Oggi avrei dovuto parlarvi di tutt’altro e invece, siccome bisogna pur farsi scombinare i piani dagli eventi estemporanei, colgo l’occasione per fare due chiacchiere insieme sul senso e l’importanza, se ce li hanno, degli incontri con gli autori.

In questo mese, tra i Dialokids e ieri quando ho seguito Luigi Dal Cin a fare uno spettacolo su Scrivila, la guerra (Kite edizioni con le illustrazioni di Simona Mulazzani) in una scuola nel veneziano, di incontri con autori me ne sono goduta parecchi e qualche riflessione vorrei condividerla con voi.

Che senso ha far incontrare un autore a dei bambini e ragazzi?

E soprattutto, ha sempre senso?

Comunicio dalla fine perché è questione che si risolve rapidamente: sì, ha sempre senso purché… si tratti di un bravo autore, che abbia scritto libri di qualità e che sia in grado di interagire con giovani lettori o potenziali lettori.

Non ha senso se si tratta di un’occasione presa a gratis di un perfetto sconosciuto che si propone e che viene accettato solo perché è gratis senza aver valutato cosa ha scritto; non vale se l’auotore è bravissimo a scrivere ma non altrettanto nel relazionarsi con un giovane pubblico (non è mica un problema o altro, mica tutti sono bravi nelle stesse cose!).

Ora passo alla seconda questione: che senso ha far incontrare un autore a bambini e ragazzi (preciso che intendo, per autore, tanto lo scrittore quanto l’illustratore; preciso inoltre che per seguire la lingua italiana userò autore in senso neutro intendendo in esso anche le tantissime autrici!)

L’autore, l’auctor, è colui che crea, e non crea solo i testi o le illustrazioni dei suoi libri MA crea ANCHE i suoi LETTORI.

Mi ci ha fatto pensare per la prima volta in questi termini Bruno Tognolini durante il corso dell’anno scorso poiché questo era il suo punto di partenza: incontrare i bambini per dar loro la dignità di esistere in quanto lettori e dunque di esistere tout cour.

L’incontro con un autore è un momento in cui succede qualcosa di estremamente importante per entrambe le parti in gioco: si palesano e si manifestano contemporaneamente ben 4 parti della comunicazione narrativa: autore reale, autore implicito, lettore reale e lettore implicito.

L’autore incontra il suo pubblico, per l’autore è un vero e proprio incontro col lettore, o potenziale lettore, e da questi incontri ricaverà tutta una serie di inferenze che lo potranno poi aiutare a scrivere o a immaginare il proprio lettore reale per costruire il lettore implicito…non è proprio così*…ma per ora semplifichiamo e diciamo che può essere così. 

D’altra parte il pubblico avrà modo di scroprire l’autore reale dietro le ipotesi che si era costruito dell’autore implicito; potrà innanzitutto rendersi conto, ad esempio, che l’autore è vivo e vegeto!

Sembra una battuta ma così non è, se avrete la fortuna di seguire Antonio Ferrara o Luigi Dal Cin nei loro incontri istrionici con i ragazzi vedrete che è una cosa su cui entrambi giocano molto perché spesso un autore è qualcuo che non esiste per davvero perché già morto. Il che ce la dice lunga, secondo me, sull’idea che diamo ai bambini di cosa sono i libri, su un’idea credo tutta scolastica e didattica.

Insomma, un incontro con l’autore scatena dinamiche virtuose e importanti che mettono in movimento virtuosismi legati alla narrazione e alla lettura.

Quando tutto questo non funziona?

Qui schematizzo, abbiate pazienza, ma è molto semplice:

Tutto questo non funziona quando

l’incontro con l’autore non è preceduto nè seguito da un lavoro sulla lettura sensato e progettato in maniera consapevole che lavora sulla qualità.

Come ho già avuto modo di scrivere

se la lettura è un evento siamo fritti in partenza.

Ad esempio credo che forse qui, in questa grezzissima conclusione, ci sia un qualche nucleo per provare a capire com’è che siamo in un Paese che ospita una quantità incredibile di festival letterari di grande qualità, ma in cui il tasso di lettori è tra i più bassi d’Europa.

Il punto credo non sia nel dare un’opportunità ai bambini per incontrare un autore, certo questa è un’occasione straordinaria e beato a chi capita, quanto piuttosto lavorare su un incremento quantitativo della preparazione di chi sta con bambini e ragazzi, sull’aggiornamento. Fare promozione alla lettura non dovrebb essere nè un evento nè una cosa che può essere lasciata all’illuminazione del singolo, quanto una parte integrante del ruolo di adulto.

L’autore crea il proprio lettore, e il lettore si riconosce nella propria identità se c’è un incontro con i testi, con le narrazioni, e non solo con l’autore, non solo di quell’autore.

Mentre scrivo mi pare di affermare banalità, e credo che lo siano per davvero, tuttavia mi pare di vedere in giro, nelle scuole, una disattenzione alla lettura o una sottovalutazione della questione, che forse ha senso parlare insieme anche di questo…che ne pensate?

Certo, mi si può dire che chi arriva a chiamare un autore di un certo tipo il suo bel percorso con cognizione di causa l’ha già fatto, benissimo! La scuola dove ad esempio sono stata ieri con Luigi Dal Cin aveva anche le tavole originali dell’albo in mostra, aveva fatto un lavoro sulla memorialistica della prima guerra mondiale, aveva creato attesa e coinvolgimento attorno all’arrivo dello scrittore..insomma avevano fatto un bel lavoro complesso.

Potrei dire anche dire che questa obiezione è più probabilmente vera là dove il progetto prevede il pagamento del lavoro dell’autore e dunque anche un impegno economico che più facilmente porta con sè un lavoro di fondo e sfondo per “sfruttare” al massimo l’occasione. Ma là dove l’incontro è, ad esempio, offerto gratuitamente da un festival? Lì c’è, giustamente e comprensibilmente, la corsa al cogliere al volo l’occasione senza poi stare a vedere più di tanto di cosa si tratta o se ci si può lavorare oltre.

 

*Il fatto che agli autori per bambini e ragazzi, ad esempio, sia spesso possibile incontrare i propri lettori reali, comunque in modi e forme molto più consistenti che per gli “altri” scrittori, spesso crea un cortocircuito mentale tra lettore implicito e lettore reale; all’autore, quello reale, sembra che i due lettori, implicito e reale, coincidano . Lo scrittore per bambini e ragazzi, in qualche modo, in qualche forma, con le dovute limitazioni ma sostanzialmente sa (o pensa si sapere) identificare il proprio lettore. L’incontrare faccia a faccia centinaia di lettori reali influisce sull’idea del lettore bambino che l’autore si fa, ma non è affatto detto che dal punto di vista teorico, ovvero della costruzione della narrazione, le due componenti del lmessaggio letterario coincidano.
Uno scrittore deve fare i conti con alcuni dati oggettivi del proprio potenziale lettore reale (età e competenze ad essa legate, e talvolta il contesto), ma, allo stesso tempo, deve andar ben oltre, se vuole che la sua opera possa esser letta in ogni parte del mondo, tradotta in varie lingue, e possibilmente in tempi diversi. Una buona opera scritta, anche non pretendendo di diventare un classico secondo le famose definizioni che Calvino fornisce del termine , non dovrebbe pensare di esaurirsi nel giro di pochi mesi o anni: questo è un ragionamento, o una visione, che l’editoria sostiene, ma non può essere i l punto di partenza della creazione narrativa di un autore. La lettura non è mai un atto privo di conseguenze, ma implica sempre una diversa interpretazione per ciascun lettore . Per questo chi scrive deve possedere strumenti affinati e non ingenui che lascino la libertà al lettore senza che questo sia ingabbiato nella fisicità del lettore reale .

Non è semplice districarsi in questo tipo di scritture e il tutto si complica ulteriormente se si pensa che all’autore può accadere, come dichiarato da diversi scrittori, di ispirarsi, per immaginare il lettore implicito, dal proprio io bambino . Si crea così un intreccio dalle complesse implicazioni critiche e soggettive.