Approfitto del fatto che sto presentando il fumetto in Italia questo mese, per parlare di una recente pubblicazione Rizzoli Lizard: Jonas Fink di Vittorio Giardino.

Una scelta di lettura poco autonoma questa, dovuta allo spam su Facebook da parte della casa editrice e di diversi blog, ma soprattutto del mio ragazzo! Per giorni mi sono sentita dire “E’ bellissimo, vuoi che te lo presti?”, “Perchè ancora non hai letto Jonas Fink?” e via dicendo. Alla fine mi sono arresa, fortunatamente, aggiungerei.

Ero a conoscenza delle tematiche politiche del fumetto e quindi avevo paura fosse una di quelle letture, magari molto belle, ma un po’ pesanti. Mi sono trovata invece a non riuscire ad abbandonare il libro, neanche uscendo di casa: nonostante la mole, l’ho portato in università per sfruttare viaggi in treno e tempi morti per la lettura!

Mi chiedo se Vittorio Giardino si aspettasse, quando ha iniziato, di creare una tale opera. Non è solo la mole del libro a stupire, quanto la lunghezza della lavorazione e le ricerche volte a renderlo più realistico possibile.

L’autore stesso decide di scrivere un’introduzione alla storia che permetta di comprendere almeno un parte il contesto culturale e politico in cui si inserisce la via di Jonas Fink. Si capisce allora che la loro è una storia diversa ma parallela: per entrambi Praga è una città importante tanti da volerne raccontare la storia.

Come spesso accade, questa storia nasce dalla volontà di rendere nota una realtà che si sta perdendo e che invece non si dovrebbe dimenticare. Per questo alla base di questo fumetto c’è una forte ricerca storica dettagliata. La storia personale di Fink si intreccia spesso con la vita politica della sua città. Tutto ciò permette molti spunti per presentare la situazione a Praga in quegli anni, ma anche di dare un quadro di come fosse vissuta da chi l’ha abitata.

Non è di un racconto di grandi eroi o patrioti che sto parlando infatti. Ma di una lotta quotidiana per riuscire a permettersi una vita dignitosa in una città che vuole togliertela. Per quanto la posizione dell’autore sia chiara, non vi è intenzione di “salvare” con la sua storia, ma piuttosto di raccontare le difficoltà e la miseria che hanno mosso le azioni del protagonista.

Nato ebreo in un contesto che ancora non accettava gli ebrei, Jonas Fink vive molto da vicino la “normalizzazione” del comunismo ed è costretto ad adattare la sua vita ad essa, a resisterle, a modo suo. La sua è una vita di incontri importanti e di dolorose separazioni.

Affascinante è l’evoluzione di questa raccolta, che si conclude solo ora con il terzo volume, ma che è iniziata più di 20 anni fa. L’autore stesso nell’introduzione commenta affermazioni scritte da sé stesso decenni prima: un’illusione per un mondo migliore che poi di disperde in un commento finale mosso da maggior razionalità.

La lunghezza delle tempistiche dell’opera è dovuta anche ad un’intenso lavoro di ricerca artistica. Alla fine dell’edizione Rizzoli Lizard infatti, possiamo trovare un’appendice dedicata proprio alle foto che hanno ispirato gli scenari più importanti della vita di Jonas. Personalmente mi hanno fatto quasi impressione: rendono un personaggio di fantasia così reale.

Un romanzo di formazione che ha visto crescere e cambiare insieme autore e protagonista, che finalmente riesce a trovare un finale

Graphic che?! è una rubrica (nella rubrica) che presenta in modo sintetico il fumetto e le sue tipologie. In caso vi siate persi qualcosa: ho già trattato la nascita del fumetto, il graphic novel, il manga, i supereroi e il fumetto in Italia.