Per concludere la sezione manga, ho scelto di presentare un seinen: Nido di Vespe di Kazuya Minekura (perchè Taniguchi era troppo facile e inoltre ne ho già parlato qui).

Tanto per cambiare, questo libro è una raccolta di storie brevi che erano state pubblicate in dei volumi antologici, insieme ad una breve serie poi conclusa, ma secondo me molto intensa.

I toni di questo manga si distaccano totalmente dai precedenti trattati: l’oscurità è parte di questo fumetto, ma insegna anche ad affrontarla. Spesso i personaggi di Kazuya Minekura si trovano nelle peggiori situazioni (da cui non necessariamente escono vivi), ma hanno sempre un approccio ironico e “spaccone” alla sofferenza.

Ci troviamo in un Giappone del futuro di cui viene detto molto poco, se non gli elementi necessari alla narrazione. I due protagonisti,  Kaoru Jinnai e Yamazaki Yuusuke, si occupano di recuperare cadaveri. Il loro però non è affatto un lavoro semplice, infatti il traffico di organi è incredibilmente sfruttato in quel periodo e le persone hanno la tendenza a saccheggiare i morti. Hanno il compito quindi di precipitarsi nella casa e di difenderli fino alla sepoltura.

Tutto ciò fa intuire che non mancherà un po’ di azione, ma non è quello il tema che l’autrice vuole trattare. A partire da una società in cui il rispetto per chi è morto è praticamente assente, Kazuya Minekura estrapola un’indagine su come le persone affrontano la morte.

Se avere a che fare con i trafficanti rende la vita complicata, dover sottrarre i cadaveri a parenti e amici disperati, non si rivela facile allo stesso modo. Anche chi non vedeva l’ora di liberarsi di quella persona, si rende conto di quanto non vorrebbe separarsene.

La solitudine terrorizza chiunque, ma non manca anche chi vorrebbe morire e si rivolge Karou e Yamazaki solo perchè vengono comunemente considerati “uomini della morte” . Ma loro non portano la morte, sono solo costretti a seguirla.

Spesso quindi si trovano a fare molto più del loro lavoro, quasi un supporto psicologico. Addirittura a volte non riescono a liberarsi neanche dei vivi e sono costretti a portarli in giro insieme alla bara. Chi non vuole separarsi dalla persona cara, li implora di portarlo con loro, anche se questo potrebbe costare il posto di lavoro ai protagonisti.

Il manga che presento risulta quindi all’apparenza superficiale e ironico, ma in realtà è molto più tagliente  e profondo. In una società cinica in cui chi muore diventa fonte di lucro e di commercio, l’autrice va a cercare il lato umano e straziante delle conseguenze.

All’interno di questo volume, pubblicato in italia da Rw Edizioni (nella collana dedicata al manga: Goen), si troveranno altri racconti della stessa autrice, con diverse tematiche e una rivisitazione della storia dei sette capretti.

In ogni racconto si potrà notare il timbro sarcastico e il balck humor che caratterizzano l’autrice. Per esempio”Good mourning” è una frase che ritorna spesso nel manga e gioca sulla somiglianza tra la parola inglese morning (mattina) e mourning (funerale). Già di per sè è inquietante, ma visto il contesto della storia, risulta piuttosto grottesco.

Per via delle tematiche e del fatto che sono quasi tutte storie autoconclusive questo è sicuramente il mio libro preferito di questa autrice. In realtà ho letto molti altri suoi manga e li ho apprezzati tutti, quindi consiglio a chi mangari è incuriosito dal tratto e dallo stile, ma non vuol sentir parlare di uomini che recuperano cadaveri, di leggere altre sue opere.

Graphic che?! è una rubrica (nella rubrica) che presenta in modo sintetico il fumetto e le sue tipologie. In caso vi siate persi qualcosa: ho già trattato la nascita del fumetto, il graphic novel e il manga.