Pensare i libri.

Ovvero: dell’importanza degli editori e di tutto ciò che gira attorno ad un libro.

Ovvero: dell’importanza di tutte quelle figure che non sono l’auotre, o gli autori, ma senza le quali il libro non nascerebbe o avrebbe altre forme.

Quali sono queste figure?

In primis direi che è fondamentale colui o colei chei decide che libro fare scegliendolo tra le proposte che arrivano o commissionandolo direttamente; poi il grafico e l’editor; poi ancora chi sceglie la carta, chi pensa la distribuzione e la comunicazione…in una parola, anzi due: la casa editrice.

Nel 1999 uscì per Bollati Boringhieri un libro importantissimo per chi studia la storia dell’editoria italiana: si chiamava Pensare i libri e venne scritto da Luisa Mangoni. Per la prima volta la Mangoni propose lo studio dell’archivio di una casa editrice (l’Einaudi, mica una a caso) in ottica critica, ovvero per comprendere il perché e il come nascano i libri: chi seleziona tra i tanti manoscritti che arrivano, chi commissiona in caso di libri commissionati, chi corregge le bozze e chi pensa alla forma del libro e chi più ne ha più ne metta.

Il lavoro della Mangoni fece luce su dinamiche importanti, raccontò come nessun’altro, documenti alla mano, cosa avveniva in via Biancamano quando negli uffici della casa editrice c’erano Calvino e la Ginzburg e prima di loro Vittorini e Pavese… mica roba da ridere!

Fa il paio, nella mia libreria mentale, con questo studio della Mangoni, I libri degli altri raccolta delle lettere di Italo Calvino in veste di curatore editoriale

dell’Einaudi, le lettere che lui scrisse agli scrittori per pensare e rivedere insieme i libri che poi noi avremmo avuto tra le mani con lo struzzo in copertina.

 

Ecco, oggi credo che un lavoro del genere non esista ancora per una casa editrice per ragazzi, forse la distanza cronologica  è ancora esigua per indagare con profondità critica gli archivi dei protagonisti di questo settore del mercato editoriale, tuttavia una cosa è chiara: la casa editrice ha un ruolo fondamentale per i libri e non solo perché li pubblica, questo va da sé, ma perché li pensa e senza questo pensiero il libro potrebbe non nascere o nascere e morire molto ma molto in fretta.

Se dietro ad un libro “normale” c’è un mondo che si muove, immaginiamo cosa si muove dietro un albo illustrato che richiede molte ma molte più cure dal punto di vista iconografico, grafico e di stampa.

Ogni volta che ho in mano un libro la prima cosa a cui dedico attenzione è la cura che è stata messa nel “costruirlo”. Qualcuno ha usato tutta la sua professionalità per curare il libro, quando questa bravura è davvero tanta non ci si accorge nemmeno della fatica che c’è dietro, e penso sia giusto, da parte di chi lavora con i libri, vedere e riconoscere e rendere cura alla cura.

Come quando si osserva un grande ballerino tutto sembra molto semplice e armonico, così quando si ha tra le mani un libro molto curato non ci si rende conto del lavoro perché quello che il libro restituisce è pura bellezza ed eleganza, come se fosse una cosa ” naturale.

La bellezza dei libri, in questo senso è, per me, una questione etica per quella vecchia idea balorda che etica ed estetica sono sorelle gemelle monozigoti anche se in pochi le riconoscono.

Quando una casa editrice mette la propria firma su un libro ci mette la faccia e tutto il resto e mi piace molto se quella faccia è sempre pulita e attenta. Anche per questo non mi piace, o diffido molto, quando le case editrici pubblicano a pagamento. Che garanzia posso avere io, lettore, se tu, casa editrice che di mestiere dovresti scegliere per me i libri migliori e farli nella maniera migliore secondo la tua linea editoriale, deleghi la scelta ad un guadagno a priori e all’ego di un autore?

Certo, ogni libro va valutato caso per caso ma diciamo che tendenzialmente mi piace sapere di potermi fidare della casa editrice. Come sempre non si tratta di gusto, ma di valutazioni piuttosto oggettive legate, nel caso della costruzione di un libro, al valore del testo, della sua forma iconografica, della carta su cui è stampata, del font che è stato scelto ecc ecc tutte cose che, se anche possono non incontrare il gusto personale di qualcuno, sono valutabili di per sé.

Non so se vi è mai capitato di avere in mano un libro rovinato da un font, dalla scelta di una carta lucida anziché opaca, o dalle illustrazione… A me viene un po’ il nervoso che mi viene quando si perde un’occasione, l’occasione di creare bellezza col proprio lavoro e di portarla in giro in forma di libro.

A volte si sente di qualche ipotesi di affrancamento degli autori dallo strapotere delle case editrici, naturalmente dipende dall’editore e da diversi fattori, ma in linea di massima ho sempre trovato queste idee piuttosto miopi, affermanti una volontà di potere forte e tendente all’assoluto dell’autore nei confronti della sua opera. L’autore è il motore primo ma non ultimo del libro, il motore ultimo è il lettore e ciò che muove il libro dal primo all’ultimo motore, beh, quella è la casa editrice.

Non so se vi ho convinto ma forse adesso potrete intuire la mia fissazione per le edizioni 🙂 se ancora non l’avete incontrato potete seguire qui il mio catalogo incompletissimo ma ragionato breviario di case editrici per l’infanzia italiane.

p.s. l’illustrazione, bellissima, è da A che pensi di Laurent Moureau, Orecchio acerbo.