Di nuovo Batman? Sì, sì, lo ammetto, sono un po’ di parte, ma non so che farci.

Il fumetto che presento oggi è stato scritto da Alan Moore e illustrato da Brian Bolland, The Killing Joke, letteralmente: la barzelletta che uccide. Risate così macabre non possono che essere portate dal comico macabro per eccellenza: Joker.

Anche quest’opera è piuttosto particolare ed estraniata dal resto della saga, ma non per questo meno significativa.

Si presentano due storie in parallelo. Da un lato il presente, in cui Batman si trova a dover affrontare Joker che per l’ennesima volta è riuscito a scappare da Arkham. Dall’altra invece Moore riprende le origini di questo personaggio macabro, portando un confronto con il suo lato umano.

Joker infatti non è sempre stato un pazzo con la volontà di uccidere tutti e portare caos, ha addirittura avuto una famiglia. L’elemento comune alla celebre nemesi del cavaliere oscuro è la voglia di far ridere. Infatti prima di perdere il senno, voleva già essere un comico, anche se del tutto innocuo in questo caso.

In parallelo c’è un confronto indiretto con Batman. Joker spesso cerca di colpirlo in tutti i suoi punti deboli: in questo caso le vittime sono due e molto vicine al pipistrello.

Non mancano elementi classici del personaggio, come le torture psicologiche alle sue vittime o la scelta di lochescion come un parco divertimenti abbandonato. La teatralità non manca mai a caratterizzarlo, anche se portata all’estremo e resa incredibilmente macabra e grottesca.

Non è tanto la trama a colpire il lettore, quanto le atmosfere. Niente di nuovo sotto il sole: Joker scappa, Batman lo insegue. Il focus va quindi sulle scelte narrative e registiche della storia e sull’alternanza con i flashback.  Si viene travolti in un vortice di follia, colori e immagini.

[INIZIO SPOILER]

Ciò che colpisce di più in quest’opera è sicuramente il finale, che viene lasciato aperto e vago.

Batman cattura Joker ma gli offre una possibilità di aiuto, per recuperarlo una volta per tutte.
Joker rifiuta: per lui ormai è tardi.

Nella tavola Finale si presentano quindi nove vignette tutte della stessa dimsnsione che mostrano Joker raccontare una barzelletta non particolarmente esilarante. Nonostante questo, i due scoppiano a ridere fragorosamente, tanto che le scritte che rappresentano lo risata, quasi sono più grandi di quelle delle sirene della polizia in arrivo.

Non ci è dato sapere cosa succeda in seguito, anche se è facilmente prevedibile. Ciò che spaventa è questo istante in cui i due sono vicini, ma per un unica volta, nessuno dei due vole danneggiare l’altro. Una risata in cui sono rappresentati quasi come vecchi amici che non si vedono da molto e ricordano i vecchi tempi.

Il tutto risulta incredibilmente raccapricciante, pensando a come Joker ha trattato Barbara e Jim in precedenza.

[FINE SPOILER]

Ho apprezzato molto anche il tratto del disegnatore e il modo di rappresentare Joker. Il suo volto diventa quasi una maschera di gomma: ogni tratto è estremizzato, caricaturiale.

Decisamente un fumetto che va letto sia se piace il genere, sia che non lo si conosca. Non è scritto con la pretesa che il lettore conosca perfettamente ogni perosnaggio, anche se chiaramente alcuni elementi risultano più chiari a chi legge di fequente Batman.

Ci sono questi due tizi in un manicomio e una notte, una notte decidono che sono stanchi di vivere in un manicomio. Decidono che cercheranno di fuggire! Così, salgono sul tetto e, dall’altra parte, vedono i palazzi della città distendersi alla luce della luna, verso la libertà. Il primo salta sul tetto vicino senza alcun problema. Ma il suo amico, il suo amico non osa compiere il balzo. Perché, perché ha paura di cadere. Allora il primo ha un’idea e dice “Ehi! Ho preso la torcia elettrica con me! Illuminerò lo spazio tra i due edifici. Così mi raggiungerai camminando sul raggio di luce!”. M-ma il secondo scuote la testa. E d-dice, dice “Co-cosa credi!? Che sia pazzo? Quando sarò a metà strada la spegnerai!

Graphic che?! è una rubrica (nella rubrica) che presenta in modo sintetico il fumetto e le sue tipologie. In caso vi siate persi qualcosa: ho già trattato la nascita del fumetto, il graphic novel, il manga e i supereroi.