Oggi si cambia continente, per parlare di un tipo di fumetto incredibilmente noto, ma spesso incredibilmente frainteso: il manga.

Intanto c’è da chiarire che, per quanto possa avere sfumature di significato diverse, manga vuol dire fumetto. Tempo fa in un articolo di un quotidiano molto noto in italia, è stato tradotto in qualcosa come “immagini perverse” dando così un fantastico pretesto di critica alla cultura giapponese. Mettiamo subito in chiaro che non è così.

Ovviamente non si può negare che, essendo la cultura giapponese molto lontana dalla nostra, molte espressioni o modi di fare ci possono risultare assurdi. Però non tutto è perversione: ogni cultura ha i suoi fumetti erotici e porno, ma non è una prerogativa giapponese.

Sarà per via dei molti anime (cartoni animati) che danno in televisione, ma il manga è stata la prima forma di fumetto a cui mi sono avvicinata.

A differenza di altri paesi, in Giappone, il manga è centrale nella cultura. Nonostante fare fumetti non sia ancora  visto molto bene, il manga detta le mode in Giappone. Per questo vi possiamo individuare molte meno libertà di espressione rispetto, per esempio, al fumetto italiano.

Le categorizzazioni sono piuttosto rigide e ognuna ha una regola specifica affinchè risulti educativa nel modo giusto.

Kodomo: manga per bambini sotto gli otto anni, non hanno particolari caratterizzazioni. In generale hanno trame semplici e piuttosto ripetitive, adatte al pubblico di quella età.

Shonen: letteralmente “ragazzo”, indica un manga ideato principalmente per un pubblico maschile, spesso caratterizzato da un eroe principale e dalle sue avventure. La particolarità di questo e del successivo genere è che, siccome è mirato ad un pubblico tra gli otto e i sedici anni, deve avere un lieto fine con una morale. Oppure, in caso il protagonista muoia, deve comunque avere una morte “gloriosa”, magari per salvare l’amata o il pianeta.

Shojo: “ragazza”, mirato quindi ad un pubblico femminile tra gli otto e i sedici anni. Spesso caratterizzati da storie di quotidianità a scuola, magari con storie d’amore complicate. Un altro grande classico degli shojo però sono le supereroine, come per esempio le Sailor Moon, che hanno praticamente lanciato il genere.

Seinen: in questo caso si passa ad un manga per un pubblico più adulto. Le tematiche toccate sono più varie e soprattutto più crude se necessario. Non esiste più nessun limite di trama a questo riguardo. Spesso sono più psicologici e legati in qualche modo alle sofferenze. Anche il protagonista non ha più ancore di salvezza, nessuna morale da insegnare, nessun obbligo a sopravvivere. La rimozione di tali limitazioni, permette ovviamente di trattare tematiche anche più adulte, senza incorrere in censure.

In generale queste sono le categorizzazioni principali, ma esistono tantissime sottocategorie di genere molto più specifiche. Esistono siti di recensioni come Animeclick per esempio, dove si possono trovare dettagliatamente le caratterizzazioni dei vari manga.

I manga come arrivano a noi (cioè divisi in volumi o tankobon), non sono uguali alle prime pubblicazioni giapponesi. Infatti lì esistono delle riviste che si occupano di pubblicare diverse storie in parallelo, un capitolo alla volta. Solo una volta raggiunto un certo successo e un certo numero di capitoli verranno pubblicati nei volumi che vediamo anche nelle nostre fumetterie.

Le dinamiche di editoria nel manga sono molto rigide ed è molto difficile raggiungere il successo come mangaka e sopravvivere alla pressione delle scadenze delle pubblicazioni settimanali.

Concludo suggerendo, a chi fosse incuriosito dalla struttura e la creazione del manga, Bakuman. E’ uno shonen particolare: niente scazzottate o enormi spade, si combatte a colpi di vignette e pubblicazioni.

Graphic che?! è una rubrica (nella rubrica) che presenta in modo sintetico il fumetto e le sue tipologie. In caso vi siate persi qualcosa: ho già trattato la nascita del fumetto e il graphic novel.