Per “consigli di lettura” nel settore del manga, propongo uno shonen da manuale: Soul Eater. Non è certo il più noto, ma tra tutti quelli che ho letto, è sicuramente il mio preferito.

Fortunatamente, al contrario di altri estremamente prolissi, questo manga è concluso e dura solo 25 volumetti.

La storia è ambientata in una scuola in cui si impara ad usare delle armi molto particolari. La società è divisa tra “artigiani” e “armi”: rispettivamente i combattenti e quelli che si trasformano in armi. Un artigiano non può usare un’arma qualunque, è necessario avere una particolare sintonia con la persona che si usa.

L’obbiettivo di queste coppie (o terzetti) è quello di apprendere l’arte del combattimento e migliorare la sintonia con il proprio partner, in modo da apprendere nuove e più potenti tecniche di combattimento magiche. E fin qui tutto bene.

La scuola è governata da un simpatico (e un po’ ridicolo) Shinigami (dio della morte) che ha fondato questa scuola per impedire che i giovani studenti cadessero nel vortice della Follia.

Il titolo tradotto in italiano è “mangiatore di anime” questo perché la più grande aspirazione di un artigiano è riuscire ad eliminare 100 streghe e farne inglobare l’anima dalla propria arma. Raggiunta l’obbiettivo, questa diventerà una delle armi a servizio di shinigami, che è una delle massime onorificienze.

Tutto ciò è valido solo per le anime delle streghe, eliminare una qualunque altra persona è un gravissimo reato. Purtroppo però, assorbire l’anima di un essere umano dà un potere incredibile, superiore anche a quello di Shinigami e delle sue armi.

Si presenta quindi una sorta di lato oscuro, chiamato follia. Le possibilità che fornisce sono illimitate e rendono senza scrupoli e assetato di potere chi ne subisce l’influenza.

Ed è contro la piaga della follia che i sette ragazzi protagonisti si troveranno a combattere.

Questa gran trama è tutta tinta delle atmosfere comiche (e un po’ deliranti) dell’autore Atsushi Ohkubo, che non manca di farcire le scene di ironia e personaggi assurdi. Nonostante questo però nessuno è creato con superficialità e ognuno dei protagonisti ha un suo percorso di crescita personale e nel gruppo.

Di pari passo con l’evoluzione del fumetto si può osservare l’evoluzione della tecnica del disegno dell’autore. Nei primi volumi lo stile è ancora un po’ grezzo, si occupa più di soddisfare il pubblico maschile, che di dare delle illustrazioni spettacolari.

Tra il terzo e il quarto volume però avviene la rivoluzione e da lì in poi lo sviluppo delle illustrazioni non fa che migliorare. Penso per esempio al volume 14 che è uno dei miei preferiti, in cui per rappresentare un combattimento, si sposta dall’uso del classico pennino e utilizza un pennello per rappresentare la dinamicità dei movimenti e le ferite.

Ma un momento che non può mancare tra una lettura e l’altra, sono le poche tavole che si trovano alla fine di ogni tankobon, dal titolo “da Atsushi” in cui l’autore narra le disavventure nonsense di un proprietario di un locale e i suoi assurdi assistenti.

Non posso non consigliare questo manga che è un mix incredibile di assurdità, avventure e super combattimenti con armi fantastiche. Non si riesce a smettere di leggerlo fin che non si arriva alla fine!

Graphic che?! è una rubrica (nella rubrica) che presenta in modo sintetico il fumetto e le sue tipologie. In caso vi siate persi qualcosa: ho già trattato la nascita del fumetto, il graphic novel e il manga.