Per integrare “Graphic che?!” ho deciso di far seguire a quei post delle presentazioni di libri di quel genere. Porterò libri parte della mia esperienza, magari anche qualche classico di quelli nominati. Preferisco optare per libri che conosco meglio piuttosto che pilastri, poiché di quelli se ne sente parlare ovunque e probabilmente in modo migliore di quanto non saprei fare io.

La mia prima scelta è caduta su un libro tutt’altro che classico e convenzionale infatti. Il mondo così com’è di Massimo Giacon e Tiziano Scarpa.

Il mondo così com’è è un titolo abbastanza filosofico. Com’è il mondo davvero? È come lo percepiamo? O magari quelli che consideriamo “pazzi” lo vedono meglio di noi? Questo libro non punta certo a rispondere a queste domande, ma vuole raccontare la storia di un particolare “caso clinico”.

All’inizio c’è un breve capitolo che fornisce al lettore una cornice della situazione. Siamo in una classe di psichiatria e il professore propone un caso particolare agli alunni. questa cornice si infiltra ogni tanto nel racconto tramite i bigliettini che si scambiano gli alunni annoiati dalla lezione. A volte commentando quello che ascoltano, a volte chiacchierando del pranzo; fornendo un torno ulteriormente ironico alla storia.

Alfio Betiz è un uomo che si ritrova da un giorno all’altro a veder parlare gli oggetti. Ho detto “vedere”, ma non mi sono espressa male perché lui vede davvero i ballons con i dialoghi. Un’evoluzione visiva dell’allucinazione uditiva in pratica.

Seguiremo quindi il signor Alfio alla ricerca di una soluzione per suo problema. Visiterà sia psichiatri che psicologi, fino a sperare in una risposta da parte della chiesa. Nessuno sembra comprendere davvero quello che succede.

Purtroppo le allucinazioni lo portano a rovinarsi anche la vista e si trova gradualmente a vedere sempre di meno. Per questo motivo Alfio ha la necessità di essere seguito da degli specialisti che lo aiutino. Solo ad questo punto conosce una dottoressa che riesce a cambiare la sua vita, ma non necessariamente in positivo.
Una storia coinvolgente e assurda da cui non si riesce a staccare gli occhi. 

Si fa subito caso alla particolarità di questo libro già dal formato. È orizzontale, diversamente dal solito e già questo incuriosisce parecchio. Ma è l’intero fumetto che esce dagli schemi del classico per favorire immagini che occupano un’intera pagina o enrambe, fino a proporre di ritagliare un personaggio per mettergli vestiti a scelta.

Non si può quindi non dire che questo sia un fumetto strano, volto a colpire il lettore proprio per le sue assurdità, ma il bello è che io non ho ancora detto nulla. Non posso raccontare oltre perché rovinerei la storia.

Il gioco dei ballons legati agli oggetti permette agli autori di avere degli sbocchi per inserire in un certo modo dei narratori esterni, o meglio dei commentatori. A volte chiacchierano tra di loro, come per esempio le luci dei semafori che litigano. Ma spesso interagiscono con il protagonista, o addirittura è lui che va ad interrogare gli oggetti, per chiedere chiarimenti riguardo la sua situazione.

Finisce quasi per abituarsi a queste conversazioni o all’ascoltare gli assurdi monologhi degli oggetti.

Il mio primo approccio a questo libro è stato al Treviso Comics and Books Festival, qualche anno fa. L’ho conosciuto attraverso una particolare presentazione: i due autori hanno organizzato una lettura ad alta voce del fumetto. Ho trovato affascinante come avessero giocato con la lettura e le musiche. La storia mi ha preso così tanto che ho finito per acquistare anche il libro.
Ho trovato un video in cui si vede a spezzoni questa presentazione, anche se non rende del tutto ovviamente.

Graphic che?! è una rubrica (nella rubrica) che presenta in modo sintetico il fumetto e le sue tipologie. In caso vi siate persi qualcosa: ho già trattato la nascita del fumetto e il graphic novel.