Come lo chiamereste un futuro senza terra? Senza uomini nè animali terrestri nè uccelli ma solo animali acquatici?

Utopico o distopico?

Una distopia degli umani che potrebbe però essere un’utopia per gli abitanti del mare?

La narrazione di un tempo che fu, mitico, fuori dalla Storia, racchiuso nelle architetture ancora intatte, una specie di Atlantide al contrario in cui sono i pesci e i molluschi ad andare in cerca delle vestigia di una presunta antica civiltà.

Civiltà? 

Antica bellezza di sicuro, bellezza artificiale, figlia necessariamente di una qualche forma di intelligenza potente.

Quanto manca, nella mia Venezia, al giorno in cui un Capodoglio si interrogherà sulle forme perfette del Longhena?

Sono sempre in attesa dell’ombra.

Questo luogo mi attira a sé di continuo.

Chi è stato capace di costruire queste cupole, questi canyon?

Chi mai è stato in grado di realizzare forme così perfette?

Non è possibile che siano scherzi della natura

come spesso pensiamo di essere noi.

Perfino l’acqua sembra riecheggiare

di musica antica e ci induce

a cantare ancora più dolcemente,

a unirci a voci di tanto, tanto tempo fa.

Certo questi artefici devono essere stati Divinità,

non bestie come noi.

Forse questi luoghi sono stati plasmati

per noi: per vagarvi, svagarci, restarne stupefatti.

Forse quando nuotiamo qui possiamo contemplare

l’arcana magnificenza di queste Divinità arcane

e il nostro canto allora è una lode, una preghiera.

Nuotiamo, giochiamo, danziamo e ci immergiamo,

nel mistero più profondo.

Non esiste alcuna conoscenza ultima,

Non esiste alcuna risposta definitiva.

Eppure io chiedo:

Noi bestie non siamo belle

come questi luoghi immobili?

E se una Divinità li ha creati,

allora chi ha creato noi,

chi ci ha modellato per poter nuotare 

e chi ci ha dato la voce per cantare?

 

Bellezza naturale e artificiale nella quale possiamo tranquillamente affogare nel mare di acqua disegnato da Dieter Wesmuller e raccontata, da par suo, da David Almond.

Davide Almond?

Sì, proprio lui, quello del capolavoro di Skellig e di Mina ecc ecc, che qui si prova con una scrittura breve, poetica, in cui giocare con i pieni e i vuoti, i silenzi, della parola e dei suoni prima ancora che dell’acqua.

Il sogno del Nautilus è un albo blu, freddo, distopico e poetico, il sogno e l’incubo o solo il racconto mitico fatto da un piccolo mollusco dalla forma arrotondata e dai suoi compagni marini. Meduse, Balene, Delfini (gli unici animali che si ripetono tra le tavole) polpi, e capodogli che prendono possesso dei luoghi che furono abitati da una stirpe umana di cui si narra come noi narriamo di Dedalo e Icaro.