Il fumetto di cui parlerò oggi è Arkham Asylum di Grant Morrison e Dave McKean.
Per chi ha letto un qualunque albo di Batman il nome di Arkham non può far che rabbrividire. E’ il manicomio criminale di Gotham City, città nota per i suoi malviventi psicopatici e privi di alcun limite.

Morrison in questo caso costringe Batman ad entrare in questa struttura, poichè Joker ne ha preso il possesso, liberando tutti.

Non è però di una semplice avventura che tratta quest’opera, ma di un vero e proprio viaggio nella mente di chi ad Arkham ci è vissuto e di chi arriva a così poco da rischiare di finirci dentro. Non è per nulla simile ai fumetti più “classici” con qualche scazzottata e via: la paura e la follia sono protagoniste. Un’accoppiata di autori incredibile che crea un opera ai limiti dell’horror in cui si ha paura di voltare pagina.

Il personaggio di Batman è in questo caso costruito in modo un po’ diverso dal Batman classico, più rigido e violento, probabilmente mosso dalla paura della missione che sta andando a compiere. Risulta quasi fastidioso in un certo modo.

Se da un lato la chiave di narrazione di Morrison è molto più forte e cruenta rispetto al solito, dall’altro quest’ambientazione permette in realtà di trovare tutti i nemici storici del Cavaliere Oscuro. Primo fra tutti il Joker, che ha architettato tutta questa messinscena, ma anche Killer Crok o il Cappelaio Matto.

In parallelo con la storia, vi sono numerosi flashback legati alle origini del manicomio. Niente di tranquillo anche in questo caso.
Amadeus Arkham decide di diventare psichiatra a causa di una grave malattia della madre, ma l’ossessione di salvarla, lo porterà a perdere a sua volta la testa.

Ma un appunto speciale va fatto ai disegni. Mi trovo a parlare di uno dei miei illustratori preferiti in assoluto. McKean utilizza differenti tecniche per dal collage passando per la fotografia e l’utilizzo del computer, per portare un fumetto che diventa incredibilmente concreto.

Si ha paura quasi di toccare la pagina a causa del chiodo arrugginito che sembra sporgervi, come vi fosse incastrato. Si è tentati di scostare quel grosso insetto che sembra fermo sulla pagina. Si sente fisicamente il dolore della lama che affonda la carne. Credo di aver reso il concetto.

Un fumetto che rende reale e vivo tutto quello che rappresenta, ma in essendo estremamente astratto. Difficilmente dalle tavole sarà possibile evincere ogni dettaglio della scena perchè ogni immagine è deformata, graffiata o sovrapposta ad un altra. non è tanto il soggetto in sè ad interessare all’autore, quanto il concetto. L’immagine è disordinata come la follia del Joker e soffre come Batman in questo labirinto di pazzia.

Ci troviamo quindi a leggere un capolavoro con un carattere onirico, anzi più di un incubo. Niente di quello che vediamo è definito, ma non fa altro che spaventare di più. Anche l’uomo più forte e coraggioso, che ha affrontato la paura in tutte le sue forme, si trova ad essere piegato dalla follia, la sregolatezza e la grottesca imprevedibilità di questi esseri, che ormai hanno ben poco di umano.

La deformità dell’immagine tocca anche la caratterizzazione dei detenuti infatti. Anche se riconoscibili, sembrano portati all’estremo, come se, invece di disegnare delle persone, gli autori avessero deciso di rappresentare il loro lato peggiore quasi con una tecnica astratta.

Mi rendo conto che forse questa non è una lettura per stomaci deboli, ma cercate di dargli comunque una chance perchè merita davvero molto. Anche in questo caso consiglio la lettura in un formato grande per valorizzare le illustrazioni. Anche se, tavole più grandi equivale a più ansia.

Graphic che?! è una rubrica (nella rubrica) che presenta in modo sintetico il fumetto e le sue tipologie. In caso vi siate persi qualcosa: ho già trattato la nascita del fumetto, il graphic novel, il manga e i supereroi.