Il punto non è che cosa uno ha, ma cosa sa vedere in ciò che ha.

C’è chi vede ciò che c’è e crede di vedere LA realtà

E c’è chi vede oltre e si prova a vedere anche ciò che apparentemente non c’è: una realtà diversa o una storia diversa.

Solitamente chi ha questa capacità, che a me pare nè più nè meno un potere magico, è un poeta.

Poeta in senso stretto, che verseggia e versifica.

Poeta in senso improprio che elabora e narra per immagini ciò che ad altri è precluso ad un primo sguardo.

Massimiliano Tappari è così, sa portarci a vedere quello che solo lui riesce a vedere, lo fa, ad esempio in Coffee break, edito da Corraini, in cui un protagonista in prima persona non meglio identificato racconta in prima persona la sua prigionia e la sua fuga da una fessura di una porta blindata verso la libertà, la pioggia, la natura, l’incontro per la pausa caffè con Batman.

Un albo che dura il tempo di una pausa caffè, che tematizza la pausa caffè e che del caffè narra la storia. Già, mi sono fatta persuasa che il narratore in prima persona sia proprio lui, il liquidi caldo che commuove il boia dalla lacrima facile e finalmente esce a riveder non le stelle ma gli uccelli, i pesci, la pioggia….giusto il tempo di un caffè.

L’albo quadrato ha la storia in italiano e in inglese ed è una vera chicca in scala di grigi in cui l’ultima pagina rappresenta l’ultimo colpo di scena metanarrativo e chiude lo scatto ironico del racconto con l’elenco degli interpreti e dei personaggi.

Manca solo lui, il fuggitivo, la conditio sine qua non.

Scommetto che da oggi guarderete la vostra caffettiera con altri occhi.

Sarebbe bello imparare poco per volta e vedere tutto ciò che ci circonda nella quotidianità con altri occhi, immaginando narrazioni ed avventure… ma a questo ci penseremo il 15 aprile quando proprio Massimiliano Tappari cin accompagnerà in un viaggio nell’osservazione e nell’interpretazione di ciò che c’è che non sempre è esattamente ciò che è.