I gatti sono tanti,

milioni di milioni…

Oggi ho bisogno di un libro così: un libro che sa di pura storia, parole e immagini (in bianco e nero) per scacciare qualsiasi pensiero e stanchezza.

Milioni di gatti di Wanda Gàg, Elliot edizioni, è un piccolo albo che viene da lontano nel tempo e nello spazio.

Edito per la prima volta nel 1928, durante i “roaring twenties”, negli Stati Uniti, è approdato in Italia nel 2016 grazie a questa piccola e a me prima ignota casa editrice. 

Cosa questo testo abbia fatto negli 88 anni prima che arrivasse a noi è presto detto: è stato edito e riedito, letto e riletto, ininterrottamente tanto da diventare uno dei libri più longevi del mercato editoriale italiano. Non starò qui a domandarmi perché ci abbia messo tanto a passare l’oceano e ad arrivare fino a noi, erano gli anni del fascismo che non amava le storie d’oltre oceano e non mi par ci sia stato un Vittorini dei libri per bambini in quegli anni a portare in qui le glorie letterarie americane; piuttosto mi domando come ben un milione di gatti abbiano latitato per altri sessant’anni e come, ancora oggi, questa storia riesca a…coccolarci e riscaldarci.

Gli anni ruggivano, i tagli a caschetto imperversavano, le collane di perle si allungavano, le notti erano sempre più tenere e e Wanda Gàg inventò uno dei primi albi illustrati di sempre, con la narrazione che procede a doppia pagina e con pari dignità tra immagini e parole. Se volete farvi un’idea più precisa di questa autrice vi segnalo l’interessante contributo di Giovanna Zoboli su Doppiozzero che potete leggere qui.

 Ma tanti furono i libri di quegli anni e non tutti ha senso farli arrivare sino agli anni 2000, perchè Milioni di gatti invece si?

Perché questo è il potere dei classici, ovvero di quei libri, di qualunque genere siano, che in ogni epoca trasmettono qualcosa. La storia racconta di due vecchietti che per non soffrire la solitudine vanno in cerca del gatto più bello del mondo, il marito scopre l’esistenza di milioni di gatti e pensa bene di portarseli tutti via, a mo’ di pifferaio magico. La moglie, più sensata come tutte le donne, si domanda come fare a dare da mangiare a tutte quelle creature e decide e allora ecco che parte la ricerca al più bello. Ogni gatto si pensa più bello, vien fuori una bagarre inaudita da cui si salva solo un piccolino alquanto bruttino che, consapevole della propria mancanza di doti estetiche, non si mette nella mischia e si guadagna il premio di una casa e di due padroni.

E poi, cosa volete, ogni scarrafone è bello a mamma sua e il gattino a suon di latte e di coccole divenne per davvero il più bello del mondo, se non per parametri oggettivi, sicuramente agli occhi insindacabili dei due vecchietti che con lui non si sentirono più soli.

Parole e immagini di questa storia hanno il sapore e anche un po’ l’odore di una fiaba classica, di una parabola da favola in cui la morale è sottintesa ma c’è. 

Per questo suo gusto da narrazione senza tempo, per il potere indiscusso dei gatti di farsi adorare anche se sono piccoli e malandati, anche se sono milioni di migliaia, questo albo è assolutamente un gioiello che il tempo e lo spazio non hanno rovinato. 

Ieri, oltre oceano quanto qui oggi, questa storia è sempre vera, sempre accogliente e calda, complici le illustrazioni in bianco e nero e la grafica moderna già allora, nel lontano, ruggente 1928.