Cose da fare almeno una volta nella vita: assistere ad uno spettacolo di teatro disegnato di Gek Tessaro.

Mi accadde due anni fa con Il circo delle nuvole mi è riaccaduto ieri con Io sono un ladro di bestiame felice.

Penso che all’inizio mi son provato a raccogliere quel che mi piaceva.  E ho provato a farlo con gli occhi.

Ma non puoi goderne appieno perché a noi, specie a noi maschi non ci resta niente dentro (in memoria intendo).

Ecco dunque questo bisogno di riempire l’anima di cose, posti che mi erano piaciuti (ma anche magari mi avevano spaventato).

Disegnare all’inizio è stato un po’ quello, dare una mano alla memoria, trasportare dal cuore alla carta, avere qualcosa di tangibile che mi riportasse ai luoghi.

Poi diventi grande, capisci che è una scrittura questa, l’unica che si fa capire in tutto il mondo. È una magia, il disegno; ci si può parlare con tutti, raccontare con chiunque e ovunque.

Alla fine che mi importa d’avere un cavallo vero? Posso disegnarli e dunque prendermi tutti i cavalli, che dico, tutte le mandrie che voglio.

Ecco, fin dall’inizio e ancora adesso non sono stato altro che un ladro di bestiame (felice).

Così inizia lo spettacolo.

Se avessimo avuto dei dubbi su cos’è un cavallo, e soprattutto cos’è un disegno, per questo straordinario artista che è Gek Tessaro, adesso possiamo fugarli definitivamente.

Il disegno è la magia dell’espressione e della memoria, bisogno di riempire l’anima di cose.

Il disegno è l’autore che dice “io”.

L'”io” dello scrittore è un io complesso, che quasi mai, nemmeno nelle autobiografie coincide alla perfezione con l’io dell’autore reale.

Ma l'”io” che dice il poeta PUO’ essere il SUO io.

Beh, non so se è proprio così ma l’Io di Gek Tessaro quando narra (soprattutto) di cavalli, sembra proprio l’io “vero” quello del poeta che hai di fronte che fa scaturire poesia dal disegno e rima dalle parole.

Non provare a disegnar perfetto

bella cosa è geometria

ma dentro questo bel disegnetto

tu puoi trovar

poesia

Ecco, tutto qui, la ricerca della poesia non nella perfezione ma nell’espressione di sé. A ciascuno la propria forma di espressione, per Tessaro è il disegno e quello che conta non è la pulizia del segno ma l’emozione che si esprime nel tratto.

Lascia star la perfezione

è un monito del poeta che ci porta nella poesia del disegno dove la licenza poetica può trasformare qualunque cosa in ciò che si vuole.

Se il signore a cui abbiamo rubato la mandria ci insegue arrabbiato e ci sta per raggiungere, basta qualche tratto per farlo ingrassare e rallentare la sua corsa!

La magia dei libri di Gek Tessaro si amplifica in uno spettacolo a tratti struggente, sempre sorprendente, nella forma di quello che lui ha chiamato il teatro disegnato.

Lella Marazzani segue la regia delle musiche (in questo spettacolo tanto Morricone a dare l’emozione del deserto da west con le mandrie che corrono libere) mentre Gek Tessaro contemporaneamente racconta e disegna sulla lavagna luminosa.

Disegna al contrario e con due mani contemporaneamente!

Ci deve volere una concentrazione incredibile che lascia spossati e, spero, felici di quella felicità che dà la consapevolezza di aver donato incanto a grandi e piccoli-piccolissimi.