Giovedì scorso si è chiuso il progetto di letture dedicate a Mediterraneo migrante sostenuto dalla cooperativa Synergasia in 30 classi del veneziano.

Poco più di un mese

30 classi dalla scuola dell’infanzia alla secondaria di primo grado

oltre 600 tra bambini e ragazzi

questi i numeri del progetto.

Ho voluto dedicarmi qualche tempo per riflettere su questa esperienza e quindi eccomi qui, a raccontarvi come sono andate le letture e come ho voluto impostare gli incontri.

In ogni classe ho letto per un’ora alternando poesie di Di qua e di là del mare e albi illustrati. In ogni classe abbiamo aperto l’incontro dicendo il nostro nome e la lingua parlata in famiglia, poi abbiamo ininziato le letture con la lettere L di Lingua della filastrocca di Carlo Marconi per Di qua e di là del mare e poi ho seguito per ogni gruppo di bambini e ragazzi percorsi di lettura e collegamenti tra i vari albi del tutto diversi.

Dove siamo arrivati a narrare storie di punti di vista abbiamo poi letto la filastrocca della R di Rispetto, dove abbiamo chiamato in causa gli eroi siamo andati alla E di Eroi, quando abbiamo giocato sulle case dei bambini abbiamo accostato a Le case degli altri bambini di Luca Tortolini e Claudia Palmarucci (Orecchio acerbo) la filastrocca H e così via fino a concludere, con tutti, con la U di Uguale. Nelle scuole secondarie di primo grado, invece, abbiamo lavotaro sull’opera di Armin Greder e sui suoi L’isola, Gli stranieri e Mediterraneo.

Ad eccezione di questi ultimi tre titoli di Greder ho scelto programmaticamente di non leggere libri che affrontassero il tema della migrazione in maniera diretta perché sono convinta che l’approccio tematico non sia sempre il migliore, anzi. Ho avuto l’opportunità e la fortuna di incontrare questi bambini e ragazzi per pochissimo tempo e ho preferito portare loro letture di qualità superiore e avere l’opportunità di ragionare con un respiro più ampio sull’umanità, sulle idee condivise e sulla differenza del punto di vista, bagaglio collettivo e universale, invece che limitare l’impatto al tema “migranti”.

Ma come hanno reagito bambini e ragazzi, ovvero i lettori (ascoltatori) delle storie?

Il dato che più salta all’occhio pensando a tutti i bambini e le bambine di ogni tipo di nazionalità incontrati è che nessuno, e dico nessuno, è rimasto indifferente alle storie. Anche là dove c’era un po’ più di confusione al momento della lettura la risposta silenziosa arriva immancabile.

E questo non solo è molto bello ma anche dimostra, se ce ne fosse bisogno, che le buone storie ce la fanno sempre, che anche i non lettori quando si raccontano loro le storie “arrivano” e che non serve “animale le letture, fare i fuochi d’artificio o recitare (tutte cose che vanno benissimo in altri contesti specifici), quando si legge un buon albo basta leggere bene e lasciare che testo e immagini facciano il loro mestiere, da sole.

Diverso invece quello che posso dire rispetto all’interazione con i bambini tra una storia e l’altra. Ho notato, come spesso mi era già capitato ma qui il “campione” numerico era abbastanza significativo, che la grande maggior parte dei bambini, di tutte le età, non ha alcuna abitudine ad esprimere un proprio pensiero liberamente. Quando gli si chiede un parere personale o non si bloccano oppure vengono fuori idee stereotipate. Tendenzialmente quello che cercano sono storie che si rincorrono e a me piace dargliele, ma mi fa specie che ci sia una tale difficoltà a individuare e esprimere un proprio personale pensiero.

In questo, devo dire, inevitabilmente, si vede la differenza tra le classi, proprio a gruppi classe, in base alle insegnanti. Là dove c’è un’abitudine al confronto e alla narrazione la differenza salta all’occhio e non riguarda la capacità di ascolto delle storie, né il piacere di seguirle, bensì la capacità di concentrazione e di sintesi del pensiero che sono facoltà che si sviluppano con il dialogo e i confronto.

Sono stata in classi con una maggioranza schiacciante di bambini stranieri, più del 90% dei quali nati in Italia ma da persone di altri Paesi, ne ricordo una in particolare, di una scuola primaria, perché dei 18 bambini della classe 1 solo bambino era italiano e parlava italiano a casa, abbiamo contato, in questa classe, ben 11 lingue diverse.

Devi dire che è stata una delle classi con cui abbiamo lavorato meglio.

Quanto alle insegnanti devo dire che in molti casi, come spesso accade, non si erano molto preoccupate di cosa facessimo e del perché, hanno preso questa attività come un’ora regalata, tuttavia nella grande maggioranza dei casi si sono interessate alle letture e mi hanno chiesto la bibliografia e a me è toccato, ancora una volta constatare la poca dimestichezza che il corpo docente, delle primarie e secondarie soprattutto, ha degli albi illustrati. A parte un paio di casi nessuna di queste insegnanti aveva mai visto nessuno dei libri che avevo portato, e questo può starci visto che si trattava di una selezione estremamente personale, ma non è abituata a leggere albi in classe. Là dove si legge in classe, quelle poche volte che lo si fa, si legge narrativa seduti sui banchi, che va benissimo ma magari lasciare qualche semino su possibilità diverse può avere un senso.

Qual è l’impressione complessiva di questo lavoro svolto?

Io ne sono stata felice e onorata dell’attenzione che i bambini e bambine e ragazzi e ragazze hanno rivolto alle scuole, sono stata grata dell’opportunità offertami da Synergasia e dalla possibilità di incontrare tante situazioni nuove e diverse. Non poche volte mi sono chiesta se e quanto senso potesse avere leggere un’ora così, con bambini che probabilmente non vedranno altri libri… Mi sono risposta che un seme è un seme e che le storie camminano e risalgono inaspettatamente la corrente meglio dei salmoni… per la serie fioriscono le teste che si coltivano io non posso coltivarne molte di testoline, direttamente, ma se qualche minuto mi viene dato di sicuro  il mio semino me lo gioco!