Di recente ho finito la lettura di Vite di Carta, ad opera dei fratelli Rincione. Non è la prima volta che mi trovo a leggere un loro lavoro, ma ogni volta rimango più stupita dalle loro capacità narrative.
Questo libro in particolare fa parte di un più grande progetto della casa editrice Shockdom, che coinvolge diversi dei suoi autori e un videogioco adesso in crowdfunding.

Il progetto si intitola Timed e consiste in diverse storie auto-conclusive appartenenti però ad un unico universo. Il filo conduttore è infatti la convivenza di tutti i personaggi in un mondo la cui particolarità è il rischio di diventare “timed”. Si sviluppano dei poteri sovrannaturali, ma che consumeranno in fretta la persona e la porteranno alla morte.
Sono usciti fin ora 3 volumi dedicati alla saga, quello di cui andrò a parlare è il secondo. Come ho già accennato, tutti i libri della saga sono slegati tra di loro, quindi non ci sono problemi di comprensione della trama.
Vite di carta è la storia di un uomo che di punto in bianco si ritrova a leggere nella mente delle persone. Purtroppo vive in una città molto trafficata e quindi si trova a non essere più capace di gestire la sua vita. Decide di lasciare la moglie e ritirarsi in montagna da solo, con qualche coinquilino sporadico.
Il tutto si sviluppa in poche pagine, per cui non si apprezza tanto la trama, quanto l’indagine psicologica delle sensazioni di quest’uomo durante tutta la storia. Si può quasi percepire fisicamente il dolore e il peso di quel “superpotere” che lui va a definire addirittura malattia e che gli impedisce qualunque tipo di interazione.
Il ritmo della storia è seguito di pari passo dai disegni. Non mi intendo di disegno con tavoletta grafica e di lavori al computer in genere, ma non posso non apprezzare le tavole di questo volume. Il disegno riesce a dimostrare ogni emozione utilizzando non solo l’espressività del personaggio, ma l’intera vignetta, che si adatta alla mente del protagonista e diventa più o meno disgregata a seconda del momento. l’immagine è quindi è tutt’altro che realistica, ma perché l’emozione prende il sopravvento su tutta la figura e impregna tutta la vignetta.
In quest’occasione (diversamente dalle loro opere precedenti) è dato molto più spazio anche al paesaggio e alla cura dei dettagli, fortunatamente, il grande formato del libro, permette di apprezzare a fondo le illustrazioni.
Ciò che mi colpisce di più in quest’opera è il modo con cui viene raccontata la malattia: è sovrannaturale, ma questo non impedisce di vederla come un qualsiasi disturbo della psiche caratterizzato da isolamento, deliri e allucinazioni. Non è la prima volta che in uno dei loro fumetti vengono trattate tematiche forti, sempre legate alla mente umana (Paperi).
Non so ancora se seguirò l’intera saga, ma non posso che dirmi soddisfatta di questo fumetto di cui passerò ore a fissare estasiata le tavole.