun riferimento esplicito alla disabilità.

Tra questi vi sono libri “buoni e belli”, ovvero di buona qualità, e libri invece che non raggiungono il lettore e che dunque non “funzionano”.

Non sono una specialista di forme di disabilità quindi di questo non posso dirvi niente, ma sono una specialista della letteratura e su questo posso provare a dire qualcosa.

I libri di tutte e 3 le categorie approssimative che vi dicevo hanno in comune una cosa: sono libri che valgono se la loro natura letteraria regge.

Ovvero non è il contenuto ma la forma a fare del contenuto letteratura e la narrazione, qualsiasi contenuto medi, funziona nell’attrazione del lettore se e solo se rispetta i crismi della letterarietà ovvero se riesce ed instaurare con il lettore il patto di fiducia che gli permetterà di credere alla finzione e di entrare in un altro mondo.
Questo patto si chiama sospensione dell’incredulità ed un buon libro la richiede di qualsiasi cosa tratti, se si sceglie, ben inteso, la forma letteraria e non quella prettamente divulgativa.

Qui faccio una piccola digressione sulla differenza se c’è, tra divulgazione e letteratura: un libro di divulgazione media un contenuto di tipo nozionistico; un libro letterario evidentemente no. Però esiste la possibilità che la letteratura venga in soccorso della divulgazione prestandole gli strumenti del mestiere e svelandole i trucchi per catturare il lettore.

Intendo dire che qualsiasi contenuto mediato dalla narrazione “passa” più sempicemente ed efficamente perché perde la “puzza” della lezione dell’adulto.

Gli albi illustrati, o i libri in senso ampio, della prima categoria che vi ho proposto (quelli che parlano esplicitamente della disabilità) sono così: devono essere buoni libri da leggere altrimenti non servono a niente.

Per le altre due categorie la situazione forse è un poì più chiara a priori perchè nel caso della CAA di solito si traduce in quel linguaggio un testo letterario non uno divulgativo e quindi basta che la scelta a monte sia buona e tutto fila liscio; infine il terzo gruppo è fatto di libri di letteratura e quindi andiamo proprio tranquilli.

Dunque quello che c’è da fare è capire come valutare la qualità di un libro e, nello specifico, di un albo dedicato all’infanzia che arrivi a bambini disabili o che tratti di disabilità.

Partiamo dalla fine:

libri che arrivino a bambini disabili. Naturalmente sarei una cialtrona di prima categoria se vi dicessi che c’è un unico modo e un’unico tipo di libri da valutare: le disabilità sono talmente tante e i livelli di gravità così diversi e i bambini ancor di più che è impossibile generalizzare però su due aspetti possiamo lavorare: le immagini e le parole.
Le immagini costituiscono per tutti i bambini, ad eccezione degli ipovedenti naturalmente, il primo approccio alla lettura ed anche alla rappresentazione del mondo; le parole associate alle immagini acquistano un valore ulteriore che aiuta il lettore a conosere e catalogare il mondo proprio ed altrui, reale o immaginifico, dando sicurezza. Ad esempio nel caso dei bambini autistici le immagini sono aiuti percettivi, associate alle parole aiutano la comunicazione, e questo è esattamente ciò che fa la CAA in più e oltre le illustrazioni dell’albo. Qui per esempio starà al mediatore decidere che tipo di libri proporre al bambino: se ha più necessità di ritrovarsi nel proprio mondo attraverso storie mimetiche o se di lasciarsi andare alla immaginazione

Dunque un albo illustrato ben costruito può essere uno strumento validissimo non solo per leggere con bambini disabili, ma anche per leggere in gruppo e, non ultimo, per comunicare. Penso ad esempio a bambini autistici che rifiutano la parola diretta dell’adulto, se quella stessa parola è mediata o richiamata dall’oggetto terzo che è il libro e la sua narrazione – il suo protagonista fondamentale! -, può essere accettata dal bambino.

Ma veniamo ai libri che invece parlano di disabilità perché qui la situazione si fa più complicata.

Quando nella narrazione interviene la volontà di insegnamento e mediazione di un contenuto nozionistico abbiamo sempre dei problemi. E per questo occorre conoscere e saper scegliere nel marasma.

I libri per bambini devono parlare la lingua dei bambini e devono parlare ai bambini, non all’adulto che c’è dietro, sopra, sotto o al lato. Per questo è essenziale che siano bravi scrittori specializzati nella scrittura per bambini a narrare le storie, qualsiasi esse siano, e lo stesso vale per le illustrazioni. Autore e illustratore sono autori alla pari degli albi illustrati poiché i due linguaggi proseguono di pari passo.
Nel racconto il lettore deve cadere.

Del terzo gruppo, i libri di pura letteratura che raccontano a modo loro la diversità, mi occupo praticamente tutti i giorni e quindi non mi ci soffermerò in questo post.

Di seguito i libri che abbiamo scelto e che potrebbero essere tanti altri! Trasversali, nella mia visione, almeno alle bibliografie 2 e 3 sono i silent book che copiosi ci hanno accompagnato in questo incontro.

Un grazie speciale e decisamente affettuoso a Elisa della libreria Miranfù che ha recuperato un mare di libri per lavorare!

I gruppo libri che parlano di disabilità

Ad abbracciar nessuno di Arianna Papini, Fatatrac
È non è di Berettoni Carrara, Carrer, kalandraka
Lola e io di Segre, Camelozampa
Deserto Fiorito di Dal Cin-Carrer, Kite
Martino piccolo lupo di Bernasconi-Mulazzani, Carthusia
Sii amorevole con Eddi Lee , di Cooper e Fleming, Stoppani
Lo sguardo fragile di Dal Cin-carrer, Lapis
Mia sorella è un quadrifoglio Masini, Carthusia

Noi di Mazzoli e Possentini, Bacchilega junior
Il grande cavallo blu di Cohen Janca e  Quarello, Orecchio acerbo
Le parole di bianca sono farfalle di Lorenzoni e Fatus, Clavis
Un bambino di Stoppa e Possentini, Kite
Diverso come uguale beccogiallo
Il mondo è anche di Tobia Lapis

II gruppo libri in linguaggio speciale

Libri collana pesciparlanti uovonero
Libri di Camilla
Libro nero dei colori di Cottin e Faria, Gallucci

III gruppo libri che parolano di diversità

Orecchie di farfalla Anguilar e Neves, Kalandraka

Quelli di sopra e quelli di sotto Valdivia, Kalandraka

Bice speciale di Kock, Donzelli

Mio miao Dereck e Griffiths,  Orecchio acerbo
Un trascurabile dettaglio di Galpe e Csil, Terre di mezzo
Che cos’è un bambino, Alemagna, Topipittori
Essere o apparire di Isol, Terre di mezzo

I cinque malfatti, Alemagna, Topipittori

Il pentolino di antonino, Kite

Un buco di Yael, Kite

Wordless book/silent book

L’onda di Susy Lee, Corraini

La gara delle coccinelle di Nielander, Terre di Mezzo

Giochi di luce, di Boyd, Terre di mezzo

Il ladro di polli, di Rodriguez, Terre di mezzo

 

e moltissimi altri.

a voi, cosa avreste portato?