Proprio qualche giorno fa ne accennavo con Bruno Tognolini. Qualche parola di sfuggita per esprimere un pensiero fugace e condiviso: che cosa sono le canzoni per bambini?

Che valore ha, nella percezione adulta, la musica a misura di bambino?

Se per i libri per bambini il “per bambini” è decisamente un diminutivo, quando si tratta di canzoni e di musica, credo anche un po’ come per la poesia, andiamo ancora peggio.

Sono solo canzonette?

Certo, e che altro dovrebbero essere? Ma perché dare al diminutivo un valore diminutivo in senso letterale quando non spregiativo?

Le canzoni per bambini, non sono canzoncine, come i lavori dei bambini non sono lavoretti e i libri non sono libretti.

Non so a voi ma a me vengono i nervi quando sento la parola “libretti”…non è colpa di per sé del diminutivo – dopo tutto i bambini sono “persone piccole solo per un po’”, come dice l’Alemagna in Che cos’è un bambino, il diminutivo ci potrebbe anche starema di come e con quali intenzioni gli adulti usano questo diminutivo. E’ come quando si dice “è roba da bambini” lasciando intendere che  le cose per bambini sono semplici, come se essere piccoli fosse facile. Ma da dove l’abbiamo presa quest’idea bucolica dell’infanzia?

Chiudo la parentesi su cui magari tornerò in un post ad hoc e torno alla questione “canzoni per bambini”.

Ecco, le canzoni per bambini sono, devono essere se sono di buona qualità, un concentrato di parole e note che suonino in sintonia (o meno se questa è la volontà) con il modo di sentire di una persona piccola. Devono essere, anche loro, come le storie, le narrazioni, le poesie, metafore d’infanzia, in cui da un lato ritrovarsi e dall’altro vivere mondi diversi, vite parallele.

Tra le canzoni per bambini che ho scoperto recentemente, nella collana Curci di Lorenzo Tozzi con i testi di Tozzi e Maria Elena Rosati e le illustrazioni di Eva Rasano, ci sono le Canzoni dei proverbi. 

Insieme alle canzoni dei bambini (bellissime) a quelle dei mestieri e degli animali e del Natale ci sono i proverbi. Che strana scelta, chissà di chi è stata l’idea!

Mi ha colpito però, questa idea di raccontare in musica i proverbi ai bambini perché se ci pensiamo un attimo il proverbio è una forma di comunicazione davvero complessa, che prevede una serie di informazioni che al bambino potrebbero  mancare.

Il proverbio è una metafora, una contrazione interpretativa del reale, qualcosa che, se non è metafora d’infanzia, non può arrivare in maniera diretta al pubblico piccolo.

Ma cosa vuol dire “chi semina vento raccoglie tempesta”?

Ma i semi non vanno nella terra? E cosa c’entra la tempesta allora?

E com’è che la vita è fatta a scale? Allora c’è chi scende e c’è chi sale?

Proprio così, però raccontato in musica e giocando tra significato e significante, tra senso letterale e senso figurato tutto è più bello e decisamente più comprensibile.

Ma, soprattutto, anche ciò che non si comprende del tutto, ti risuona dentro, come talvolta fa la poesia che resta lì e vaga in cerca di un senso dentro ognuno ma che poi, se quel senso non lo trova…forse va bene lo stesso.

L’importante è che continui a risuonare.

p.s. Se volete ascoltare qualcuna di queste canzoni con noi, dal vivo, vi aspettiamo il 3 dicembre alle 16.30!