Che cos’è l’albo illustrato?

Questa è una questione su cui siamo tornati molteplici volte, post per post ho cercato di ricercare e analizzare cosa fa di un libro un albo illustrato, un picture book.

Vogliamo fare una ricetta?

Gli ingredienti principali sono 3:

  1. il testo
  2. le illustrazioni
  3. la grafica

Il primo elemento lo “mette” l’autore del testo scritto, il secondo l’illustratore del testo e il terzo elemento solitamente è a carico dell’editore.

In quali dosi vanno usati i tre ingredienti e vanno mescolati, agitati, giustapposti …o cosa?

Difficile, difficilissimo a dirsi poiché l’albo illustrato è un prodotto editoriale (perché questo è in tutta la sua potenza) che richiede un equilibrio pressoché perfetto tra tutte le componenti. Ma perfetto non vuol dire uguale nei 3 casi, ovvero uno sforzo diviso per parti uguali, bensì ogni volta ricalibrato e rivalutato in base alle necessità narrative di quello specifico albo. Ci sono casi in cui l’equilibrio funziona se il testo si riduce al massimo come può essere il caso dei silent book in cui l’autore è sostanzialmente un regista che idea ma non scrive, o se è l’immagine che lavora in punta di piedi…alla base, comunque, ad equilibrare visivamente e non solo il tutto c’è la grafica.

Alla grafica non si pensa spesso eppure, anche se non ce ne accorgiamo, ad essa dobbiamo la buona riuscita di un libro o meno. Ci sono albi bellissimi rovinati dalla scelta di un font, di una suddivisione testo/immagini, di una carta non adatti.

Mi sono resa conto nel tempo, chiacchierando qui e là di queste cose, che nella mia testa l’albo illustrato ha presto una forma: è un triangolo.

Un triangolo equilatero perché l’equilibrio sia perfetto, in cui la lunghezza dei due lati che rappresentano testo e immagine siano uguali nell’economia complessiva della narrazione a prescindere dal fatto che uno possa essere, in un determinato caso, più “forte” dell’altro.

La base del mio triangolo è l’elemento grafico, quello che tiene sostanzialmente in piedi il tutto, i due lati.

In ogni caso ogni parte necessita l’altra.

Un triangolo che però, nella mia immaginazione, non ha nulla di appuntito o di poco accogliente, com’è proprio degli angoli acuti. Solo un triangolo in cui ogni lato sostiene l’altro.

Immagino due parti che si tengono su a vicenda perché tanto il testo quanto le immagini in un albo devono essere entrambi non autosufficienti, non bastanti a se stessi.

Devono essere zoppi.

Mi sembra che si aiutino a vicenda a dare il meglio di sé e che questo sia possibile se e solo se ciascuno ha quel qualcosa di meno che l’altro colma.

Parole e immagini devono lasciare aria l’uno all’altro senza sovrapporti e ridondare ma nemmeno senza ritirarsi entrambi.

Se un testo, ad esempio, descrive nei minimi dettagli  ogni tratto della storia all’illustrazione resterà molto meno margine d’azione e l’insieme delle due componenti potrebbe risultare un’eco fastidiosa o, quanto meno, superflua.

Chi scrive, e solitamente viene prima di chi illustra, deve pensare che il suo testo è anche un po’ della persona che lo illustrerà, deve cedere un po’ del proprio io e della propria scrittura per lasciare spazio al secondo autore.

Se ci pensiamo è una forma di scrittura particolare, generosa non del tutto autocentrata, che cede un po’ di quel narcisismo che è sempre alla base della creazione.

Questo equilibrio deve essere rispettato anche quando a scrivere e illustrare è la stessa persona: ci sono autori che hanno una migliore propensione per l’un fattore o per l’altro e devono imparare a controllare entrambe alla perfezione per non farle parlare una addosso all’altra.

Un esercizio dunque non indifferente, che richiede tecniche e competenze specifiche da parte di ogni attore in gioco ed anche scelte editoriali importanti da gestire. Tanto che alcuni autori preferiscono non far entrare in nessun modo in contatto scrittore e illustratore perché quest’ultimo non venga influenzato dalle visioni del primo, mentre altri permettono una fluidità di relazione sicuri che il risultato sarà un rafforzamento della potenza narrativa dato dal confronto dei diversi linguaggi.

Punti di vista diversi, ognuno può ritenere l’uno migliore dell’altro ma una cosa è certa: il picture book, l’albo illustrato, è un prodotto editoriale non solo estremamente complesso ma decisamente raffinato, roba da bambini, appunto…se questo è il pregiudizio che questi libri ancora spessissimo si tirano dietro.

Complessi e raffinati come i loro  lettori.