Dunque dunque, quanti mesi sono che cerco di scrivere di In mezzo alla fiaba?

E perché proprio oggi mi sono risolta a farlo?

Mah, forse perché questo è uno di quei libri a cui mi piace tornare senza motivo, per una lettura intensa e rapida e, per me, rilassante, e oggi ho proprio bisogno di un libro come questo.

Non saprei, ma tant’è…perché poi di alcuni libri si comincia a rimuginare così tanto che il pensiero blocca… ho deciso di sbloccarlo e di portarvi con me in mezzo al mare, in mezzo alle stanze del castello di Barbablù, in mezzo al bosco delle fiabe.

In mezzo alla fiaba, di Silvia Vecchini e Arianna Vairo, edito da Topipittori, è una raccolta di fiabe classiche, non potrei definirla diversamente, credo, raccontate in forma poetica. Piccoli componimenti poetici gentili, come la scrittura di Silvia Vecchini sa essere, ma al tempo stesso  forti di una forza data al tempo stesso dalla concisione e dai silenzi dei versi e dalla narrazione fiabesca.

E’ incredibile come in pochissimo spazio possa starci un’intera fiaba con tutti i suoi tratti più significativi.

Il gioco è presto fatto, leggendo si possono indovinare le fiabe per ogni poesia, a volte le illustrazioni decisamente aiutano, altre volte meno e comunque, se non volete fare questo “gioco” di riconoscimento, il sommario alla fine vi toglie dal dubbio. Così come questi versi ci tolgono dal subbio di aver con sicurezza individuato, negli anni in cui ci siamo imbattutti in queste fiabe, il nucleo centrale della narrazione. Il cuore pulsante di dove la fiaba si fa fiaba e si risolve.

Siamo, davvero, nel mezzo della fiaba, se un cammino avevamo smarrito i versi ci riportano in strada, le illustrazioni anche.

Barbalù, la Sirenetta, Cenerentola, La bella addormetata, i Cigni selvattici, Cappuccetto Rosso e tante altre sono le fiabe in cui entrare nel mezzo, in medias res, come dicevano i latini, quasi ex abrupto, se vogliamo latineggiare ancora un po’.

Mi sono domandata quanto e come ci stia la scrittura di Silvia Vecchini in questa bella, anomalissima, raccolta di fiabe e mi sono risposta che ci sta esattamente…in mezzo…tra la scrittura poetica che le è propria e il sondare territori complessi ed articolati. Non ho idea di come un autore viva un lavoro del genere ma credo che il senso di sfida non possa mancare: come fare i conti con LA tradizione letteraria orale per eccellenza e farlo in maniera originale, che aggiunge senso là dove la densità è già al massimo?

Beh, se questa era la sfida, e non  lo so se fosse questa ma per lo sarebbe stata, Silvia Vecchini e Arianna Vairo l’hanno vinta lasciandoci un libricino accurato e curato come i Topipittori sanno fare, da aprire ogni giorno un po’ a “caso” per coccolarsi con una fiaba, terribile e dolce al tempo stesso.