Sto leggendo una piccola raccolta di saggi di Michael Ende molto interessante e tra questi c’è il saggio centrale che mi ha invitato a nozze e non ho potuto rifiutare…

Si parla del perché si scrive e del perché si scrive per i bambini e si affrontano questioni pratiche e teoriche su cui più volte ho provato a ragionare.

Lo scrittore della famosissimissima Storia infinita spiega il suo punto di vista su questa delicatissima questione che è l’equilibrio tra tecnica, contenuto e poetica.

Il tono del saggio è spassosissimo perché estremamente ironico e vi consiglio di leggerlo tutto in Storie infinite, a cura di Saverio Simonelli, Rubettino, 2010; purtroppo anche solo per questioni di copyright non posso riportarlo per intero (per altro è piuttosto lungo) ma vi propongo una mia selezione di passaggi.

[…] fondamentalmente io non scrivo libri per bambini, nel senso che mentre lavoro non penso a loro, né rifletto sul modo di esprimermi in maniera che sia comprensibile ai bambini, né ancora scelgo o tralascio un elemento perché adeguato  o meno a loro. Nel migliore dei casi potrei aggiungere: scrivo quei libri che io stesso da bambino avrei letto volentieri. Questa formulazione si presenta bene, ma non coglie perfettamente la verità, perché io non scrivo nemmeno basandomi sulla memoria o sui ricordi della mia infanzia.

Dunque siamo allo sbando totale e al “capriccio” narrativo dello scrittore? Ma come, non abbiamo detto tante volte che più forte del contenuto è la tecnica, che la scrittura è, certo ispirazione, talento, ma anche e in primis tecnica?

Non ci sono […] ragioni pedagogiche o didattiche che determinano il mio lavoro. La forma visibile che ho scelto per i miei libri dipende solo da motivi poetici e artistici.  Chiunque voglia raccontare certi avvenimenti meravigliosi, deve descrivere il mondo in maniera tale che tali eventi siano in quel mondo plausibili e verosimili. Ed è una questione di registro e di stile.

Ecco adesso cominciamo a ritrovarci, vero?

MAI ragioni pedagogiche e didattiche …ma soprattutto l’importanza dello stile e del registro (ovvero della tecnica di scrittura) per creare un mondo fantastico possibile ovvero ottenere la sospensione dell’incredulità.

E allora, la letteratura che cos’è e perchè si scrive? Non certo per argomentare o per trasmettere valori morali. La letteratura rappresenta mondi ma NON spiega il mondo!

Una cosa è difendere i valori, un’altra è crearli o rinnovarli.

La letteratura dunque crea e rinnova i valori, crea mondi ed ecco perché chi scrive, specie chi scrive per bambini e ragazzi, è assolutamente convinto che non solo la letteratura può salvare il mondo ma, come dice Bruno Tognolini, lo fa già.

Detto questo Ende riprende e non svia la domanda essenziale: perché scrivere per i bambini?

[…] l’impulso vero e proprio che mi spinge a scrivere è il piacere nel libero e incondizionato gioco della fantasia. […] Un gioco simile può essere messo in moto solo senza premeditazione.

[….] Il gioco infatti, quando rimane tale, non deve mai avere intenti moralistici. Per sua natura viene prima della morale, in quanto al di fuori di ogni categoria etica.

Dunque la scrittura è testa: tecnica

e cuore e sensi: gioco libero

ovvero, come se fosse un’equazione matematica: pura bellezza.

Il valore del libero gioco – e dunque anche dell’arte e della poesia che per Schiller rappresentano la forma più alta di gioco – si decide solo in base alla bellezza. E poi la bellezza – e solo la bellezza – nobilita e guarisce l’uomo e lo affranca da ogni costrizione imposta dalle leggi di natura e di quelle morali e spirituali. E’ lei che rende libero l’uomo ed in questo si colloca allo stesso tempo per Schiller il suo più alto valore morale.

Ma la riflessione di Ende non si ferma qui: la tecnica non basta, il gioco, che porta alla fantasia, alla meraviglia e al mistero, nemmeno. Manca un quarto elemento alla “ricetta” di scrittura di Michael Ende ovvero

l’umorismo.

Dal momento che qui essenzialmente l’argomento è la letteratura per bambini – o per il bambino che c’è in ognuno di noi – non vi dico nulla di nuovo se aggiungo ancora che i bambini sono particolarmente ricettivi per il vero umorismo più di ogni altra cosa, perché esso insegna loro che gli errori ci sono  e si fanno, ma che altresì siamo amati proprio per i nostri errori.

Con questo, credo, abbiamo inconsapevolmente chiuso il cerchio e ci troviamo proprio lì dove siamo partiti, e cioè dal gioco libero e senza pretese.

E qui chiudo anche io questo post riservandomi di affrontare prestissimo la questione del bambino che è in noi e per il quale ci scrive o si pensa di scrivere.

Questa meravigliosa chicca di Michael Ende la trovate in Storie infinite , Rubettino, alle pp. 45-64.