Sabato scorso il nostro gruppo di lettura, giunto alla fine del suo quarto anno, ha scelto un tema topico su cui lavorare:

Il CIBO

Lì per lì devo ammettere che non ho dato al tema il peso che ha. Ho iniziato a pensare ad albi illustrati in cui compaia del cibo e nulla più.

Poi però mi sono resa conto, cercando ed ascoltando, che la parte più intrigante e davvero significativa del tema non era il cibo quanto il senso dell’azione del mangiare.

Chi mangia chi più che chi mangia cosa!

Chi mangia chi, se non ricordo male, è il titolo di un libro sulla catena alimentare ed in effetti, se vogliamo giocare a questo gioco, possiamo dire che anche nelle storie per bambini possiamo incontrare una sorta di catena alimentare, molto breve: cosa mangiano i bambini (o i protagonisti) e chi invece mangia loro.

La fagocitazione è atto per eccellenza della narrazione fiabesca, quella che più di ogni altra probabilmente, più ancora dell’abbandono, lavora su paure incosciente e intrinseche e ancestrali. Orchi streghe e lupi (o altri animali feroci) la fanno da padroni in questo campo,ovviamente, in loro possono essere trasferite tutte le paure più nere che riguardano i genitori e gli adulti accudienti. Ma anche se vogliamo uscire dalle fiabe la mente non può che andare al conte Ugolino passato alla storia per infamantissima calunnia di aver mangiato i suoi propri figli per la sua stessa sopravvivenza (per altro la Storia pare aver assolto del tutto il povero Ugolino) ma ormai un posto all’inferno non glielo toglie nessuno!

Oggi, nell’epoca del postmoderno in cui tutto viene rielaborato e rivissuto, talvolta rigurgitato in pessi faorma, tanto per restare nella metafora del cibo, ma tal’altra metabolizzato con ironia e sagacia, possiamo trovarci davanti ad un riutilizzo del tema dell’introiezione per fagocitazione davvero interessante quando non esilarante.

Se gli orchi mangiano i bambini, ad esempio, due cose mi vengono immediatamente in mente, decisamente diverse tra loro ma afferenti allo stesso riuso e rielaborazione del topos: innanzitutto il bambino e l’orco di Dentro me (Alez Cousseau e Kitty Crowther, Topipittori) in cui il bambino non riuscendo a mangiare l’orco che gli somiglia decide di farsi mangiare da lui per andare a scoprire il segreto del suo mondo interiore.

Di tutt’altro tenore ma siamo sempre nel mondo degli orchi che mangiano i bambini, l’esilarante L’orco che mangiava i bambini di Fausto Gilberti, Corraini.

Se invece vogliamo stare nell’ambito delle streghe allora, decidento programmaticamente e consapevolmente di trascusare le fiabe, allora non possiamo non ricordare Pizzicamì e Pizzicamè e la strega geniale racconto di Bichonnier e Pef (einaudi ragazzi, ora in Storie per ridere degli stessi autori).

Le streghe di Roal Dahl dove le mettiamo?

Ma restiamo negli albi che già ci aiutano a confinare un po’ l’universo fagocitante dei libri per bambini…

Restiamo nell’ambito del mangiare bambini e non possiamo non giocare con Mangerei volentieri un bambino di Donnio e de Manfried (Babalibri) o il geniale Un lupetto ben educato.

Se ci piacciono le storie che non sempre finiscono bene, in cui qualcuno viene inevitabilmente mangiato per la serie “è la vita, bellezza” ma non vogliamo esplicitare questa paura di mangiare i bambini allora possiamo tranquillamente andare sugli albi di Minibombo che si sta specializzando in questo senso :), penso ad esempio ad Affamato come un lupo o a Apri la gabbia entrambi di Silvia Borando. Oppure andiamo sul mio adorato Jon Klassen che ormai è diventato un omocida seriale con i suoi Questo non è il mio cappello Voglio il mio cappello e l’ultimo (scritto a due mani) The wolf the duck and the mouse .

Tra le nostre letture del gruppo tuttavia quelle legate a dei veri cibi, non callibalici, hanno prevalso e ci siamo divertite a leggere albi classici e geniali come Zuppa di sasso o il divertente Lo scoiattolo e la luna o ancora La carota gigante e diversi altri che vedete qui sul tavolo della biblioteca dove teniamo il gruppo di lettura. Abbiamo anche letto Seuss e ragionato sulla raccolta di favole italiane sul cibo riscritte da Luigi Dal Cin e edite da Panini per la mostra da Sarmede qualche anno fa La fiaba è servita.

Come si può intendere di narrazioni ce ne sono moltissime, chissà se sono uscita fuori tema pensando alla fagocitazione di creature viventi, bambini in primis, come cibo soggetto di narrazione….non credo, tuttavia il topos è intenso e perturbante e trovare un modo leggero e laterale per farci i conti potrebbe essere cosa sensata.

Chiude segnalando un saggio di Giusi Quarenghi bellissimo, dedicato all’infanzia fagocitata dagli adulti, intitolato Non abbiamo mai spesso di mangiare i bambini che pare l’ultimo numero della rivista Hameli intitolato “Incompreso”.