Buio di Patrick Bard, edito da pochissimo da Giralangolo, è un romanzo decisamente forte, molto forte, chissà se risulta così forte anche per un lettore adolescente o se lo sconvolgimento più grande è dell’adulto, del tutto impreparato al suo contenuto.

E’ da un po’ che penso di raccontarvi questo libro, ho dovuto lasciarlo sedimentare e cercare di fare un po’ d’ordine tra la sensazione a caldo e un’analisi critica.

Maelle e Ayat sono la stessa persona, il nome cambia, il tempo (pochissimo) divide Maelle da Ayat, la geografia e la storia di vita separa questi due nomi che raccontano la stessa persona, però lei, chi porta il nome, è sempre la stessa ragazza. Sembra quasi incredibile ma così è.

Tra la Maelle studentessa francese modello, intelligente e di famiglia attenta e laica, e la Ayat, giovane donna musulmana che non consuma cibi impuri e cerca un marito che si lasci morire per la jihad, sembra ci sia un universo di distanza, persino secoli di distanza…eppure così non è. E se una cosa del romanzo è sconvolgente, almeno per me è stato così, è proprio lo scoprire che anche se è impossibile da comprendere per chi sta attorno ad Ayat (che se la ricorda e la rivorrebbe Maelle) chi c’è sotto il velo è la stessa ragazza che vestiva alla moda, che i pensieri hanno sbandato sì, ma la persona che li ha pensati è la stessa, con gli stessi principi di fondo e gli stessi desideri.

Buio è un romanzo corale, ovvero narrato in ogni capitolo da un diverso punto di vista, che racconta la storia di una ragazza francese che viene irretita attraverso i social media e convinta a convertirsi all’islam in nome della ricerca di una purificazione dell’umanità dai danni prodotti all’ambiente e agli altri esseri umani dal mondo occidentale. Maelle non solo si converte ma trova un marito per corrispondenza e si trasferisce a vivere in Siria dove scoprirà una realtà diversa da quella immaginata e costruita, si troverà a scappare in cinta con suo marito inseguito come traditore e a riuscire fortunosamente a rientrare in Turchia e da lì in Francia. Ayat tornata in Francia sarà disposta un po’ a rivedere l’idea che si era fatta del mondo siriano e del trattamento riservato in primis alle donne, ma non sarà disposta a rinunciare al suo velo, alla sua identità nuova. La lasciamo, con il libro, con la sua bambina, a 16 anni, alle soglie di una nuova esistenza da costruire.

Questo in soldoni molto spicci la trama del romanzo, ma cosa sia questo processo di accalappiamento di anime attraverso la rete, lo sgomento incredulo della madre che riuscirà a recuperare e salvare la figlia solo concentrandosi sull’unico senso che le resta: quello di madre che ama incondizionatamente la figlia; la realtà di tantissime ragazze che vivono e vengono adescate come Maelle, questo davvero turba durante la lettura.

Ci ho messo un po’ a raccontarvi questo libro perché la narrazione gioca, fa leva su sentimenti e situazioni talmente forti che non può fare a meno di colpire e non riuscivo a discernere, e ancora non riesco bene a farlo, se mi abbia colpito per via del tema o perché la costruzione narrativa regge.

Patrick Bard però sa indubbiamente il fatto suo sulla formulazione di una trama accattivante e sicuramente la scelta di una forma corale di romanzo è stata più che azzeccata per farci entrare nella mente della protagonista e non solo di chi, come la madre, l’assistente sociale o la sorella, è esterno alla sua metamorfosi. Il punto di vista di Maelle-Ayat è un punto di vista a tratti più che condivisibile, che ci sorprende per logica e senso lasciandoci un po’ sgomenti nel non riuscire più nettamente a distinguere bene e male. Quello che accade a Maelle, la truffa ai danni del genere umano perpetrato con grandissima regia dai fratelli musulmani, è male ma dentro Ayat che cerca la sua identità c’è anche il bene e questo è davvero difficile da accettare e da vedere.

L’autore scrive nella quarta di copertina di aver deciso di narrare queste storie dopo una lunga documentazione in materia e a seguito dell’attacco a Charlie Hebdo in cui perse un amico, ha scelto di farlo attraverso un libro per ragazzi e assumendo in buona parte il punto di vista interno, la focalizzazione interna di Ayat, una scelta decisamente coinvolgente che parlerà a ragazzi e ragazze ad ognuno in modo diverso. Quello su cui non restano dubbi, nemmeno in Ayat, senza giudizi di tipo religioso nè moralistico, è il riconoscimento della forza della vita sulla morte, dell’amore sulla violenza in un ottica molto ma molto vicina, mi pare, al modo di sentire manicheo dei ragazzi. La vita che nasce da Ayat la riporta alla vita, la chiusa del romanzo ha anche un colpone di scena che vi lascerà a bocca aperta. Mi sono chiesta diverse volte se ce ne fosse bisogno, di questo colpo di scena così eclatante, non ho trovato risposta, forse no, in ogni caso il libro è un libro che va letto e attraversato, l’età consigliata però è sopra i 12-13 anni.

Se vi buttate nel buio, quando tornate alla luce ditemi cosa ve n’è parso.