Oggi non parlo di letture recenti, ma torno indietro nel tempo al Treviso Comics di qualche anno fa. È una fiera che mi piace tanto perché non è ancora così incasinata da impedirti di stare agli stand a guardare i libri con calma. Riesco sempre a scoprire autori e fumetti che non conosco in questa occasione.

Il libro di oggi è di Sara Menetti, si chiama Fototessere ed è pubblicato dal collettivo mammaiuto.

In caso non si fosse ancora capito, ho una passione per i racconti brevi di vita quotidiana. Più brevi e vaghi sono più mi affascinano. Questo libro non ha potuto che incontrare i miei gusto quindi.

Ciò che ci troviamo davanti è un piccolo e semplice libricino con un altrettanto semplice titolo. L’autrice racconta brevissimi scatti di vita quotidiana. Le vignette sono proprio rappresentate in sequenze verticali di quattro, a richiamare le fototessere. I soggetti cambiano di sequenza in sequenza.

Non tratta di macchine fotografiche, ma la tecnica della fotografia è il criterio con cui vengono scelti i soggetti da rappresentare. Ciò che ci troviamo a leggere sono piccole rappresentazioni di vita quotidiana che possiamo vedere anche noi ovunque. Semplicemente delle scene che in qualche modo hanno colpito l’autrice e che ha scelto di riportare su carta.

Le scene sono assolutamente decontestualizzate e forse prive di senso, ma ogni sequenza mi ha proprio fatto pensare ai dipinti o alle esposizioni fotografiche. Sconosciuti fermi in un attimo della loro vita, magari in un momento in cui non pensavano di essere osservati. Rappresentazioni dell’essenza di chi erano in quel momento.

È proprio il fatto che i soggetti non fossero coscienti di essere “registrati” che rende questa raccolta maggiormente realistica. È quando nessuno ci guarda che siamo più noi stessi. Anche se in certi casi non è necessariamente positivo.

I disegni risultano sfuggenti e non completamente definiti. Questa la trovo una scelta intelligente, in quanto si stanno rappresentando persone viste per un secondo di sfuggita. Quando si fanno rappresentazioni di questo tipo è più facile inserirci del proprio che rappresentare la persona esattamente com’era. Non era infatti rilevante: era il gesto, l’atteggiamento, del momento che l’autrice ha scelto di mostrarci.

Il tratto è semplice anche se comunque curato. I colori caratteristici di ogni sequenza che è rappresentata da un solo acquerello che dà gli effetti di luce/ombra. Materiali semplici e trasportabili in tasca o in borsa. Mi piace immaginare che qualcuno di questi disegni sia stato davvero elaborato dal vivo, magari in un momento di noia in autobus o in fila al supermercato; ma anche volutamente sedendosi ad un bar di una piazza e osservando chi passava.

Purtroppo al momento il libro è esaurito, ma tutte le fototessere sono ancora accessibili sul sito del collettivo.

Un piccolo libro che rappresenta la semplicità in ogni scelta sia editoriale che artistica. Questo però non toglie nulla alla poesia di rappresentare scatti di quotidianità, che finisce per essere sempre il soggetto più affascinante da rappresentare.